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Vicenda piazza d'Armi e caparra persa, il Comune prova ad alzare la voce ma...
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Vicenda piazza d'Armi e caparra persa, il Comune prova ad alzare la voce ma...
Al di là di cavilli formali e qualche tentativo di gettare discredito sulla redazione di Spoletonline, la verità sostanziale rimane: assenza di volontà politica nel trattare realmente la vicenda, individuando e perseguendo i responsabili. Ecco cosa prevede la legge
"Conclusioni totalmente errate", frutto di "presupposti inesistenti quando non offensivi". Si sente offesa, l'amministrazione comunale di Spoleto, o forse si sente offeso qualche suo dirigente, dato che la nota giunta in redazione a firma dell'Amministrazione comunale è stata realizzata, come si legge
nel corpo della mail, "sentito l'ufficio del Segretario generale". Ad ogni modo, per definire come sopra esposto il lavoro di questa redazione e di chi la dirige, l'onta da lavare deve essere proprio grave. E allora è giusto cercarla, questa onta, e metterla in luce. Assumendosi anche le proprie responsabilità, se necessario. E allora eccolo, il comunicato di replica dell'Amministrazione che bolla come "infondate" le teorie, che teorie non sono affatto, sulle quali si basa un non meglio specificato "articolo" di Spoletonline relativo alla vicenda di Piazza d'Armi, tra l'altro senza specificare a quale ci si riferisca, dato che di pezzi ne sono stati pubblicati diversi.
Pronti? Via.
"In merito all'articolo apparso sulla testata Spoletonline in riferimento alla questione di Piazza d'Armi, l'Amministrazione comunale intende precisare come alcuni contenuti dell'articolo in questione, che chiamano in causa questa Amministrazione, siano infondati, giungendo a conclusioni totalmente errate perché basate su presupposti inesistenti quando non offensivi nei confronti dell'operato dell'Amministrazione stessa". Quali sono, di grazia, questi "alcuni contenuti"? Magari sono scritti più avanti. Continua la nota:
"La sentenza del Tribunale di Roma del gennaio scorso definiva l'annosa controversia respingendo le domande del Comune anche riguardo la restituzione della caparra confirmatoria versata a favore del Ministero della Difesa per il contratto preliminare di acquisto dell'area di piazza d'Armi". E ancora: "Poiché il Comune di Spoleto aveva tempo fino al luglio del 2016 - essendo questo il termine per promuovere l'eventuale appello e prima quindi del passaggio della sentenza in giudicato - gli uffici hanno ritenuto opportuno studiare attentamente tutte le varie strategie, anche difensive, nonché i vari tentativi di conciliazione". E chi ha mai detto il contrario? A parte il fatto che di "tentativi" di conciliazione postumi alla sentenza non se ne è mai avuta notizia, e che quindi forse il termine corretto è "ipotesi di conciliazione", e a parte anche il fatto che le strategie possono essere solamente difensive, e non "anche difensive" se non si vuole considerare un attacco frontale all'arma bianca nei confronti del Demanio, basta comunque leggere l'articolo di Sol del 6 febbraio scorso, nel quale si rende nota la sentenza di condanna per il Comune e si parla dei possibili scenari futuri ("Adesso i legali del Comune stanno valutando l'ipotesi di ricorrere in appello, mentre l'altra strada prevede la riapertura del tavolo di trattative con il Ministero"), per comprendere come questa testata non si sia mai sognata di mettere in dubbio la libertà di azione dell'ente. E ci mancherebbe altro. Forse allora le nostre farneticazioni cui il Comune si riferisce arriveranno più avanti? Prosegue la replica:
"Successivamente, valutato più opportuno non proseguire l'iter giudiziario, veniva quindi predisposta una relazione riassuntiva della complessa vicenda per la Corte dei Conti inviando tutto l'incartamento al giudice amministrativo-contabile; si precisa tra l'altro che, in assenza di una specifica richiesta da parte della Procura della Corte dei Conti, non sussiste alcun termine perentorio per formulare tale adempimento". Ah. Eccoci qua, allora. Questo è il punto. Il Comune valuta ogni ipotesi di ricorso o conciliazione, conclude (chi? La giunta? Il segretario?) che non è il caso di appellarsi contro la sentenza del tribunale di Roma (dov'è l'atto di rinuncia a proseguire l'iter giudiziario?) e, quindi, predispone una relazione riassuntiva e la invia alla Corte dei Conti. Dunque a luglio? No. Il 19 agosto. Vale a dire sette mesi dopo la sentenza ma soprattutto, a questo punto va sottolineato, neanche due giorni dopo l'uscita dell'articolo di Spoletonline, in cui si solleva il dubbio che l'attuale amministrazione comunale sia effettivamente a posto in questa vicenda. In mezzo c'è la mozione del gruppo consiliare Spoleto Popolare, presentata a maggio e discussa non prima di venerdì scorso, con un ritardo gravissimo e imbarazzante. E dire che il sindaco Cardarelli ha da subito dichiarato di volerci veder chiaro e individuare i responsabili del danno economico subito dal Comune...
Ma c'è di più. L'amministrazione sostiene che, "in assenza di una specifica richiesta da parte della Procura della Corte dei Conti, non sussiste alcun termine perentorio" per segnalare l'eventualità di un danno subito. Ma come è possibile, secondo l'amministrazione di Spoleto, che una Procura debba chiedere ad un ente di segnalargli qualcosa di cui ancora non è a conoscenza? Impossibile formulare una tale richiesta, così come è impossibile evaderla. E poi, anche ammesso - e ovviamente non concesso - che quanto sostenuto dal Comune risponda al vero, c'è sempre il dato politico a inchiodare l'amministrazione alle proprie responsabilità. C'è un atto di controllo, una mozione da parte di un gruppo di maggioranza, pervenuto a maggio sulla scrivania del presidente del consiglio comunale. La segnalazione va presentata immediatamente, proprio perché un gruppo consiliare (tra l'altro di maggioranza) chiede di indagare e a maggior ragione perché si è dichiarato di volerci veder chiaro. O erano solo chiacchiere? Conclude la nota del Comune:
"Nessuna contestazione od omissione del possibile danno erariale alla Procura della Corte dei Conti, così come ogni addebito di responsabilità, può essere attribuita quindi a questa Amministrazione che ha effettuato correttamente tutti i vari adempimenti previsti dalla legge". Questo è ciò che sostiene il Comune. Buon per l'ente. Tuttavia, in materia di "responsabilità" e di "termine perentorio", vale la pena scorrere brevemente il comma 4 dell'articolo 93 del testo unico degli enti locali e il comma 3 dell'articolo 1 della legge 20 del 1994. Nel primo si legge che "L'azione di responsabilità si prescrive in cinque anni dalla commissione del fatto", mentre nel secondo è scritto chiaramente che "Qualora la prescrizione del diritto al risarcimento sia maturata a causa di omissione o ritardo della denuncia del fatto, rispondono del danno erariale i soggetti che hanno omesso o ritardato la denuncia. In tali casi, l'azione è proponibile entro cinque anni dalla data in cui la prescrizione è maturata". Insomma, contenti loro...
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I commenti dei nostri lettori
Walter Cieri
10 anni fa
Caro Daniele, la mozione di Spoleto Popolare su piazza D'Armi, era inserita come quarto punto all'ordine del giorno del Consiglio Comunale dell'11 Luglio. Dopo il riepilogo sulla vicenda,esposto da Roberto Settimi, alcuni consiglieri hanno chiesto di portare la discussione in commissione, in seguito al parere negativo espresso dal Consiglio, causa anche alcune assenze nella maggioranza, i consiglieri di opposizione sono usciti facendo così mancare il numero legale. Ovvio dover rinviare la discussione al prossimo Consiglio( 2 settembre), dove per regolamento passa al primo punto dell'ordine del giorno. Avremmo dovuto perdere altro tempo in commissione e ridiscuterne poi a settembre per giungere alle stesse conclusioni? RISPOSTA: caro Walter, sei l'ultimo arrivato in consiglio comunale e pertanto, visti anche gli ottimi rapporti interpersonali che intercorrono tra noi, voglio prendere il Tuo intervento come genuino, e non come la provocazione che potrebbe sembrare. E rispondo dicendoTi che il punto è un altro. A prescindere dalla discussione in consiglio, infatti, il presidente dello stesso è a conoscenza della mozione dal momento della sua presentazione, vale a dire il 20 maggio u.s. Come tale, la mozione è un atto di controllo. Pertanto, a prescindere dall'iter giudiziario intrapreso dagli uffici comunali, a prescindere dal voto politico che il consiglio avrebbe dato di lì a tre mesi, alla data del 20 maggio l'amministrazione aveva l'obbligo politico, ancorché morale e - ritengo - legale (ma per quest'ultimo aggettivo saranno altre persone ad esprimersi con maggiore competenza della mia) di segnalare alla Procura della Corte dei Conti l'avvenuto, possibile danno erariale pari a 836 mila euro più le spese, con un esposto. Alla Procura, poi, il compito di verificare dal punto di vista legale-contabile le effettive responsabilitá. Cosa assolutamente indipendente e parallela, invece, è l'iter politico, che è di indirizzo e che dovrebbe quindi esprimere le reali intenzioni di un gruppo dirigente rispetto a un determinato argomento della cosa pubblica. Spero di essere stato esauriente. A Tua disposizione Con stima e amicizia Daniele Ubaldi - direttore editoriale
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