La Scienza in Tasca
Alla scoperta di Phobos, la strana luna di Marte
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Alla scoperta di Phobos, la strana luna di Marte
Nell’anniversario della sua scoperta, i dietro le quinte e le particolarità del satellite piccolo e irregolare
Phobos, il più grande e interno dei due satelliti naturali di Marte, è uno degli oggetti più studiati – e più strani – del Sistema Solare. Piccolo e irregolare, in lenta spirale verso il pianeta rosso, Phobos è un laboratorio naturale per capire come si formano e evolvono le lune piccole e perché molte di esse non sono sferiche, al contrario della Luna.
Phobos fu individuato il 18 agosto 1877 (con la convenzione oraria dell’epoca spesso riportata come 17 agosto) all’Osservatorio Navale degli Stati Uniti a Washington, D.C., dall’astronomo statunitense Asaph Hall. Hall stava cercando da tempo dei presunti satelliti di Marte, ipotizzati da decenni ma mai osservati perché estremamente deboli e vicini al bagliore di Marte, che ne rende difficile l’osservazione. La scoperta avvenne quasi per caso dopo che Hall, scoraggiato dal cattivo tempo e dalle difficoltà osservative, era sul punto di abbandonare la ricerca: fu la moglie Angeline Stickney a convincerlo a continuare. Per questo, in suo onore, il più grande cratere di Phobos ne porta il cognome “Stickney”. Pochi giorni prima, il 12 agosto, Hall aveva già scoperto Deimos, il secondo satellite marziano; entrambi furono battezzati con i nomi dei figli del dio greco Ares (il Marte romano): Phobos, che significa “paura”, e Deimos, che vuol dire “terrore”
A differenza della Luna terrestre, Phobos non è sferico ma ha una forma allungata, spesso descritta come “a patata” o ellissoide triassiale. La ragione è fondamentalmente gravitazionale: non ha massa sufficiente affinché la sua stessa gravità superi la resistenza meccanica della roccia e lo “arrotondi” in una forma di equilibrio idrostatico. È il motivo per cui, sotto una certa soglia di dimensione - qualche decina di chilometri, a seconda della composizione -, gli asteroidi e le lune più piccole in generale mantengono delle forme irregolari, modellate più dagli impatti e dalla storia geologica che dalla gravità interna.
Phobos orbita più vicino a Marte di qualsiasi altra luna conosciuta nel Sistema Solare faccia con il proprio pianeta, completando un giro in circa 7 ore e 39 minuti, cioè meno di un terzo di un giorno marziano. Questa vicinanza ha ha una conseguenza importante: le forze di marea stanno facendo decadere la sua orbita, tanto che tra alcune decine di milioni di anni Phobos potrebbe frammentarsi in un anello o schiantarsi sulla superficie marziana. Sulla sua origine ci sono due ipotesi principali: Phobos potrebbe essere un asteroide catturato da Marte, oppure il residuo di un disco di detriti formatosi dopo un grande impatto sul pianeta rosso. Data la sua relativa vicinanza e la sua bassa gravità, è oggetto di interesse per future missioni spaziali per prelevarne campioni da studiare.
In immagine: Phobos ripreso dalla sonda spaziale Mars Reconnaissance Orbiter. Crediti: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona
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I commenti dei nostri lettori
Simo
28 giorni fa
Sempre bello leggere un po' di scienza!
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