cronaca

'Io, senza tetto a 52 anni, sto pensando di farla finita'

 

Il drammatico racconto del signor G, spoletino senza fissa dimora, affetto da una grave malattia e senza prospettive per il futuro. Lo stato sociale deve intervenire

 

Una storia di disagio personale e di gravi patologie: dalla vita di coppia fino all’addiaccio su di una panchina, mentre i pensieri di morte incombono con sempre crescente insistenza. E’ la storia di G, 52enne senzatetto spoletino affetto da una grave malattia e che ha da poco subito un infarto.

Ospitato, grazie ad alcuni privati e alla Caritas, da varie strutture per brevi periodi di tempo, da un paio di giorni G si trova di nuovo senza un letto in cui dormire: ha mollato la terapia e la voglia di lasciarsi andare è tanta.

Dove hai alloggiato nell’ultimo periodo? “In un hotel della periferia di Spoleto, grazie all’aiuto di un amico e all’interessamento della presidente della Caritas, Vincenza Campagnani. Poi ieri (primo ottobre, ndr) ho dovuto riprendere i miei fagotti e la mia cartella clinica e tornarmene al bar dove ero stato trovato da un amico, lo scorso agosto”.

Come ti sei ritrovato in questa situazione di indigenza totale? “Qualche mese fa mi sono separato dalla mia ex, che mi ha mandato via da casa. Così mi sono ritrovato per strada, finché non ho trovato un bar aperto 24 ore al giorno. Lì trascorro gran parte della giornata e della notte, finché non albeggia: quando è un po’ più caldo vado a dormire sopra una panchina, per poi tornare al solito bar che mi accoglie”.

Parlaci delle tue patologie. “Sei mesi fa ho scoperto di avere la distrofia muscolare, che poi mi ha portato altri problemi di salute tra cui un infarto, occorsomi poco tempo dopo. Sempre per via della distrofia dovrò a breve operarmi a una cataratta. Ancora riesco a camminare, ma faccio fatica. Ecco, per esempio quella bottiglia d’acqua (la indica): non riesco ad aprirla, i muscoli non mi assecondano”.

Dopo l’incontro con il tuo amico, a fine agosto, sei stato messo in contatto con i Servizi sociali grazie anche al coinvolgimento dell’assessore competente, Luigina Renzi. Come valuti quell’esperienza? “Purtroppo in maniera negativa. Con molta arroganza mi hanno detto che oltre alla distrofia ho il problema dell’alcolismo, ma io sono astemio da sempre. Di questo ho sia le prove che le testimonianze”.

Senza mettere in dubbio le tue parole, signor G, cosa farai adesso? “E cosa potrei mai fare? Sono tornato al bar, sono tornato alla mia panchina, ho abbandonato la terapia già da qualche giorno e sto pensando all’unica soluzione possibile”.

Ma la tua terapia, otto pasticche al giorno per il cuore e per la distrofia, è ciò che ti mantiene in vita… “Appunto. Penso di non averne più bisogno. La malattia peggiora sempre, non ho un tetto sotto cui dormire, ho 52 anni e vivo come un ultraottantenne… L’unica soluzione è andare al Ponte delle Torri e farla finita”.

Spoletonline si appella alle istituzioni e agli enti caritatevoli della città, oltre che a quei privati cittadini che possono permettersi di aiutare il signor G, affinché non sia lasciato al suo destino: lo Stato sociale serve, o almeno dovrebbe servire, a tutelare le persone più fragili, a prescindere dalla loro storia personale. E’ necessario muoversi prima che sia troppo tardi: diversamente, tutti saremmo corresponsabili.



Fai una donazione a Spoletonline per aiutare il nostro progetto




I commenti dei nostri lettori

Indignato

7 giorni fa

Concordo pienamente con gli altri messaggi arrivati. È una vergogna che la chiesa, l' assessora ai servizi sociali o come si chiama, anziché inaugurare panchine e altre cose abbastanza inutili, non intervenga concretamente per casi come questo. È uno schifo una volta arrivati lì pensano solo alla foto "di bellezza"!!!

ROBERTO

10 giorni fa

Aggirandosi per la città ci s'imbatte in tante persone che hanno tutto l'aspetto di senza casa, di bisognosi, di sofferenti. Molti sono proprio spoletini e ci si chiede come e perché in questa città si sia potuto arrivare a una situazione del genere, una città che "vanta" una presenza importante di extracomunitari che godono dei privilegi resi possibili dalle nostra legislazione e dagli interventi della rete delle associazioni. Fra l'altro, quasi mai questi extra comunitari sembrano dimostrare reale desiderio di integrazione e impegno in tal senso. Credo che del caso del signor G si debbano interessare definitivamente non i privati ma una cooperativa (la Fattoria Sociale per esempio?) o un istituto religioso, che applichino disinteressatamente e realmente quei criteri di accoglienza e di assistenza sociale per i quali sarebbero nati e per i quali ricevono sostanziose sovvenzioni statali e non, provenienti per esempio dai proventi dell'8x1000.

Carlo Neri

11 giorni fa

Purtroppo, il Signor G ha una colpa: quella di essere italiano e bianco, altrimenti i servizi sociali del Comune, con l'assessora in testa, avrebbero risolto in fretta il suo problema di alloggio.

Dì la tua! Inserisci un commento.







Disclaimer
Ogni commento rappresenta il personale punto di vista del rispettivo autore, il quale è responsabile del suo contenuto.
Spoletonline confida nel senso di civiltà dei lettori per autoregolamentare i propri comportamenti e si riserva il diritto di modificare o non pubblicare qualsivoglia contenuto che manifesti toni o espressioni volgari, o l'esplicita intenzione di offendere e/o diffamare l'autore dell'articolo o terzi.
I commenti scritti su Spoletonline vengono registrati e mantenuti per un periodo indeterminato, comprensivi dei dettagli dell'utente che ha scritto (Ip, email ecc ecc). In caso di indagini giudiziarie, la proprietà di Spoletonline non potrà esimersi dal fornire i dettagli del caso all'autorità competente che ne faccia richiesta.