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L'odissea a lieto fine di Sergio Brazzini
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L'odissea a lieto fine di Sergio Brazzini
Il figlio Enrico ha raccontato i lunghi mesi trascorsi da padre tra gli ospedali di Spoleto e Foligno
Mesi complicati vissuti in ospedale, che avrebbero potuto (come immaginato da alcuni medici) lasciare gravi conseguenze. E invece lo spoletino Sergio, 80 anni, padre di Enrico, sta bene al punto da essersi ripreso del tutto. A raccontare la sua storia ci ha pensato il figlio, attraverso un lungo post su Facebook che pubblichiamo volentieri:
"Un anno, cinquantadue settimane, trecentosessantacinque giorni, ottomilasettecentosessantasei ore, questo il tempo trascorso dal 15 Dicembre 2023.
“Quattro mesi e tre giorni”, il tempo totale trascorso da mio padre in Ospedale. “Due mesi ed una settimana” di terapia intensiva. “Diciassette” i giorni di intubazione. “Sei mesi e dieci giorni” il tempo che ha vissuto con la cannula tracheotomica. “Zero” l’empatia dimostrata nei riguardi della mia famiglia dai medici di medicina e di rianimazione dell’ospedale di Spoleto.
"Molteplici" le volte in cui questi medici hanno esclamato: “Ha 80 anni!”, quasi a voler significare che l’età bastasse a giustificare un esito infausto. O forse si riferivano al fatto che avremmo potuto non conoscere l’età anagrafica di nostro padre?
“Decine e decine” le volte che gli abbiamo comunicato di essere parenti di un noto Pneumologo Umbro e chiesto loro di consultarlo. Ma immagino già si conosca la risposta.
“Svariate” le email e le pec che abbiamo inviato agli indirizzi email di terapia intensiva e della direzione sanitaria, per sollecitare un consulto con un qualsivoglia pneumologo e per conoscere in maniera chiara ed esaustiva le condizioni di nostro padre. “Nessuna” le repliche ricevute.
“Tre in un giorno”, le versioni diverse e discordanti che i vari medici di rianimazione sono riusciti a darci Domenica 11 Febbraio 2024. “Tanti, troppi, i momenti” di totale sconforto che ho vissuto in quel periodo. “Più di dieci” i medici che si alternano nel reparto di Rianimazione dell’Ospedale della nostra città. “Tanti” i problemi di comunicazione che si sono venuti a creare nel nostro caso. “Troppe” le volte che con l’aiuto di professionisti vicini ho dovuto decifrare le condizioni di salute di mio padre.
“Una sola”, la volta che ho trovato sul carrellino di mio padre, un foglietto riportante il report dell’emogasanalisi. Da quel giorno, su quel carrello, non c’è stato più nulla, né foglietti né cartelline. “Una sola” la sentenza pronunciata dai medici dell’ospedale di foligno a posteriori: “Il paziente giunge con una grave anemia ed una seria malnutrizione”. “Numerose” le volte che il rianimatore ci ha informato che nostro padre non sarebbe più stato quello di prima, che probabilmente sarebbe dovuto essere ventilato a casa ed altri scenari apocalittici. Ma come dice Vasco: Io sono ancora Quà. “Immensa” è la gratitudine verso tutto il Team Medico e lo Staff del reparto di Pneumologia di Foligno. Ma questa è tutta un’altra storia. Infinito è l’amore che abbiamo per nostro padre. E’ già".
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I commenti dei nostri lettori
Enrico Brazzini
2 anni fa
Risposta per il Sig. Enzo Ercolani: Mi chiedo come Lei possa conoscere così tanti dettagli sul quadro clinico di mio padre. Non può aver tratto queste informazioni dal mio post, poiché il livello di dettaglio che riporta va ben oltre quanto ho reso pubblico. Questo mi porta a credere che debba aver avuto accesso a informazioni riservate, probabilmente fornite dai medici di Terapia Intensiva. Le ricordo che la divulgazione di dati sanitari senza autorizzazione costituisce una violazione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR). In Italia, questa normativa è integrata dal Codice della Privacy: accedere, trattare o divulgare informazioni sanitarie senza consenso è una violazione grave, che può avere conseguenze sia civili che penali. Mi riservo pertanto di agire per vie legali per tutelare i miei diritti e quelli di mio padre. Trovo inoltre vergognoso che Lei, anziché preoccuparsi della salute e del benessere di un paziente, si accanisca tanto su un mio post dove racconto la storia ospedaliera di mio padre. Né io né la mia famiglia sapevamo chi Lei fosse, eppure si espone in questa vicenda come se fosse direttamente coinvolto, arrivando persino a ipotizzare che fosse necessario “scomodare i sindacati.” Considerata la sua estraneità ai fatti, vedo il suo intervento come quello di un “padre” – come Lei stesso si è definito – che vuole a tutti i costi difendere le azioni, giuste o sbagliate, del proprio “figlio,” ormai maggiorenne ed autonomo. Tuttavia, lo fa immischiandosi in dettagli privati che non la riguardano e che, francamente, non dovrebbero riguardarla. Le sue affermazioni contengono inoltre discrepanze significative: 1 Lei sostiene che mio padre sia stato "subito" trasferito da Medicina a Terapia Intensiva. Questo è falso, poiché vi è rimasto per sei giorni, un tempo, peraltro, durante il quale avrebbero potuto richiedere il trasferimento in Pneumologia a Foligno. 2 Afferma che mio padre sia stato "svezzato" dalla ventilazione a Spoleto. Anche questo è errato. Lo svezzamento è avvenuto a Foligno, dove finalmente è stato seguito subito con successo dopo ripetuti tentativi falliti a Spoleto. Mi sorprende poi che anche Lei, probabilmente una caratteristica insita di quel reparto, non abbia perso tempo a sottolineare l’età di mio padre: 80 anni. Un’età che, peraltro, non differisce molto dalla Sua. Per oltre 60 giorni ci è stata ricordata quotidianamente, quasi fosse un alibi per giustificare un probabile esito tragico, non dovuto alla polmonite iniziale ma piuttosto alle molteplici infezioni ospedaliere contratte nel suo amato reparto. Questa insistenza sull’età, però, è mancata del tutto al reparto di Foligno, dove mai nessun medico si è permesso di evidenziarla. E sa perché? Perché lì, a differenza di quanto accaduto a Spoleto, i medici hanno dimostrato che la cura di un paziente esula dall’età anagrafica e si basa sull’impegno, la professionalità, il lavoro di squadra ed il rispetto per il valore della vita. Perché non risponde invece ai punti cruciali del mio post? Perché non affronta il fatto che non abbiamo mai ricevuto una risposta alle numerose email e PEC inviate al reparto e alla Direzione Sanitaria di Spoleto? O il motivo per cui, nonostante le nostre ripetute richieste, nessun pneumologo sia mai stato consultato, né di Foligno né altrove? Se oggi mio padre può festeggiare il Natale con la sua famiglia, il merito non è del reparto di Terapia Intensiva di Spoleto, ma del reparto di Pneumologia di Foligno, di tutto, e sottolineo tutto, lo staff e del supporto di un pneumologo esterno vicino alla nostra famiglia. È grazie a loro, e non certo a quanto accaduto a Spoleto, che mio padre è arrivato a questo punto. Il vero "plauso" va a chi ha fatto la differenza, a chi ha dimostrato cosa significhi essere dei veri professionisti. Il suo misero tentativo di difendere l’indifendibile, invece, appare privo di fondamento. Le suggerisco di riflettere non solo sul rispetto dovuto ai pazienti, ma anche sulla trasparenza e l’umanità necessarie verso le loro famiglie, che vivono situazioni di enorme difficoltà e meritano risposte chiare, non giustificazioni inconsistenti. Mai avrei pensato che, dopo tutto quello che abbiamo trascorso e sofferto, avessimo dovuto subire anche un’angheria simile: un commento fuori luogo e profondamente inopportuno, che aggiunge ulteriore amarezza ad una situazione già difficile.
Spoleto 69
2 anni fa
Sono lieto per la guarigione ma avendo per sfortuna visto come lavorano in terapia intensiva mi sembra strano che abbiano agito come dice il Sig.Brazzini per quello che ho potuto vedere il personale si è sempre comportato in modo professionale e gli operatori erano molto gentili,non riesco a capire la lamentela forse dovrebbe caso mai prendersela con chi ha massacrato il nostro Ospedale costringendo il personale a turni massacranti e se non sbaglio chi ha deciso per la chiusura siano molto vicini al loro pensiero.Auguri di Buone feste
enzo ercolani
2 anni fa
visto che nessuno dei rianimatori di spoleto , neppure sotto l'egida del loro sindacato, sente il bisogno ed il dovere di dire qualcosa su questa vicenda, intervengo io, che sono stato il Primario della Struttura Complessa di Anestesia e Rianimazione del SanMatteo ed il "padre" del reparto di Terapia Intensiva. Da quanto ho capito , il quadro clinico del paziente era quello di una grave insufficienza respiratoria, tanto che è stato subito traferito dalla medicina in Rianimazione, dove è stato tracheostomizzato, ventilato a lungo, "svezzato" ed indirizzato infine alla pneumologia di Foligno. E' molto difficile la gestione di una simile situazione in un paziente non certamente giovane (80 anni non sono poi pochi) e, probabilmente, affetto anche da patologie concomitanti. I rianimatori ci sono riusciti e questo è il risultato che conta e che merita un plauso. Il come si sono comportati con i parenti ed il come hanno dato le necessarie informazioni sull'evolversi della patologia merita indubbiamente (e ne convengo con chi stigmatizza la cosa) una censura con la "c" maiuscola, sebbene ma non mi pare che il loro impegno clinico sia mai venuto meno. Che il paziente, oggi, possa festeggiare serenamente il Natale con i suoi cari è un gran bel risultato, del quale tutti, internisti e rianimatori del SanMatteo , non possono che esser fieri.
Laura Giovenali
2 anni fa
Come spesso accade, proponete la solita inutile sterile polemica che infanga il lavoro dei sanitari e delle istituzioni riportando con copia e incolla, senza alcuna possibilità di replica, la ricostruzione approssimativa di chi di salute e cure non sa nulla. Grande civismo e grande giornalismo. Congratuluazioni!
spoletino
2 anni fa
mi piacerebbe, leggere un contraddittorio, perchè parlare male dell'ospedale è deleterio e puerile, considerano poi , che il primario è lo stesso. comunque auguri per la guarigione di suo padre, dovuta pure, grazie alla professionalità del personale di Spoleto. Ma per noi spolerini l'erba del vicino è sempre più verde.
Curiosa
2 anni fa
Quanto lo comprendo... Mia zia è stata ricoverata in medicina a Spoleto, dopo vari accertamenti, l hanno dimessa. Dopo 10 giorni è deceduta, mi avevano detto di non portarla più da loro perché era gastrite...
Mauro
2 anni fa
Al di là del rispetto per la salute di Suo padre che personalmente ritengo totale, mi spiace nel leggere una polemica sterile nei confronti di chi giornalmente si dedica a salvaguardare le persone. Ora se suo padre fortunatamente si è salvato è anche grazie ai medici del reparto rianimazione di Spoleto, quindi cercando di delegittimare il lavoro di qualcuno non è corretto. Troppo facile fare ricorso a giornali e senza avere contraddittorio. Questo non aiuta nessuno. Mi dispiace per lei, poteva evitare.
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