cronaca

Rivolta nel carcere di Maiano

 

Cresce la tensione all'interno della struttura detentiva. Il sindacato di polizia penitenziaria: 'A pagarne le conseguenze, come sempre, sono gli agenti'

 

“La violenta rivolta in atto nel carcere di Terni che fa seguito a quella di ieri nel carcere di Spoleto è un segnale inequivocabile della ripresa della stagione delle rivolte che, dall’emergenza Covid, si ripete ogni anno, sia pure con modalità differenti che per questo vanno interpretate per cogliere le novità. A pagarne le conseguenze, come sempre, è il personale penitenziario che come è già accaduto nella recente rivolta nel carcere di Genova rischia la vita nell’assolvimento al dovere e per mettere fine alla violenza”. Lo afferma il segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Aldo Di Giacomo sottolineando che “ai fatti di Terni fa da contro-altare la notizia che tre detenuti posti in isolamento precauzionale, individuati e sanzionati disciplinarmente con 15 giorni di isolamento dopo la rivolta nel carcere di Genova, che ha distrutto anche aule ed arredi scolastici, hanno ricevuto come “premio” l’ammissione agli esami scolastici. È davvero un brutto segnale per i detenuti violenti e per i nostri giovani”.

Per Di Giacomo “le rivolte sono aumentate del 200 per cento e ci sono da tempo chiari segnali qui come in tante carceri italiane di una situazione di crescente tensione. È sufficiente una “miccia” per far esplodere le carceri. Le cause dei diffusi focolai di tensione sono sempre gli stessi, dal sovraffollamento, alla carenza di organici (nonostante le sbandierate nuove assunzioni), all’assenza di figure professionali mediche (specie psicologi) e mediatori culturali. Non c’è bisogno della “palla di cristallo” per prevedere che la situazione, già di grande emergenza e del tutto inedita per gravità rispetto a sempre, d’estate è destinata a diventare ancora più pesante, al punto che la rivolta di Terni sommata alle aggressioni quotidiane in tanti istituiti fa da “apri pista” ad una nuova pesante stagione per i nostri penitenziari. Noi – aggiunge - più semplicemente continuiamo a cogliere ed interpretare, già da settimane, gli inquietanti segnali che l’Amministrazione Penitenziaria invece preferisce ignorare, tra i quali, tentativi di evasione e la diffusione di telefonini sempre più tecnologicamente avanzati. Siamo stanchi di fronteggiare nuove rivolte e a continuare a pagare il pezzo più alto con il rischio di incolumità personale per responsabilità politiche e di Governo”.



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I commenti dei nostri lettori

Gianluca

10 mesi fa

Bla bla bla....

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