cultura e spettacolo

Lo spettacolo 'Poker' di Antonio Zavatteri

 

Il tavolo verde torna ad ispirare l'arte drammatica

 

I giochi da casinò sono indubbiamente fra i temi più rappresentati sul grande schermo poiché sposano denaro, fortuna e adrenalina, un mix esplosivo in grado di suscitare forti emozioni negli spettatori. Non da meno è la complessa e sfaccettata componente psicologica parte integrante di questi giochi, che nel contesto cinematografico offre l’opportunità di esaminare i personaggi da un punto di vista insolito. Seppure in misura diversa, anche il teatro subisce il fascino di questo tema tanto controverso: e così il poker, gioco estremamente popolare sia nella versione tradizionale che in quella online, è al centro della scena nell’omonimo spettacolo teatrale ideato da Patrick Marber (intitolato Dealer’s Choice - La scelta del mazziere nella versione originale). L’adattamento italiano curato da Carlo Sciaccaluga è diretto magistralmente da Antonio Zavatteri, attore torinese classe 1967 che vanta una formazione alla Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova, e che nel corso degli anni ha partecipato a numerose produzioni di successo.

La trama

La storia, ambientata a metà degli anni novanta, ruota attorno a un modesto ristorante situato nella periferia di Londra. Ogni domenica sera, approfittando del lunedì di chiusura, gli impiegati si riuniscono nello squallido scantinato del locale per giocare a poker. Rappresentanti di un’umanità variegata e mossi da ragioni molto diverse, questi personaggi sono tuttavia legati da un obiettivo comune: la voglia di rivalsa nei confronti della vita, e in una certa misura anche degli altri giocatori, che prende forma nella tanto attesa partita di poker settimanale. Ma la disillusione è dietro l’angolo.

I personaggi

Fra i protagonisti dello spettacolo abbiamo innanzitutto Stephen, il proprietario del locale, che durante la partita perde la sua posizione di potere nei confronti degli altri e si trasforma in un semplice giocatore. Interessante come Stephen sfrutti l’appuntamento domenicale per passare del tempo con lo sfuggente figlio Carl, che soffre di una dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. Ci sono poi il cuoco Sweeney, con una situazione familiare complicata (da mesi attende di poter passare una giornata con la figlia piccola, eppure finisce invariabilmente al tavolo da poker), e due camerieri, Frankie e Pollo: il primo è un donnaiolo spavaldo che sogna di trasferirsi a Las Vegas e diventare un giocatore professionista, il secondo un inguaribile sognatore e idealista che ambisce ad aprire un proprio ristorante nel quartiere londinese di Mile End.

Un ospite misterioso

A un certo punto, ai personaggi di cui sopra si unisce un certo Ash, uomo dal comportamento ambiguo portato al tavolo da gioco dal giovane Carl. Si scopre poi che quest’ultimo deve una grossa somma di denaro al misterioso Ash (al quale lo lega un rapporto non ben definito) e che lo ha invitato a unirsi alla partita per cercare di saldare il proprio debito.

Il messaggio

Appare chiaro come le vere protagoniste dello spettacolo siano le illusioni dei personaggi, che ogni domenica sera si riuniscono attorno al tavolo da poker sperando finalmente di vincere e quindi di riscattarsi. Questo tavolo rappresenta infatti una metafora della vita, dove si mettono in gioco i propri sogni e speranze e, nonostante i legami familiari o di amicizia, appare chiaro che in fin dei conti ognuno gioca per sé. Ogni vincita mancata, inoltre, diventa un pretesto per rimandare ancora e ancora le proprie ambizioni e sogni di cambiamento, che si tratti di aprire un ristorante, di trasferirsi a Las Vegas o di ricucire un rapporto familiare. E come se non bastasse, alla fine sembra che in realtà perda anche chi vince: Stephen, infatti, cederà la sua vincita ad Ash per saldare il debito del figlio Carl. Ma l’amara verità che si evince dallo spettacolo è che nessuna somma può aggiustare un rapporto che non funziona: Carl è perennemente sfuggente nei confronti del padre, e Stephen cerca inutilmente di riportarlo a sé con il denaro. Il poker diventa così una moneta di scambio affettivo, lontana però anni luce dal sortire l’effetto sperato.

Nel complesso, lo spettacolo di Zavatteri rappresenta un magistrale adattamento dell’originale inglese, punteggiato dal proverbiale umorismo tragicomico tipicamente britannico. Tra risate di cuore e momenti d’amarezza, la rappresentazione centra l’obiettivo di comunicare allo spettatore quanto sia difficile mettersi in gioco davvero e fare i conti con la realtà.



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