cronaca
'La Scuola grida Pace'
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'La Scuola grida Pace'
Lettera aperta degli insegnanti della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia di Villa Redenta
Riceviamo e volentieri pubblichiamo dagli insegnanti delle scuole Primaria e dell’Infanzia di Villa Redenta:
“In questi giorni in cui abbiamo riaperto le porte delle nostre scuole e la gioia spontanea dei bambini ha nuovamente pervaso le aule. Non possiamo restare indifferenti e girare la testa dall’altra parte, facendo finta di non vedere quanto sta avvenendo sulla sponda opposta del Mediterraneo.
Da educatori, ma soprattutto da donne e uomini in carne e ossa, non possiamo rassegnarci ad accettare l’idea della violenza come strumento di risoluzione delle controversie tra individui, comunità, Stati.
L’immane tragedia che si sta consumando davanti ai nostri occhi esige una presa di posizione, chiara, netta, inequivocabile e senza fraintendimenti.
Le immagini televisive e i resoconti giornalistici ci mostrano quotidianamente, in una diretta continua, l’immensa catastrofe umanitaria che ormai attanaglia l’intera striscia di Gaza.
Decine di migliaia di morti, in prevalenza donne e bambini, centinaia di migliaia di nostri simili costretti ad abbandonare le proprie case, stremati dalla fame. Ovunque devastazione, strazio, dolore.
Le guerre sono sempre esistite, da sempre accompagnano l’intera vicenda umana, ma quella che si sta combattendo a Gaza non si può definire una guerra, né secondo l’accezione comune del termine, né sotto il profilo della sua qualificazione giuridica.
Una guerra convenzionale si combatte tra due o più eserciti regolari su un campo di battaglia, nel rispetto delle norme convenzionali che regolano i conflitti bellici, da una parte, e del diritto umanitario, dall’altra.
Nel caso di Gaza vediamo invece, contrapposti, se così si può dire, da un lato della barricata uno degli eserciti più efficienti e meglio armati del mondo e, dall’altro, una popolazione inerme, la cui unica colpa è di essere di origine palestinese e di vivere in quei luoghi, storicamente contesi.
Bombardare ospedali, distruggere case, sparare su persone in fila per ricevere aiuti alimentari, non hanno nulla a che fare con il tentativo di liberare gli ostaggi ancora nelle mani dei terroristi di Hamas o con l’obiettivo di colpire i suoi capi militari, i quali se ne stanno ben nascosti altrove.
Il diritto di Israele di esistere è sacrosanto, come legittima è la pretesa di difendersi e reagire se si viene attaccati sul proprio territorio o se vengono colpiti i propri cittadini.
Il progrom del 7 ottobre 2023, compiuto dall’organizzazione terroristica Hamas nei confronti di cittadini israeliani, è uno degli eventi più crudeli e drammatici della storia contemporanea, un atto abietto, ignobile e vile, una sorta di oblio dell’umanità, prima ancora che della ragione.
Ma questo, tutto questo, non giustifica e non potrà mai giustificare quello che l’esercito israeliano, su preciso mandato del proprio governo, sta facendo nella striscia di Gaza.
L’uccisione sistematica e indiscriminata di civili indifesi, la distruzione di un intero territorio, la privazione di cibo e medicinali, non rappresentano una risposta legittima all’orrore patito.
Non si risponde a una barbarie con un’altra barbarie, soprattutto se a pianificarla e a porla in essere è uno Stato che si definisce democratico.
Numerosi sono ormai gli Stati, gli organismi internazionali, illustri giuristi, da ultima la Commissione d’Inchiesta Indipendente delle Nazioni Unite, che senza mezzi termini qualificano l’operazione che l’esercito israeliano sta portando avanti nella Striscia alla stregua di un vero e proprio genocidio.
Non stiamo parlando di una categoria morale o di un principio filosofico.
Il genocidio è una fattispecie positivamente tipizzata dal Diritto Internazionale (Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio - 1948, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione 260 III A del 9 dicembre 1948).
Per questo chiediamo, come insegnanti e cittadini di questo Paese, a tutte le istituzioni nazionali (Comune, Regione, Governo nazionale) di adoperarsi e di fare quanto possibile, oltre il possibile, affinché la carneficina in atto abbia fine, consapevoli del rischio che forse, qualcuno, ci accuserà di esserci schierati dalla parte sbagliata ma, per dirla con Bertold Brecht, “ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”.
Con l’auspicio, per i nostri allievi, di poter vivere, un giorno, in un mondo migliore, come insegnanti abbiamo cercato di tradurre questa nostra presa di posizione, civile e “politica”, anche in impegno didattico.
Così, nella giornata di lunedì scorso, in concomitanza con lo sciopero generale per la Palestina, nei nostri plessi abbiamo organizzato e svolto tutta una serie di attività didattiche, finalizzate a sensibilizzare i nostri giovani alunni rispetto a temi quali la pace, il rifiuto della guerra e della violenza, la solidarietà verso gli altri. Naturalmente si è trattato di attività diversificate, consone alle differenti fasce d’età interessate".
Gli insegnanti della Scuola Primaria e della Scuola dell’Infanzia di Villa Redenta
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