La Scienza in Tasca

Il viaggio di Artemis II intorno alla Luna

 

Sabato 11 aprile si è conclusa la seconda missione del programma lunare Artemis: il suo successo ha portato con sé nuove conoscenze sul lato nascosto della Luna e foto uniche della Terra

 

Per la prima volta dopo oltre mezzo secolo, quattro esseri umani hanno lasciato l’orbita terrestre per tornare a guardare la Luna da vicino. Artemis II è stato infatti il primo volo con equipaggio del programma Artemis e il primo viaggio umano oltre l’orbita bassa terrestre dai tempi di Apollo 17.

A bordo dell’Orion, il veicolo spaziale, sono saliti Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, in un viaggio che ha portato l’equipaggio a compiere un giro completo attorno al nostro satellite prima del rientro sulla Terra. Non si è trattato di un allunaggio, ma è stata la dimostrazione che veicolo spaziale, razzo, navigazione e sistemi di supporto vitale potevano funzionare davvero con persone a bordo nel viaggio più impegnativo immaginabile per questa fase del programma.

L’obiettivo principale della missione è stato di tipo tecnico: gli astronauti hanno testato il comportamento della navicella Orion nello spazio profondo, verificando comunicazioni, navigazione, controlli ambientali e sistemi vitali in condizioni che sulla Terra non possono essere replicate fino in fondo.

Durante il flyby lunare, cioè il passaggio ravvicinato intorno alla Luna, il team ha anche svolto osservazioni scientifiche mirate sulla superficie del satellite come i crateri d’impatto e le differenze di colore che aiutano a leggere la storia geologica della Luna. In quel passaggio, gli astronauti hanno osservato anche Earthrise ed Earthset, cioè l’alba e il tramonto della Terra visti dalla Luna, oltre a lampi prodotti da piccoli meteoroidi che colpivano la superficie lunare.
Hanno visto con i loro occhi il lato nascosto del satellite, quello che non è mai visibile dalla Terra perché rivolto verso lo spazio esterno; durante questa fase sono rimasti, come previsto, senza collegamento con la Terra, divenendo così gli esseri umani più isolati e lontani dal nostro pianeta mai esistiti.

La missione è durata circa 10 giorni ed ha messo alla prova l’intero profilo di volo: lancio, crociera, avvicinamento alla Luna, passaggio dietro il lato nascosto, osservazioni, ritorno e ammaraggio finale. Il tempo aggiuntivo è servito anche a raccogliere dati preziosi sul funzionamento della navicella in un ambiente lontano da casa, dove ogni errore sarebbe molto più difficile da correggere.
La traiettoria scelta ha richiesto una notevole quantità di precisione: Orion ha seguito un percorso calcolato per sfruttare l’orbita lunare e minimizzare il carburante, garantire il rientro in sicurezza e permettere osservazioni scientifiche utili.

Lo scopo di Artemis II era dimostrare che gli Stati Uniti e i partner internazionali, come l’Agenzia Spaziale Europea, potevano tornare a mandare esseri umani in profondità nello spazio in modo affidabile, preparando il terreno per missioni future più ambiziose. In questo senso, il viaggio ha avuto il sapore delle grandi prove storiche: la missione riuscita ha dimostrato che una nuova fase dell’esplorazione è davvero cominciata.

Una curiosità: sul sito della NASA sono disponibili tutte le foto scattate durante il viaggio, da quelle della Terra a quelle della Luna. Esiste anche il formato per telefono, per chi ne volesse una come sfondo del proprio dispositivo.

 

Immagine: la Terra sorge oltre la Luna durante il flyby lunare di Artemis II.  Crediti: NASA



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