società

Carenza di vitamina D: un problema globale

 

 

In tutto il mondo, si stima che un miliardo di persone hanno livelli inadeguati di vitamina D nel sangue, e le carenze si possono trovare in tutte le etnie e fasce di età. Infatti, nei Paesi industrializzati i medici stanno anche vedendo la ricomparsa del rachitismo, malattia che porta


ad indebolimento delle ossa e che era stata in gran parte eradicata attraverso la fortificazione dei cibi.

Perché questa diffusa carenza di vitamina D suscita preoccupazione? Perché ricerche condotte negli ultimi dieci anni suggeriscono che la vitamina D svolge un ruolo protettivo contro le malattie molto più ampio di quanto si pensava in precedenza. La sua carenza, infatti, può aumentare il rischio di una serie di malattie croniche, come l'osteoporosi, le malattie cardiache, alcuni tipi di cancro e la sclerosi multipla, così come le malattie infettive come la tubercolosi e perfino l'influenza stagionale.

I livelli di assunzione raccomandata ad oggi sono di 15 microgrammi al giorno di vitamina D (pari a 600 UI) per gli adulti e di 20 microgrammi al giorno (pari a 800 UI) per gli anziani con età pari o superiore ai 75 anni. Tuttavia, molte persone hanno probabilmente bisogno anche di quantitativi superiori di tale vitamina per la salute delle ossa e la prevenzione delle malattie croniche. E' il caso ad esempio di coloro che non si espongono al sole o che vivono in località dove i raggi solari sono deboli o assenti, di soggetti con pelle scura, di anziani e delle persone che sono in sovrappeso o obese. Fonti naturali di vitamina D sono olio di fegato di merluzzo, pesci d'acqua fredda (sgombro, salmone, aringa), tuorlo d'uovo. Tale vitamina può essere prodotta anche nel nostro organismo dall'azione del sole sulla pelle, a partire dal colesterolo: è detta infatti "vitamina del sole". Per la maggior parte della popolazione la migliore via per assicurarsi livelli ottimali di vitamina D resta comunque l'uso di integratori.

Oltre al più noto ruolo di mantenimento delle ossa sane, la vitamina D potrebbe aiutare ad incrementare la forza muscolare, che a sua volta previene le cadute, un problema che porta a disabilità e morte nelle persone anziane. Il dosaggio fa la differenza: l'integrazione di 800 UI di vitamina D riduce del 20 % circa l'incidenza delle fratture, mentre dosaggi più bassi non sembrano offrire alcuna protezione. Anche il cuore è un muscolo e, come il muscolo scheletrico, ha recettori per la vitamina D. Quindi non sorprende che gli studi stanno rivelando che la carenza di vitamina D può essere collegata ad insufficienza cardiaca, infarto, ictus e malattie cardiovascolari in generale.

Decine di studi suggeriscono un'associazione tra bassi livelli di vitamina D e l'aumento del rischio di tumore al colon e di altri tumori. La prova è più forte per il cancro del colon-retto, con la maggior parte (ma non tutti) gli studi osservazionali che hanno costatato che più bassi sono i livelli di vitamina D, maggiore è il rischio di queste malattie. Tuttavia, tali associazioni non significano necessariamente che l'assunzione di integratori a base di vitamina D abbassino il rischio di cancro.

La ricerca sta tentando di rispondere anche ad un'altra domanda: vista la sua capacità di regolare il sistema immunitario, la carenza di vitamina D può contribuire allo sviluppo di malattie autoimmunitarie quali diabete di tipo 1 e sclerosi multipla? Il dato di fatto è che queste malattie hanno un'incidenza molto superiore nelle aree geografiche più distanti dall'equatore, lì dove cioè è più frequente la carenza di vitamina D. Sicuramente altri fattori entrano in gioco e non è facile dare una risposta definitiva in merito a questa tematica.

Un recente studio ha verificato se l'assunzione giornaliera di integratori di vitamina D fosse in grado di prevenire l'influenza stagionale. Lo studio ha seguito circa 340 bambini per quattro mesi durante il picco della stagione influenzale invernale. La metà dei partecipanti allo studio ha ricevuto le pillole che contenevano 30 microgrammi di vitamina D, l'altra metà ha ricevuto le pillole placebo. I ricercatori hanno trovato che i tassi di influenza di tipo A nel gruppo che ha assunto la vitamina D erano circa il 40 per cento inferiori rispetto a quelli del gruppo con placebo; non vi era alcuna differenza significativa nei tassi di influenza di tipo B. Questo è stato un piccolo ma promettente studio, ma sono necessarie ulteriori ricerche prima di poter definitivamente dire che la vitamina D protegge contro l'influenza.

Della vitamina D si parlerà e si scriverà molto nei prossimi anni. Mentre gli studi continuano ad elaborare i livelli ematici ottimali e gli apporti alimentari consigliati, resta il fatto che una parte enorme della popolazione che va dai bambini agli anziani è carente di questo nutriente essenziale per la salute.

(*) Dottore Specialista in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione Umana - Nutrizionista (cagnazzofrancesco@libero.it, - Pagina Facebook)



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I commenti dei nostri lettori

Elena Nuovo

12 anni fa

Stavo leggendo questo articolo a me molto interessante, vorrei sapere che oltre il sole cosa fondamentale, quali sono gli alimenti da mangiare senza assumere gli integratori?

Marco Angioni

12 anni fa

Ringrazio l'amico Stefano Balbo di avermi indirizzato a ciò che ho letto e condivido... Sempre più ci troviamo davanti ad informazioni faziosee e distorte nei suoi dati, la giusta o corretta alimentazione è alla base di un sano equilibrio psico-fisico ogni sforzo informativo è utile ad una maggiore consapevolezza alimentare che equivale a maggior benessere

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