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Ancora sulla deroga
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Ancora sulla deroga
Il Punto Nascite di Spoleto è stato chiuso senza tenere conto dei criteri che, invece, hanno consentito di tenere in vita le strutture di Branca e Orvieto. Altro appello alla Regione
Nel 2024 l’Ostetricia dell’Ospedale di Città di Castello ha totalizzato 510 parti. Quella di Branca 470 e quella di Orvieto 280. Sono numeri che, ovviamente, risentono del calo demografico che sta registrando da tempo l’intero Paese e che non si discostano di molto, di conseguenza, da quelli di Ospedali molto più grandi, persino di Capoluoghi di Provincia. Guarda caso, però, solo i numeri dell’Ostetricia spoletina (505 parti nel 2019) hanno indotto il Comitato Percorso Nascita Nazionale a decretare la definitiva disattivazione di un Reparto che ha sempre dato lustro alla città ed alla Regione.
Chiariamoci: la deroga concessa all’Ospedale di Branca e quello di Orvieto è, secondo la nostra Associazione, più che giustificata. Non debbono essere i numeri a decidere la vita o la morte di un Reparto di Ostetricia, peraltro deputato all’assistenza di un evento del tutto fisiologico ed indispensabile per lo sviluppo della nostra specie. Anche perché i numeri, guarda caso, valgono solo per il nostro Paese, ovvero solo per chi ha una visione puramente aziendalistica della sanità pubblica, per cui bisogna far di tutto affinché, alla fine dell’anno, i bilanci siano in pareggio. Ben altri sono i criteri da far valere: giustamente sono stati tenuti in considerazione per Orvieto e Branca, molto ingiustamente sono stati trascurati per Spoleto.
Ampiamente sottovalutato è stato il fatto che, da sempre, il nostro Ospedale, con il suo Punto Nascita, è il riferimento della Valnerina, un’area definita, badate bene, dalla stessa USL2, “orograficamente disagiata” e nella quale “insistono Comuni che hanno percorrenze chilometriche anche oltre 60 minuti dall’Ospedale di Spoleto e che sono quindi ulteriormente distanti dagli altri Punti Nascita della Regione”. Che non si sia minimamente considerato ciò, e che la natalità in questi piccoli Comuni (decisamente meno abitati di altri e, forse per questo, erroneamente ritenuti, dai vertici sanitari, socialmente irrilevanti) non venga tutelata, al punto di esporre la donna ed il bambino a rischi concreti, la dice lunga sulla sensibilità etica di chi, talora, ci governa.
Noi ci auguriamo che la nuova domanda di deroga, nella quale si è impegnato l’Assessorato alla Sanità, retto dalla concittadina di un Santo che ha costantemente guardato agli “ultimi”, venga compilata e sostenuta, stavolta, in maniera corretta, tenendo conto del fatto che, quando attivo, il nostro Punto Nascita era in condizioni di sicurezza piene e del tutto analoghe a quelle degli altri Centri Regionali.
Dal momento che è questa, in definitiva, la “ratio” della deroga (ovvero “impedire che la chiusura di un Punto in un’area periferica possa incidere sulla tempestività della risposta di assistenza”) sarà interessante vedere se, a Roma, i diritti delle donne umbre verranno stavolta trattati in maniera omogenea o semplicemente sulla base di motivazioni politiche o, peggio ancora, “squisitamente” economiche.
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I commenti dei nostri lettori
Voce di Frontiera
10 mesi fa
Basta con lo scellerato strabismo sanitario contro la Città di Spoleto. Piena adesione alla Associazione San Matteo.
Carlino
10 mesi fa
"Motivazioni politiche" = campanilistiche (si sa che San Feliciano di Foligno suona le campane più forte di San Ponziano)
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