cronaca

CASTELLUCCIO: TERRA FANTASMA

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gli scatti di Alfonso Della Corte alla ferita profonda della terra e dell'anima

 

Alfonso Della Corte, fotografo da oltre 20 anni, ha quasi sempre scelto di raccontare attraverso il suo obiettivo storie reali spesso molto forti, che colpiscono per la verità che, imponente, colpisce l'occhio e rimanda inevitabilmente alla ragione. Dall'Africa all'India le immagini, sapientemente colte, palesano


realtà molto lontane da noi: ben diverso, però, è l'approccio che questo fotografo ha avuto con Castelluccio. Legato a questo lembo di terra sia per passione che per amicizia annale con i castellucciani, Della Corte ha realizzato un fotoreportage che racconta scatti dell'anima.

Subito dopo la scossa del 30 ottobre, racconta, ha immediatamente chiamato un abitante del luogo per capire quale fosse la situazione, sapendo già delle precarie condizioni del borgo dopo il sisma di Amatrice. La risposta ricevuta, "Castelluccio non c'è più", ha dapprima fatto decidere Alfonso di non voler vedere la meraviglia distrutta: poi, dopo aver pensato al suo reale ruolo in primis di uomo più che di fotografo, ha deciso di raggiungere i suoi amici. Passando per sentieri e mulattiere aiutato proprio dai castellucciani, Della Corte è riuscito ad arrivare a Castelluccio: "L'immaginario collettivo pensa che un terremoto di tale portata devasti le case e ovviamente le persone", spiega. "Ma ancor più devastante è la violenza del paesaggio completamente cambiato, la montagna con il suo solco, il silenzio dato dall'assenza del tutto nel suo insieme in un solo colpo d'occhio".

Prima di prendere in mano la macchina fotografica, Alfonso si è messo ad aiutare. Volontario a tutti gli effetti per due giorni: cuoco, allevatore e tutto quello che è stato necessario fare.
Poi è tornato per altri cinque giorni, dopo l'evacuazione degli abitanti del borgo, ed ha vissuto con i militari ed Emiliano Brandimarte, castellucciano rimasto giocoforza e per amore, in quanto proprietario del Sibillini Ranch ovvero un allevamento di 65 cavalli: letteralmente abbandonato da tutti, quest'uomo ha aspettato la loro naturale transumanza che avviene ogni anno a metà dicembre da Castelluccio a Norcia.

Alfonso ci tiene a sottolineare di essersi sentito onorato: Brandimarte, insieme alla famiglia ed alcuni amici, lo ha reso partecipe dell'impresa lasciandogli l'esclusiva delle fotografie di quel giorno.
Le foto gentilmente concesse raccontano di uno dei più bei luoghi del mondo, che ha accolto migliaia di turisti ogni anno, ogni stagione, rassicurato tanti umbri per il suo naturale perpetuarsi nel tempo, inafferrabile, imperturbabile: le ferite colte da Della Corte in ogni singola immagine ci ricordano di che cosa eravamo beneficiari spesso ingrati, e di come invece avremmo dovuto esserne gelosi, gelosissimi custodi.



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I commenti dei nostri lettori

Il Corvo della rocca

9 anni fa

Conosco bene la zona e devo dire che le foto descrivono bene la realtá e la suggestivitá dei luoghi. Per rimanere nel tema, espresso dal titolo, ( e in linea con gli avvenimenti e con la leggenda), manca soltanto che in qualche foto si intraveda comparire dalla nebbia l'Immagine di Ponzio Pilato. Che si dimena ancora tormentato dal rimorso nel lago. E al cui tormento (per alimentare la leggenda) attribuire la probabile causa del terremoto.

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