cronaca

I pozzi di acqua calda di San Martino in Trignano: domani l'esito dei test dell'Ingv

 

Venerdì tavolo istituzionale alla sede della ProCiv per il caso

 

Un incontro tra le istituzioni per studiare il caso dei pozzi di acqua calda.
In seguito ai sopralluoghi in corso a San Martino in Trignano nei pozzi di acqua privati, domattina si terrà alle ore 11 nella sede della ProCiv in via dei Tessili a Santo Chiodo una riunione operativa tra il


sindaco Cardarelli, il dirigente ProCiv Comune di Spoleto Giuliano Mastroforti, la responsabile ProCiv comunale Stefania Fabiani, esponenti del dipartimento nazionale ProCiv, alcuni membri del servizio regionale della ProCiv, dalla Prefettura di Perugia, dall'Arpa, dal servizio geologico e sismico regionale, dall'Ausl2, il comandante provinciale dei vigili del fuoco, dall'Università di Perugia istituto geochimica, dall'Ingv, dalla Vus e dal corpo forestale di Stato.
Il meeting si tiene all'indomani dei rilevamenti a campione effettuati oggi (10) da alcuni studiosi dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) che si sono recati in loco con la Prociv comunale.
L'intenzione del gruppo di lavoro è di capire la causa del fenomeno che si sta verificando da domenica nell'Alta Marroggia, in via Cerquestrette di San Martino in Trignano, dove dai rubinetti di alcuni pozzi è fuoriuscita acqua calda fino a 50 gradi centigradi. Si decideranno le azioni di ognuno da compiere in base alle competenze.
Per evitare ulteriori problemi, il sindaco con un'ordinanza ha vietato da subito attingimenti nell'area con un raggio di 200 metri circa dal luogo "dell'innesco". Il divieto di estrazione dell'acqua vige in viale Cerquestrette dal civico 96 al 144; via Ticino dalla chiesa al numero 22; via Tagliamento dal civico 2 al 14; via Adige dal numero 10 al 14; via Lago di Piedilugo dal civico 1 al 23; via XVI Aprile e via lago di Garda.
Il problema è che non si capisce come mai sottoterra ci sia questa temperatura così elevata, mai rilevata. Di sicuro non si tratta di dispersione di corrente come causa del riscaldamento dell'acqua nei pozzi, considerando i rilevamenti effettuati dall'Enel prontamente lunedì.
Già nel 2002 il geologo Bruno Mattioli aveva studiato l'area e dal rapporto (pubblicata su profilo Facebook dal direttore del laboratorio di scienze della terra nei giorni scorsi) fatto dal Comune con l'Ase, con l'Università La Sapienza era emersa la "presenza di valori anomali di radon" come si seguito riportato: "Le anomalie più elevate sono state misurate tra San Giovanni di Baiano e San Martino in Trignano. In questa stessa zona sono distribuite anche le maggiori anomalie della CO2 e del CH4... Anche l'osservazione delle foto aeree ha evidenziato diversi elementi geomorfologici che confermano la probabile presenza di un elemento morfotettonico in tale direzione... La distribuzione del radon nell'area investigata delinea inoltre la presenza di una anomalia allungata in direzione SO-NE, localizzata sulla destra idrografica del torrente Marroggia, congruente con la direzione della faglia bordiera che pone in contatto i rilievi carbonatici dei monti di Campello con i depositi fluvio-lacustri Villafranchiani. La presenza di anomalie di anidride carbonica e di metano al di fuori degli allineamenti evidenziati dal radon, fa supporre che la distribuzione di tali gas sia da correlare ad una duplice azione: strutturale (presenza di fratture) ed antropica (legata ad inquinamento)".
Certo questo studio non porta alla soluzione del caso.



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I commenti dei nostri lettori

basilio rapucci

11 anni fa

Viste le forze in campo, il fenomeno è serio. Le ipotesi da verificare coprono le eventuali cause a 360 gradi. Nel frattempo che i vari personaggi individuano le vere cause: - Inquinamento ( molto probabile) - correnti parassite ( probabile) - fenomeni geotermici ecc.( poco probabile) vista la dimensione del fenomeno. Suggerisco al proprietario del pozzo di sfruttare questa nuova risorsa, nella speranza che il tutto non si esaurisca nel giro di una settimana. Il semplice inserimento di una doppia serpentina ( una all'interno del pozzo), l'altra su un serbatoio ( correttamente isolato da un punto di vista termico) garantiscono la possibilitá di immagazzinare energia sufficiente a risolvere il problema del riscaldamento ecc. Per questo scopo è sufficiente che la temperatura dell'acqua sia intorno ai 30° C. Tale soluzione che non contrasta l'ordinanza emessa, gli consentirá di ammortizzare l'investimento in una sola stagione. Aspettiamo intanto che i vari personaggi, scomodati per l'occasione, partoriscano la loro ricetta. Al belvedere manca poco, e poi tireremo questo benedetto sospiro di sollievo.

Il Corvo della roccca

11 anni fa

Certo è, che, se, così tanti "corsi" d'acqua, (Ticino, Tagliamento e Adige), assieme alla Marroggia, e agli emissari di piccoli e grandi laghi (Piedilugo, Arezzo e Garda), confluiscono tutti su "Cerquestrette", prima o poi, in quella zona, qualche "piccolo problema" doveva pur sorgere. E se a questo ci si aggiunge una certa dose di CO2 e di CO4, con un pizzico di radon (emesse dalle sorgenti locali), il risultato non poteva che essere imprevedibile. Comunque, la gente del luogo non ha nulla di cui preoccuparsi. Se la scienza non dovesse riuscire a spiegare il fenomeno "dell'acqua calda", e se tale fenomeno non dovesse causare problemi alla salute dei cittadini, c'è sempre la possibilitá di poterlo chiamare "miracolo". Con tanto da guadagnarci per tutti!

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