politica

'Basta annunci: l’ospedale torni pienamente funzionante'

 

I consiglieri Piccioni, Loretoni e Cintioli spingono verso la riattivazione di tutti i servizi. 'Nulla è stato fatto finora, fin qui solo parole fumose'

 

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dei consiglieri di "Insieme per Spoleto" Paolo Piccioni, Donatella Loretoni e Giancarlo Cintioli sulla recente approvazione del Pd regionale del documento sull'assetto della sanità in Umbria:

Il Partito Democratico dell’Umbria ha approvato un documento sulla sanità che contiene prospettive condivisibili: il rafforzamento del territorio, la presa in carico del cittadino, l’equità territoriale, l’ investimento nel personale e la necessità di un Servizio Sanitario Nazionale finanziato adeguatamente, con l’obiettivo di arrivare almeno al 7% del PIL. Condividiamo pienamente questa impostazione generale e l’idea che la sanità umbra debba uscire dalla logica dell’emergenza permanente per tornare a programmare, con qualità, prossimità e diritto alla salute al centro.

Tuttavia, proprio perché il documento regionale pone con forza il principio che 'rafforzare il territorio non significa indebolire gli ospedali', non possiamo non rilevare con preoccupazione ciò che esso tace — o lascia indefinito — rispetto all’ospedale San Matteo degli Infermi di Spoleto. Un documento che parla di rete ospedaliera, equità territoriale e continuità delle cure non può restare sul generico quando una struttura come quella spoletina si trova, nei fatti, in condizioni tali da rischiare la chiusura o un declassamento che ne svuoterebbe la funzione ospedaliera. Le ipotesi emerse nel dibattito sul nuovo Piano Sanitario Regionale — uscita di Spoleto dalla rete dell’ emergenza-urgenza e dal punto materno-infantile, con riduzione a funzioni ambulatoriali o di supporto — rappresentano una prospettiva inaccettabile per la città, la Valnerina e lintero cratere sismico.

Riconosciamo come positivo il superamento, almeno di fatto, del progetto del cosiddetto “terzo polo” nella sua impostazione originaria: un modello che concentrava l’urgenza in una sede e relegava l’altra a funzioni residuali non ha mai potuto essere considerato una vera integrazione tra Foligno e Spoleto. Esso rischiava di trasformare un presidio ospedaliero in una struttura di secondo rango, penalizzando i cittadini e indebolendo l’intera rete sanitaria centro-umbra. Ma abbandonare un modello sbagliato non è sufficiente. Occorre ora dire con chiarezza cosa si intende costruire al suo posto. La parola 'rete', da sola, non garantisce nulla: una rete senza reparti attivi, senza primari, senza guardie, senza chirurgia, medicina, traumatologia, cardiologia, anestesia e rianimazione, senza Punto Nascita e Pediatria, è una rete solo sulla carta.

E’ del tutto evidente che non possiamo accontentarci degli annunci e delle promesse, anche in considerazione del fatto che, ad oggi, nulla è stato fatto per restituire agli spoletini il loro Ospedale dell’Emergenza Urgenza. Tutt’altro: sono stati tolti posti letto, sono stati cancellati interi Reparti, gli organici, ridotti anche per il trasferimento di unità in altre sedi ospedaliere, non sono stati ricostituiti. Questi fatti, evidentemente sottovalutati da altri, ma non certamente dai cittadini di Spoleto, ci inducono a delle richieste ferme e non ambigue, e che abbiano, di conseguenza, un preciso crono programma.

Esse sono: la riapertura dei Reparti e dei Servizi attivi presso il nostro Presidio prima dell’ottobre 2020, a partire dall’Area Materno Infantile (Ostetricia con Punto Nascita e Pediatria) con , a seguire, il mantenimento dell’autonomia funzionale e gestionale ( con attribuzione di specifiche risorse di personale sia medico che di comparto) delle Strutture caratterizzanti un DEA (Pronto Soccorso, Cardiologia UTIC, Anestesia e Rianimazione, Medicina, Chirurgia, Ginecologia, Ortopedia Traumatologia, Radiologia, Laboratorio Analisi e Centro Trasfusionale, Oncologia, Oculistica). Solo in tal modo, infatti, Spoleto, concretamente e non solo con fumose parole, potrà essere inserito nella rete ospedaliera dell’emergenza urgenza, svolgendovi il ruolo di un effettivo Ospedale Dea ed arrivando anche a promuovere , ed a facilitare, quei processi di integrazione assistenziale da tutti auspicati, ma che, ad oggi, hanno solo visto lo svuotamento del SanMatteo e le 'migrazioni' dei nostri (solo nostri) concittadini .

Il documento del PD umbro afferma giustamente che la distanza geografica non può diventare distanza dal diritto alla salute. Ma questa affermazione trova una verifica immediata proprio a Spoleto: se l’ospedale viene svuotato, i cittadini saranno costretti a spostamenti più lunghi, le urgenze rischieranno di gravare ulteriormente su Perugia e Terni, e le fasce più fragili della popolazione pagheranno il prezzo più alto. Il documento regionale, inoltre, insiste sulla necessità di una governance pubblica, misurabile e verificabile dai cittadini. Bene. Ma allora anche le scelte sull’ospedale di Spoleto devono essere esplicite, pubbliche e assunte con responsabilità politica. Non si può difendere in astratto la rete ospedaliera umbra e, al tempo stesso, lasciare aperta — o peggio implicita — l’ipotesi della chiusura di uno dei suoi presidi fondamentali.

Il PD di Spoleto ha più volte ribadito l’impegno assunto con la città: la piena riapertura di tutti i reparti e servizi, dopo chiusure determinate dalla precedente giunta regionale. Quell’impegno non è un dettaglio propagandistico: è un dovere politico. Chi può e chi deve dare risposte su questo tema — la Regione, la maggioranza, il Partito Democratico nelle sue articolazioni territoriali e regionali — deve ora prendersi le proprie responsabilità, oltre agli onori. Nonbastano documenti condivisi sulle grandi linee: serve una scelta netta, scritta e vincolante, che garantisca che l’ospedale di Spoleto torni pienamente funzionante. Non bastano le formule per difendere la sanità pubblica e l'ospedale di Spoleto: servono reparti aperti, medici e infermieri stabili, primariati creati, servizi garantiti h24 e istituzioni che mantengano le promesse fatte ai cittadini.



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