cultura e spettacolo
La scrittura per il cinema: al Cinema Sala Pegasus incontro con l’autrice del romanzo e gli sceneggiatori del film 'Questi giorni' in concorso a Venezia
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La scrittura per il cinema: al Cinema Sala Pegasus incontro con l’autrice del romanzo e gli sceneggiatori del film 'Questi giorni' in concorso a Venezia
L'appuntamento è in programma sabato alle ore 18
Sabato 26 novembre alle ore 18, in occasione della proiezione del film "Questi giorni" di Giuseppe Piccioni, il Cinéma Sala Pegasus avrà il piacere di avere ospiti in sala per un incontro con il pubblico della città
gli sceneggiatori - Chiara Atalanta Ridolfi e Pierpaolo Pirone - e l’autrice del romanzo Color betulla Giovane, dal quale il film è liberamente ispirato, Marta Bertini. La serata sarà moderata da Roberto Lazzerini, formatore esperto di cinema. Un incontro per avvicinarsi ad un tema complesso e affascinante come quello della scrittura per il cinema e il suo rapporto con il romanzo e che rientra nel progetto della sala di creare occasioni di avvicinamento e continuo approfondimento rispetto ai vari aspetti che sostanziano il lavoro cinematografico. Il film, riconosciuto di interesse culturale con contributo economico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione generale per il cinema, è stato presentato quest’anno in concorso alla 73. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
Piccioni, classe 1953, già in concorso al Lido nel 2001 con “Luce dei miei occhi” e ora alla sua decima pellicola, racconta in “Questi giorni” il viaggio delle quattro giovani protagoniste dalla provincia verso Belgrado, un cammino che diventerà il meccanismo per raccontarne l’irripetibile legame e far emergere conflitti e contraddizioni del passaggio verso l’età adulta. Un tema, quello dei vent’anni, che quest’anno ha attraversato la maggior parte delle pellicole dei registi italiani in concorso a Venezia. Nel cast oltre a Margherita Buy, Filippo Timi e Sergio Rubini, le quattro giovanissime protagoniste - Maria Roveran, Marta Gastini, Caterina Le Caselle, Laura Adriani- vero cuore pulsante del film.
Il film
Una città di provincia. Tra le vecchie mura, nelle scorribande notturne sul lungomare, nell’incanto di un temporaneo sconfinamento nella natura, si consumano i riti quotidiani e le aspettative di quattro ragazze la cui amicizia non nasce da passioni travolgenti, interessi comuni o grandi ideali. Ad unirle non sono le affinità ma le abitudini, gli entusiasmi occasionali, i contrasti inoffensivi, i sentimenti coltivati in segreto. Il loro legame è tuttavia unico e irripetibile come possono essere unici e irripetibili i pochi giorni del viaggio che compiono insieme per accompagnare una di loro a Belgrado, dove l’attendono una misteriosa amica e un’improbabile occasione di lavoro.
Note di regia
Cos’è quell’illusione di eternità che improvvisamente si inceppa, minaccia di interrompersi proprio quando il futuro sembra comunque essere carico di promesse? Perché un viaggio intrapreso per suggellare il legame di un’amicizia che in quel modo cerca di diventare eterna, crea invece un’incrinatura insanabile nell’equilibrio incerto della vita quotidiana del gruppo?
Ho lavorato a lungo con le ragazze perché loro sono semplicemente il film. Non volevamo fatti eclatanti, o situazioni estreme da raccontare, insomma non una storia troppo premeditata. Avevamo poco tempo, molti spostamenti e tantissime scene da girare. Nella parte inziale il tempo viene scandito dalla ripetizione, dalla frammentarietà episodica, dalla somma di vicende di vita ordinarie, nella somiglianza dei minuti, delle esperienze. Nel viaggio, per quanto breve, si ha la sensazione di un’idea diversa della durata, che il tempo sia interamente vissuto. Dovevo stare semplicemente vicino a queste ragazze, dovevo filmare qualcosa che non è solo nella storia. Raccontare anche quel senso fisico dell’esistenza tipico di quell’età, quell’energia, quel dispendio senza riserve o cautele. In questo senso il paesaggio ci ha aiutati ma non in maniera descrittiva e la natura è solo compagna di quei gesti, di quelle parole, di quelle vicende., della fiammata improvvisa che nell’arco di pochi giorni vissuti intensamente diventa rapidamente ricordo, un’occasione mancata, un gesto che si è perso da qualche parte, anche se bisogna andare avanti, sempre.
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