La Scienza in Tasca
Starship entra in orbita e fa la storia
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Starship entra in orbita e fa la storia
Starship, il primo razzo progettato per essere interamente riutilizzabile, è entrato in orbita rilasciando 26 satelliti Starlink V3 operativi e cambiando scala ai piani di SpaceX
Il 28 settembre 2026, intorno alle 14:48 ora italiana, nel Texas meridionale è avvenuto il decollo della nave spaziale Starship, con l’obiettivo di inserirsi nell’orbita terrestre. Per restare in orbita non basta superare idealmente la “linea dello spazio”, ma occorre raggiungere una velocità di circa 28.000 chilometri orari, tale da continuare a cadere verso la Terra senza però incontrarne la superficie. Non aveva astronauti a bordo: il carico era costituito dai 26 satelliti di nuova generazione della costellazione per connettività Internet Starlink.
Il test non è andato senza problemi - un motore si è spento anzitempo e la missione è stata accorciata -, ma il risultato centrale resta: SpaceX ha dimostrato che il più grande veicolo spaziale mai costruito può portare un carico reale in orbita, e questo è un passaggio che potrebbe cambiare il modo in cui l’uomo raggiunge lo spazio.
Starship è composta da due stadi: il gigantesco booster Super Heavy e la nave Starship, destinata a proseguire il volo verso l’orbita. È stata progettata per il lancio di satelliti, per trasportare grandi quantità di merci e, in prospettiva, persone. La differenza rispetto ai razzi attuali sta soprattutto nella scala: i lanciatori oggi in servizio portano in orbita carichi di alcune decine di tonnellate, mentre Starship è progettata per arrivare a circa 100 tonnellate o più, con l’obiettivo di farlo ripetutamente. Significa poter inviare nello spazio satelliti più grandi, moduli per stazioni orbitali, telescopi difficili da far entrare nelle carenature convenzionali e grandi quantità di equipaggiamento per future missioni lunari. Il rilascio dei 26 Starlink V3 costituisce quindi la prima verifica in condizioni reali della funzione da cargo spaziale ad altissima capacità.
Starship dovrebbe essere interamente riutilizzabile: sia il booster Super Heavy sia la nave orbitale dovrebbero tornare sulla Terra in modo controllato e decollare di nuovo in missioni successive. Se questa promessa verrà mantenuta, avrà un forte impatto sull’economia spaziale: un sistema capace di volare spesso e di riutilizzare quasi tutto potrebbe rendere più economico inviare grandi masse in orbita proprio come accaduto con Falcon 9, il razzo parzialmente riutilizzabile di SpaceX, che è divenuto in uno dei mezzi più utilizzati al mondo. Il volo del 28 settembre non ha ancora chiuso questa sfida, ma l’ha resa molto più concreta.
In immagine: il lancio di un razzo.
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