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Il Sappe in visita negli istituti penitenziari di Spoleto e Perugia: 'Grave carenza di personale'

 

Numerose le criticità individuate

 

Lunedi 15 aprile 2019 una delegazione del Sappe il primo sindacato della Polizia Penitenziaria composta dai vice segretari regionali Rosati Daniele e Loreno Scerna, ha accompagnato il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini in un giro negli istituti penitenziari C.C. Perugia Capanne e alla C.R. Spoleto. In entrambe le strutture è emersa una sostanziale carenza di organico di Poliziotti Penitenziari.


Di fatto nel 2017 a seguito dell’applicazione della cosiddetta legge Madia, le dotazioni organiche hanno subito delle modifiche sostanziali con cospicue riduzioni che solo nell’istituito spoletino si attestano nell’ordine del 35 per cento. La regione Umbria sempre per ragioni di Spending Review, ha perso anche la struttura intermedia nell’organizzazione dell’amministrazione penitenziaria passando sotto la gestione del provveditorato della Toscana.

In entrambi gli istituti la popolazione detenuta si attesta nell’ordine di 450 unità con una presenza di detenuti stranieri che nell’istituto perugino è del 70 per cento, mentre in quello di Spoleto si registra la notevole complessità della struttura classificata come primo livello di sicurezza perché ospita nella stessa ben 7 tipologie di detenuti.

Le strutture sono ben gestite e il personale è motivato qualificato, ma comunque si segnala un livello di anzianità molto elevato. Nell’istituto di Perugia Capanne sono state investite cospicue risorse economiche per l’adeguamento strutturale e la dotazione di strumentazione tecnologica di videosorveglianza. Tale tecnologia avrebbe dovuto qualificarlo come istituto a sorveglianza dinamica, ma le politiche gestionali del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, alquanto discutibili, in quanto non hanno assegnato alla struttura del capoluogo detenuti con caratteristiche di pericolosità nei confronti dei quali ridurre i livelli di vigilanza non hanno permesso di formalizzare la cosa.

Si segnala inoltre nella struttura perugina una grandissima presenza di stranieri e di tossicodipendenti con percentuali elevate di problematiche psichiatriche condizioni che non permettono di ridurre la vigilanza per cui il personale assegnato risulta essere insufficiente. Nell’istituto Spoletino sono presenti molte iniziative trattamentali e formative, si registra nonostante una ottima gestione una grandissima preoccupazione per il taglio subito all’organico di 107 unità di polizia penitenziaria, situazione singolare perché non ha eguali su scala nazionale.

Diversamente dalla struttura Perugina l’istituto spoletino non presenta interventi di automazione e tecnicizzazione al passo con i tempi, interventi che sarebbero auspicabili per cercare di ridurre i carichi di lavoro della polizia penitenziaria e un miglioramento delle condizioni di sicurezza. Un grosso problema che è presente anche in Umbria riguarda lo scarso numero di posti letto per le REMS, residenze esterne per l’esecuzione delle misure di sicurezza, che dopo la chiusura degli OPG sono strutture sotto la gestione della sanità pubblica. Gli OPG garantivano una disponibilità di 1300 posti letto su scala nazionale, mentre ora le REMS garantiscono neanche il 50 % della necessità per coloro i quali debbono scontare una misura di sicurezza perché valutati pericolosi socialmente.

"Questa situazione è di grave pregiudizio sia per l’ordine e la sicurezza all’interno degli istituti penitenziari, perché coloro che definiti pazzi non possono giuridicamente restare in carcere perché le stesse strutture penitenzierie non sono in grado di fornire l’assistenza adeguata a chi soffre di gravi patologie psichiatriche, sia per l’ordine e la sicurezza pubblica in quanto coloro i quali non trovano spazio nelle REMS rimangono liberi sul territorio".

È emerso da una valutazione statistica che dalla chiusura degli OPG sono aumentati i reati compiuti con particolare crudeltà ed efferatezza. Per questa situazione Il Sappe e Fratelli D’Italia stanno lavorando a proposte di legge riguardanti tale situazione, estremamente sottovalutata mentre meriterebbe un intervento serio e risolutore. In data 16 aprile 2019 il capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha istituito una commissione che dovrà effettuare una ricognizione circa la dotazione organica del Corpo di Polizia Penitenziaria necessaria a livello nazionale.



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