cronaca

Fascione di lamiera in mezzo alla galleria, famiglia nursina costretta a fare causa all'Anas

 

Vivi per miracolo ma mai risarciti dalla società responsabile della strada

 

Vivi per miracolo, costretti a ricorrere al giudice per farsi riconoscere i propri diritti dall'Anas. E' questa la surreale situazione che sta vivendo una famiglia nursina, composta dai 40enni Luca Amici e Victoriya Petrova Vladimirova, e dalle due bimbe nate dalla coppia, di 9 e 7 anni. "Lo scorso 25 giugno


- racconta Amici a Spoletonline - eravamo andati tutti insieme a Spoleto, per festeggiare in ospedale la nascita di un nostro nipotino". La gioia per il lieto evento, tuttavia, si era in breve trasformata in terrore e rischio concreto di perdere la vita. "Sulla via del ritorno - racconta ancora Amici -, mentre guidavo all'interno della galleria di Triponzo (tunnel molto lungo e, spesso, male illuminato, ndr) all'improvviso mi si è parato davanti un oggetto metallico di notevoli dimensioni, lungo abbastanza da occupare entrambe le semicarreggiate e, come se non bastasse, in movimento sulla strada". Costretto a decidere in pochi attimi, per evitare un impatto frontale devastante che sarebbe costato l'incolumità fisica degli occupanti del veicolo, Amici aveva messo in atto una manovra disperata, salendo con le ruote di destra sopra il marciapiede che costeggia la strada. "Ricordo di aver colpito e divelto un paletto di segnalazione - racconta ancora, visibilmente turbato - poi, per evitare di sfracellarci contro il muro laterale della galleria, ho sterzato con violenza rischiando di far cappottare la macchina. Alla fine c'è stato ugualmente l'impatto con l'oggetto metallico, che ha colpito la parte posteriore sinistra della macchina. Ci siamo ritrovati di traverso sulla strada, sulla corsia opposta rispetto al nostro senso di marcia ma, miracolosamente, tutti quanti illesi".

Ma se i danni fisici alle persone sono stati evitati, lo stesso non si può dire per il loro equilibrio psicologico. Le bambine, in visibile stato di shock al punto di dare di stomaco subito dopo l‘accaduto, ancora oggi si svegliano più volte ogni notte, in preda al panico, ed hanno il terrore di entrare in una galleria, al punto che i genitori, per spostarsi, sono costretti a scegliere percorsi alternativi per evitare i tunnel. Lo stesso Amici, spesso al volante durante lo svolgimento della sua professione lavorativa, cerca di non trovarsi mai da solo in macchina, ancora turbato da quanto accaduto. "Se posso mi faccio accompagnare da un conoscente - confessa ancora a Spoletonline - anche perché la notte non si dorme più, né io né mia moglie. Personalmente, su prescrizione del mio medico, ho cominciato ad assumere ansiolitici".

Tornando all'episodio del 25 giugno, dopo aver in qualche modo manovrato e riportato la macchina sulla corsia giusta, arrestandola definitivamente, e constatato che tutti all'interno dell'auto stavano bene, Amici era sceso per esaminare l'oggetto metallico, rendendosi quasi subito conto si trattava di uno dei fascioni di lamiera applicati sulla volta del tunnel, che per qualche motivo si era staccato dalla galleria. "Quando mi ci sono imbattuto io - ricorda ancora il protagonista della disavventura - il fascione aveva già colpito un autobus di linea e un'altra macchina. Lo stesso conducente dell'autobus mi ha aiutato a spostare a mano il fascione, togliendolo dalla strada onde evitare ulteriori incidenti".
Sul posto erano intervenuti i carabinieri, la polizia provinciale e alcuni operai dell'Anas, che gestisce la strada in questione. Anche il fratello di Luca Amici, nonché padre del neonato nipotino appena visitato in ospedale dalla famiglia, aveva soccorso gli sfortunati parenti insieme ad uno zio. Circa due ore più tardi, terminate le formalità, la famiglia aveva ripreso la propria marcia verso Norcia a bordo dell'auto visibilmente incidentata, a velocità molto ridotta e con forti rumori provenienti dalla parte destra anteriore del veicolo.

Ed ecco, oltre al danno, la beffa subita da questa famiglia, che per tutelare i propri diritti si è vista costretta ad adire le vie legali. "Purtroppo - conferma Amici - non c'è stata altra possibilità. Siamo stati costretti a denunciare l'accaduto, anche perché i danni riportati dalla mia macchina hanno ammontato a 3 mila e 500 euro, cui si vanno ad aggiungere tutte le sofferenze psicologiche alle quali siamo tuttora sottoposti. Mi chiedo - conclude - come si possa gestire una strada così importante come la Tre Valli Umbre mettendo così a repentaglio l'incolumità fisica di chi vi transita".



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I commenti dei nostri lettori

Il Corvo della rocca

11 anni fa

In molte localitá della nostra Penisola è giá pericoloso rimanere tappati in casa figuriamoci muoversi.

aristippo

11 anni fa

mi preme ricordare che nella galleria di forca di cerro molto più lunga di quella di triponzo non funziona l'sos da mesi. giornalisti fate qualcosa in più.

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