cronaca

In una grande azienda..

 

Resta un rebus il futuro dell'ospedale 'San Matteo degli Infermi', specie dopo gli ultimi sviluppi

 

Se in una grande azienda in un certo momento uno dei centri di produzione si trova in    difficoltà perché non ci sono più i soldi per mandarlo avanti, e se questi soldi non si possono reperire in alcun modo, la sola maniera che resta, per continuare nell'attività, è quella di utilizzare le risorse di un altro centro di produzione, magari più debole. Ovverossia di sottrargliele.  

E' quello che, probabilmente (e sottolineiamo il "probabilmente"), è avvenuto e continua ad avvenire con l'Ospedale di Spoleto.

Tutto ha avuto inizio con la cancellazione dei primariati (ovviamente spoletini) ed ogni cancellazione ha comportato la scomparsa di quel Centro di costo. E la domanda che uno si pone è: il budget di quel centro di costo è rimasto a disposizione del SanMatteo oppure è entrato nel calderone aziendale ed utilizzato, magari, per i fabbisogni di Foligno? Francamente (a meno che non ci venga dimostrato il contrario) saremmo propensi ad optare per questa seconda ipotesi.

Per far capire ancor meglio: l'Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) operava con un suo personale medico, infermieristico ed ausuliario. Era dotata di una adeguata e particolare  tecnologia e richiedeva il consumo di presidi e farmaci. La sua gestione, pertanto, comportava una spesa significativa. Adesso che è chiusa dove è finita la "non spesa"? Quei soldi risparmiati come figurano nel bilancio aziendale? L'unica certezza è che Spoleto si è ritrovata, di colpo in bianco, senza più i suoi cardiologi con l'annesso reparto.

Le cose, da un pò di tempo a questa parte, hanno preso questa piega. Con il Covid, fra l'altro, è diventato tutto più facile. Chissà quanto avrebbero faticato i nostri intelligentoni per chiudere l'Ostetricia spoletina. Con la pandemia l'operazione è scivolata via in un amen: personale spostato, spazi chiusi, tanti soldi risparmiati.  

Qualcuno che abita sul Colle si rende conto che ci stanno impoverendo e che, al di là della chiusura di Centri diagnostico terapeutici basilari, vengono meno (in un momento così critico per l'economia) anche tanti posti di lavoro? Non sarebbe male se il bilancio dell'USL fosse controllato per bene per capire se con lo stipendio del Primario spoletino, abolito, si pagano gli stipendi di chi opera altrove invece di mantenerlo nella disponibilità economica del nostro Presidio (dove potrebbe essere usato, ad esempio, per incrementare gli organici, aumentare la produttività ed evitare i disagi dell'utenza).

Il nostro invito, in conclusione, è di andare a vedere come stanno le cose.



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I commenti dei nostri lettori

GIANNI ANGELINI

4 anni fa

Ho già proposto altre volte uno sciopero general ema,non c'è più sordo di quel sordo che non vuol sentire.

GIANNI ANGELINI

4 anni fa

Come volevasi dimistrare in tanti troppi solo PAROLE PAROLE PAROLE PAROLE

Piccola considerazione di un cittadino.

4 anni fa

Anche se il modo in cui viene gestito è come tale, innanzitutto un ospedale non dovrebbe essere considerato "un'azienda". Semplicemente per il fatto che le persone che vi ricorrono non sono degli oggetti qualunque costruiti nelle fabbriche, assemblati, modificati o revisionati in serie. Quando si fa riferimento alla gestione degli ospedali, visto che queste strutture dovrebbero avere lo scopo di occuparsi del benessere della salute dei cittadini, (di ogni livello e categoria sociale), gli addetti che vi operano, essi per primi, dovrebbero avere la delicatezza di evitare di pronunciare la parola "azienda". Se si vuole veramente ridare una dignità umana alla funzione dei nosocomi, e alle persone che vi ricorrono e che vi lavorano, bisogna ripartire da questo principio. Facendo capire a chi amministra che i cittadini non sono dei numeri, bensì che sono degli esseri umani, con le loro capacità e i loro difetti, che rappresentano tutti i valori di questa società.

Sergio

4 anni fa

Una riflessione puntuale. Sarebbe una bestemmia ipotizzare uno sciopero generale?

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