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Tutta l'Umbria alla scoperta dei capolavori della Valnerina
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Tutta l'Umbria alla scoperta dei capolavori della Valnerina
Numerose le persone che ieri, in occasione delle giornate Fai di primavera, hanno visitato il deposito dei beni culturali di Santo Chiodo
Sono state numerose le persone, provenienti da tutta l’Umbria e anche dal Lazio, che ieri in occasione delle giornate del Fai di primavera hanno visitato il deposito dei beni culturali di Santo Chiodo. Nella struttura attualmente sono presenti circa 5.000 manufatti recuperati
dalle chiese, dai musei e dagli edifici della Valnerina colpiti dal terremoto che ora attendono soltanto di essere restaurati. “Nelle rastrelliere li manteniamo uniti per luogo di provenienza - ha affermato la dottoressa Tiziana Biganti, che si occupa della gestione del deposito - nell’ottica di poterli restituirli presto alle comunità locali. Nel frattempo, in collaborazione con l’Università, stiamo attivando una serie di studi volti ad approfondire le nostre conoscenze su queste opere”.
Ad accogliere i visitatori, oltre a15 volontari del Fondo ambiente italiano e gli operatori della protezione civile, sono stati 50 “apprendisti Cicerone” dell’Istituto di istruzione superiore “Pontano - Sansi - Leonardi” che hanno condotto i presenti alla scoperta dei capolavori e alle opere d’arte presenti all’interno del capannone e del laboratorio, attivato grazie alle borse di studio messe a disposizione dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze, in cui gli ex allievi dell’Opificio delle pietre dure di Firenze (un istituto autonomo del Mibact specializzato nel campo) stanno mettendo in sicurezza una serie di beni “malati”: le operazioni, nello specifico, riguardano la rimozione della polvere e della muffa, con i tecnici che in seguito compileranno una scheda per comunicare ai futuri restauratori gli interventi fin qui effettuati. “L’Opificio per circa un anno - ha detto il soprintendente dell’Umbria Marica Mercalli - ci darà una mano e mi piacerebbe poter accogliere anche restauratori umbri: mi auguro che le Fondazioni bancarie regionali si attivino per renderlo possibile”. Dal canto suo, il Fai è pronto a fare la propria parte e a breve avvierà una raccolta fondi al fine di restaurare un'opera particolarmente significativa.
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