cultura e spettacolo

L’80esima stagione del TLS si apre con l’opera 'Dido and Aeneas'

 

Al Caio Melisso la tragedia di Henry Purcell diventa contemporanea, Tommaso Amadio e Riccardo Panfili la trasformano in un racconto di amore, potere e libertà

 

Le luci si accendono in un liceo femminile, un mondo bloccato sotto una dittatura e due ragazze che si incontrano e si innamorano: così prende forma la rilettura di “Dido and Aeneas” di Henry Purcell, in scena al Teatro Caio Melisso nell’ambito dell’80esima Stagione del Teatro Lirico Sperimentale.

Una scelta che richiama anche le origini dell’opera: la prima rappresentazione infatti fu realizzata in un collegio femminile. Nella reinterpretazione di Tommaso Amadio, questa dimensione diventa il cuore della vicenda: Enea è una donna e l’amore che nasce tra lei e Didone è un amore tenero e insieme impossibile, destinato a scontrarsi con un mondo fatto di regole, autorità e divieti.

La musica di Purcell incontra così una regia contemporanea e un universo fisico e inquietante, nel quale le protagoniste sembrano muoversi dentro una realtà che le osserva, le giudica e infine le schiaccia. A rendere ancora più originale questa rilettura è il lavoro musicale di Riccardo Panfili, che ha integrato le parti mancanti della partitura originale scegliendo una strada tutt’altro che filologica. Gli interventi si inseriscono infatti nel tessuto musicale con un linguaggio moderno e personale, capace di dialogare con la scrittura di Purcell senza limitarsi a ricostruirne ciò che è andato perduto.

Sono soprattutto le emozioni a guidare lo spettatore, all’inizio si vive la delicatezza di un idillio, fatto di sguardi e vicinanza, la scena dell’incontro tra Didone ed Enea, reinventata all’interno degli spazi della scuola, è uno dei momenti più teneri dell’opera: per qualche istante tutto sembra fermarsi intorno a loro. Questo equilibrio è destinato a spezzarsi quando l’autorità entra nella storia. L’atmosfera cambia, il corpo di Enea, improvvisamente solo e vulnerabile, sembra diventare il bersaglio di una forza più grande di lei. Una rete cala dall’alto, le luci si fanno più dure, la musica si trasforma e quella che, fino ad un secondo prima, era una storia d’amore, assume i contorni di qualcosa di molto più violento, la repressione. Il potere non viene raccontato soltanto attraverso le parole, ma attraverso i corpi, gli spazi, gli oggetti e la musica.

Il dolore esplode poi nella scena finale, costruita con grande forza visiva. La morte non appare soltanto come la fine di un amore, ma come l’esito estremo di una ferita. Al termine dello spettacolo non rimane soltanto il ricordo di un’opera barocca, ma la sensazione di aver assistito a una storia profondamente umana: quella di un amore che cerca uno spazio per esistere e di un potere che, invece, vuole impedirglielo.

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I commenti dei nostri lettori

Roberto

1 mese fa

Ho trovato la regia piuttosto faticosa in sé e di difficile lettura per il pubblico. Corretti gli interventi di Panfili, sulla scia di quanto fatto per esempio da Berio per Schubert con Rendering. Dido and Aeneas è musica bellissima, per una storia d'amore e di abbandono, che, secondo me, forse avrebbe richiesto una regia meno involuta.

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