Opinioni
Luigi Fortunati: l'angelo custode dell'arte spoletina intervistato da Panorama
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Luigi Fortunati: l'angelo custode dell'arte spoletina intervistato da Panorama
Focus del settimanale sul magazzino di S. Chiodo e le opere tolte dalla Galleria d'Arte Moderna
Panorama si è occupato di Spoleto ancora una volta. E nell'ultimo numero in edicola da qualche giorno, lo fa ricordando e mostrando a Spoleto quello che Spoleto purtroppo dimentica di essere stata e di avere come patrimonio storico-artistico. Antonio Carnevale, responsabile delle pagine culturali del settimanale,
è entrato nel magazzino di S. Chiodo ed è rimasto folgorato dalla ricchezza e dall'importanza delle opere d'arte chiuse lì dentro. Antonio Carnevale, non è solo un giornalista "da cronaca", ma qualcuno che nel mondo dell'arte, soprattutto contemporanea, si muove con la bussola dello studioso competente ed informato. Laureato in Storia dell'arte con una tesi sui rapporti tra arte informale e spazialismo, relatore Enrico Crispolti (come dire il massimo nell'ambito degli studi su quel periodo e quella tematica). E' membro del comitato scientifico della rivista "Zeusi", periodico dell'Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha pubblicato di recente un saggio dal titolo "Scene da un patrimonio" libro inchiesta sui modelli virtuosi tra i Beni Culturali italiani. Ha curato diversi cataloghi fra cui, ultimi, quelli su Giacomo Balla e sulla riscoperta di Luigi Boille, oltre ad essersi occupato di vari artisti dell'attuale scena contemporanea.
Nel suo articolo sul magazzino di S. Chiodo, Antonio Carnevale intervista Luigi Fortunati che, come un angelo mandato a Spoleto da una divinità benefica, da anni cataloga e conserva in quel magazzino, un patrimonio che qualunque galleria d'arte moderna, anche di città ben più grandi di Spoleto, sarebbe ben felice di esporre. Invece lì dentro sono state "sepolte", e molte di recente, non solo opere di un gran numero di artisti che fanno parte di musei internazionali (vogliamo parlare di Domenico Gnoli?), ma anche quadri che il grande Gianni Carandente (con cui Luigi Fortunati aveva lavorato a lungo) aveva collocato in modo strutturato e coerente nella Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Collicola da lui creata e a cui aveva donato la sua collezione valutata svariati miliardi di lire. Nel suo articolo, infatti, Antonio Carnevale parla del gruppo di artisti informali che operarono a Spoleto nel dopoguerra (Rambaldi, De Gregorio, Marignoli, Orsini, Raspi, Toscano) e che, cito testualmente dall'articolo, "hanno dato lustro alla città di Spoleto e all'Umbria tutta, con una delle più significative esperienze della pittura informale italiana." E prosegue scrivendo "Una intera parete (del magazzino di S. Chiodo) restituisce dignità a questi capolavori che un tempo erano nella Galleria d'Arte Moderna." Ed erano lì fino ad in un tempo molto recente, aggiungo io. Ecco, appunto: quei "capolavori" che Gianni Carandente aveva esposto in una sala a loro dedicata, furono inopinatamente "nascosti" nel magazzino qualche anno fa all'arrivo del nuovo direttore della Galleria d'arte moderna, destrutturando la disposizione dell'allestimento di Carandente e rendendo assolutamente non leggibili le poche opere rimaste in esposizione. Solo per fare un esempio: di Filippo Marignoli esistono tele favolose degli anni '50 e inizi dei '60, nel magazzino di S. Chiodo, ma a Palazzo Collicola è esposta una unica opera degli anni '80 ( quindi nemmeno utile a capire il percorso di questo artista) che niente ha a che vedere con l'informale . Ricordo che Palazzo Collicola è anche Museo Civico (cioè, della città) che dovrebbe offrire testimonianza storica di quello che di importante è avvenuto a Spoleto. Non di chiunque abbia dipinto da queste parti, si badi bene. Ma degli artisti di cui hanno scritto i più qualificati studiosi d'arte ed i cui nomi sono citati nelle "storie dell'arte del ‘900", sarebbe doveroso da parte della città a cui hanno dato lustro.
Invece a Spoleto succede questo: chi volesse avere un'idea coerente o documentarsi su quello che artisticamente di valore nazionale ed internazionale è stato prodotto da queste parti fra i tardi anni '50 ed inizio dei ‘60, deve chiedere di visitare la sede della Fondazione Carispo che possiede una ottima e ben tenuta collezione di opere degli informali di Spoleto. O, appunto, visitare il magazzino di S. Chiodo dove Luigi Fortunati che conosce molto bene la storia dell'arte, le sta conservando in modo egregio.
E' normale questo per una città a "vocazione culturale"?
Un grazie, dunque, ad Antonio Carnevale che "svela" Spoleto agli spoletini ed un grazie al favoloso Luigi Fortunati. Ma faccio mia una domanda dell'articolo di Panorama: che succederà di tutte quelle opere, quando fra un mese Luigi Fortunati andrà in pensione?
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I commenti dei nostri lettori
Comitato 19 giugno
10 anni fa
Forse Daniela De Gregorio ha ragione su di un punto: l’inadeguatezza della proposta di collaborazione di chi è giá preposto alla cura del patrimonio artistico mobiliare del Comune di Spoleto. Ma il nostro Comitato (se Daniela ricorda i motivi della nascita) giá dai tempi del Sig. Daniele Benedetti aveva avanzato queste ed altre proposte, che qualche commentatore aveva apprezzato. Vorremmo che fossero analizzate nel merito proprio da persone competenti e disponibili, come la stessa Daniela, avvezza a metterci la faccia (vedi ecomostro) e non a limitarsi a stigmatizzare. Grazie a quanti vorranno farci cambiare opinione sulla ipotesi prospetta.
Pasquino di Monterone
10 anni fa
L’intervento di Daniela De Gregorio, molto acuto e documentato (noblesse oblige!) , risulta molto gradevole ed, anche, estremamente utile per alcuni spunti di riflessione che offre ad un lettore che voglia mantenere una certa distanza da fatti e persone, osservando nello stesso tempo un criterio di obiettivitá che, purtroppo, me ne rendo conto, è a sua volta soggettivo. In parole più spicce, voglio dire: • La figura di Luigi Fortunati merita di apparire tra i “giusti dell’umanitá”, avendo svolto una funzione impareggiabile, partendo dai banchi di una macelleria, per attingere così alti livelli artistici, come per una chiamata vocazionale; il Suo pensionamento rischia di costituire una perdita irreparabile per la Comunitá, per cui suggerisco a chi ha il potere di farlo, di studiare una qualche forma di continuitá, mutando la forma della collaborazione ma mantenendone la sostanza • Il giusto riconoscimento a Luigi Fortunati sembra rappresentare, per Daniela De Gregorio, l’occasione per togliersi diversi sassolini dalla scarpa (l’impressione è che avesse incorporato un sorta di ferro di cavallo) , significando la Sua insoddisfazione per alcune scelte effettuate dalla attuale gestione della Galleria Comunale d’Arte Moderna, penalizzanti (secondo De Gregorio) per la vicenda artistica spoletina, a partire dagli anni ’50, assurta alla considerazione della più qualificata critica d’arte nazionale. • Se le cose stessero come asserisce Daniela De Gregorio , e non ho motivo per dubitarne, non si capisce perché non vengano riconsiderate le scelte passate, dando così anche un giusto riconoscimento al lavoro di Fortunati, che ha conservato , nella Sua riserva indiana, un patrimonio quasi sconosciuto, meritevole di riaffiorare dagli abissi • Infine, abbiamo preso atto che esistono, oltre a Giorgio Mulè,direttore di Panorama, altri giornalisti , profondi intenditori d’arte, come Antonio Carnevale, grandi innamorati di Spoleto e del suo contesto artistico, che potrebbe molto validamente collaborare alla promozione della Cultura del nostro Territorio, anche in posizioni istituzionali, se è il caso. P.S. avere la possibilitá di riconoscere l’immagine di un Bruno Toscano quasi imberbe, nel gruppo di artisti fotografati, costituisce una curiositá ghiotta, di cui ringraziamo la memoria archivistica di De Gregorio.
Spoletino de Piazza
10 anni fa
Perché non vogliamo dirci la veritá tutta, visto che ci stiamo girando intorno? E la veritá è che stiamo scambiando il vino per l'acquetta. Ossia da una parte c'è un corpus cospicuo di opere d'arte, di assoluto rilievo tanto da fare la storia dell'arte contemporanea, custodito improvvidamente nei magazzini comunali; dall'altra ci sono le mostre temporanee allestite al piano nobile di Palazzo Collicola che sono assolutamente e irrimediabilmente inconsistenti, nel giro dei galleristi mercanti d'arte: esposizioni tanto vuote quanto volute dal direttore della galleria. Perché non si pone fine a questa situazione? perché rubiamo spazio all'arte per il mercato? Ce lo diciamo tutti a Spoleto, almeno quelli che ci tengono, ci incontriamo per strada e se ne discute, ma si va a mezze parole. Ma diciamolo una volta per tutte: via l'attuale direzione e largo ad altro. SENZA APPELLI.
daniela de gregorio
10 anni fa
"Il tutto con la collaborazione del dott Marziani..." scrive "Comitato 19 Giugno". Ripeto quello che ho giá detto nel mio intervento: è proprio il dott. Marziani ad aver "sepolto" nel magazzino di S. Chiodo molte opere di valore (quelle che hanno colpito Antonio Carnevale, autore dell'articolo su Panorama) esposte fino a pochi anni fa nel Museo d'arte moderna. Non sarebbe più semplice chiedergli di tirare fuori da lì ciò che ha tolto da Palazzo Collicola destrutturando l'allestimento Carandente? Basterebbe che l'attuale giunta se lo ponesse come atto dovuto alla cittá e programma per una cittá veramente di cultura. Premio o no.
Comitato 19 giugno
10 anni fa
Ripetiamo per la terza volta. Così come ha fatto l'Albornoz, a proprie spese, con la collaborazione di Troiani, occorrono che ogni altro albergo si faccia carico di prendere, in quota parte, l'ingente patrimonio mobile che marcisce nel magazzino ed anche in altri luoghi.Ogni struttura,in raccordo con le altre, dovrebbe trasportarla nel proprio albergo, e curarne la manutenzione, la sucurezza e la fruibilitá. Cosa unica in Italia. Tutti gli alberghi, un unico museo. Il tutto con la collaborazione del dott. Marziali Questo costituirebbe sì una particolaritá tipica da CAPITALE della cultura. Ne parlammo, invano, anche con il Sig. Daniele Benedetti. Cardarelli, vogliamo seguire le sue orme?
una cittadina
10 anni fa
....l'amministrazione replica stizzita? Non ci si può credere! Invece di vergognarsi si offende ? Bah, non c'è più limite all'arroganza.
una cittadina
10 anni fa
L'Amministrazione replica stizzita? Non ci si può credere! Dopo anni di incuria dovrebbe vergognarsi e invece si offende? proprio non c'è limite all'arroganza dei responsabili di questo assurda situazione. Speriamo solo che fra i tanti esca fuori qualcuno che risolva la questione con adeguati provvedimenti per evitare che il povero Carandente si rivolti nella tomba.
angelo musco
10 anni fa
Conosco Luigi Fortunati da 20-30 anni quando faceva il macellaio da mio fratello e rivedere Luigino alle prese con trattati e manuali di arte per catalogare le opere presenti nel magazzino mi ha profondamente sorpreso. Passare dal camicione bianco insanguinato al pc (rimediato) per catalogare opere d'arte è stato un salto che solo una persone di grande determinazione e intelligenza poteva fare. Merito esclusivo di Luigino! La replica un po' stizzita dell'amministrazione a cui Luigino, con grave colpa!, ha tolto visibilitá, mi è sembrata veramente fuori luogo. Sarebbe opportuno ammettere che il lavoro svolto, nuovo o ad integrazione di ciò che giá esisteva, è stato spontaneo, utile e prezioso per la possibile valorizzazione di un magazzino che ora è quasi diventato un museo ed incoraggiare la buona volontá - raro esempio - di un dipendente pubblico. Occorre inoltre ricordare, per arrivare ai nostri giorni, che la sua insistenza ha "costretto" l'ASE ad istallare un moderno sistema antifurto la cui efficienza è stata puntualmente sperimentata dopo alcuni mesi e proprio grazie al pronto intervento di Luigino è stato sventato un furto che avrebbe potuto avere esiti disastrosi per il patrimonio artistico della cittá. Ora Luigino, persona semplice e modesta, è preoccupato per il clamore INCONSAPEVOLMENTE suscitato e mi auguro che il buon senso prevalga e l'Amministrazione riesca a testimoniare al proprio dipendenbte il giusto apprezzamento per il grande lavoro volontariamente fatto.
Fraeffe
10 anni fa
Non vivo stabilmente a Spoleto, ma ci vengo spesso e la amo da molti anni. Tempo fa mi è capitato di visitare la sezione dedicata ai pittori dell'arte informale spoletina alla Galleria di arte moderna e più recentemente una mostra dedicata al pittore Giuseppe De Gregorio. Credo che poco importi quello che ho provato nel poter essere circondata da quelle splendide e potentissime opere; penso invece sia molto più importante che sia i cittadini, sia gli appassionati d'arte, i turisti e gli studenti di ogni scuola ed etá possano apprezzare in qualsiasi momento un patrimonio così fondamentale e rappresentativo dell'arte moderna spoletina, esattamente come posssono visitare il museo archeologico o quello della Rocca. Mi unisco alle lodi e ai ringraziamenti per il lavoro del colto custode di queste e molte altre opere che dovrebbero essere altrimenti valorizzate, auspicando che chi gli succederá possa averne altrettanta cura. Ma vorrei soprattutto chiedere all'attuale direttore della Galleria, che non conosco ma che magari ci leggerá e potrá rispondere a tutti coloro che magari si pongono le medesime domande: perché le opere dei pittori informali sono state rimosse? Come è possibile si trovino in un magazzino? Perché non si provvede alla loro immediata restituzione alla Galleria e al suo pubblico? Grazie
una cittadina
10 anni fa
Non so se nel programma proposto per Spoleto Cittá della Cultura 2016 era stato prevista anche la valorizzazione delle opere d’arte giacenti nel magazzino del Comune e che a tale scopo poteva ambire al contributo per la crescita culturale ed economica della nostra cittá. Se sì forse avrebbe avuto qualche punto in più, al contrario l'’omissione avrebbe dimostrato di non presentare idee concrete per meritarlo. Ci si può riprovare per la prossima candidatura? Sempre che la nuova Amministrazione comunale dimostri la sensibilitá necessaria per correre ai ripari di tanta imperdonabile trascuratezza di chi l’ha preceduta.
CITTADINO CURIOSO
10 anni fa
si rimane basiti di fronte alla ricchezza e alla varietá di opere d'arte moderna e contemporanea sepolte nel magazzino comunale, un delitto perpetrato ai danni della comunitá di persone, non solo spoletine, che vorrebbero rivedere ed apprezzare questi grandi doni lasciati da Artisti (con la A maiuscola) passati o vissuti a Spoleto. Grazie Luigi che li hai conservati e catalogati con grande perizia e precisione ! Ora però noi li vogliamo vedere esposti a Palazzo Collicola costi quel che costi !!
Camillo Corsetti Antonini
10 anni fa
Non posso che unirmi a quanto Daniela De Gregorio scrive, auspicando che Spoleto (una cittá che dovrebbe esser fatta di persone, oltre che di antiche mura) torni a rappresentarsi attraverso quel che di importante ha, frutto del lavoro di spoletini e di quanti hanno eletto Spoleto a loro "casa", anche senza esservi nati. Un grazie a Antonio Carnevale e, soprattutto, a Luigi Fortunati.
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