cultura e spettacolo

Nobiltà e potere, Pompeo Campello, l'Umbria e Spoleto: una vera perla

 

 

Pagine inedite. Su un personaggio che ha segnato la storia d'Italia e quella di Spoleto. Il nome di Pompeo Campello, imparentato con il re di Francia per via del matrimonio del figlio Paolo con la figlia di Luciano Bonaparte principe di Canino, emerge qua e là dai capitoli della storia risorgimentale. Non


era mai stata focalizzata la figura dello stemmato spoletino, appartenente al partito moderato e grosso amico di Pio lX, che lo ricevette lo stesso giorno della sua ascesa al soglio pontificio. Il giovane storico Filippo Maria Troiani, per la Collana della Memoria dell'Associazione Amici di Spoleto, ha frugato tra gli scaffali dell'Archivio di Stato, digerito saggi sull'argomento e s'è confrontato con il suo professore d'Università Mario Tosti, al fine di ricostruire un periodo storico che segna la fine allo Stato Pontificio e la nascita dell'Unità d'Italia. Attorno al nobile Campello c'è anche una Spoleto ottocentesca che partecipa con slancio e passione agli eventi storici. Ma c'è anche una città che, attraverso il suo gonfaloniere (equivalente al sindaco) Montani e l'assemblea dei cittadini, si ritrova a dovere affrontare il problema della povertà. Dell'accattonaggio. Del disagio socioeconomico di una comunità. Di qui l'imposizione di tasse, che riguardano le classi più abbienti (una patrimoniale?), per promuovere progetti di pubblica utilità che diano lavoro e fonti di reddito.

Questa politica veniva adottata nello Stato pontificio, dove papi illuminati come Clemente Xll soppressero l'ereditarietà blasonata del seggio nell'assemblea cittadina e l'apertura alla borghesia. Fu il successore Leone Xll, Annibale della Genga, spoletino, a restaurare le vecchia tradizione. Si potrebbe dire oggi che gli spoletini si son sempre fatti male da sé. Ma queste non sono considerazioni da storico, bensì di lettore e polemista impenitente. Compito dello storico è invece quello di provare, attraverso fonti documentarie, quello che viene affermato passo dopo passo. Sta qui il carattere scientifico di "Nobiltà e Potere, Pompeo Campello, l'Umbria e Spoleto al Tramonto dello Stato Pontificio".

Troiani, in apertura, dedica il primo capitolo ad una cartografia dell'Umbria il cui territorio coincideva col Ducato di Spoleto. Perugia stava fuori dal perimetro umbro. E ciò a dimostrazione di come la città ducale sia stata delusa nelle sue aspettative dalla fine dello Stato Pontificio e la nascita della nazione italiana.

E' un volume ricco. Le note, a margine della pagina, irrobustiscono il testo. La cui scrittura è agile. Non ci si imbatte mai nella petulanza dello storico cavilloso. Pesante nell'esposizione dei fatti. Ma ciò non vuol dire che Troiani dia la stura alla fantasia laddove la documentazione dovesse risultare lacunosa. Il giovane storico non si arrende e va a caccia di testi e documenti per procedere nella ricostruzione dell'epoca e del suo personaggio.

Pompeo Campello, figlio di Bernardino, è per carattere e scelta politica l'opposto di Luigi Pianciani. Entrambi di estrazione nobiliare si ritroveranno a contendersi lo scranno in parlamento. Tanto riflessivo e prudente il primo, quanto irruente e imprudente il secondo. Pompeo torna spesso in Umbria per risolvere problemi economici della famiglia, Pianciani dilapida il suo patrimonio finanziando la spedizione dei Mille e mantenendo in Inghilterra scrittori di stampo socialista come Victor Hugo o Emile Zola.

L'autobiografia di Pianciani è stata pubblicata sempre dagli Amici di Spoleto. Mancava la figura di Pompeo Campello. E il vuoto è stato colmato grazie a Dario Pompili, presidente dell'Associazione, che ha sollecitato Troiani a mettersi a lavoro. Ne è venuta fuori un'opera di grande profilo scientifico, che arricchisce il patrimonio storico di Spoleto.



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