La Scienza in Tasca
L’uomo tornerà sulla Luna
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L’uomo tornerà sulla Luna
Il programma Artemis permetterà di creare una base stabile sulla Luna, aprendo la strada al primo viaggio umano verso Marte (Il team di astronauti della missione Artemis II, prevista per il prossimo 6 febbraio. Crediti: NASA/Frank Michaux)
Le missioni Apollo, tra il 1969 e il 1972, segnarono un’epoca irripetibile: per la prima volta l’uomo camminava su un altro corpo celeste. Dopo quell’impresa, però, le missioni lunari furono sospese: erano costosissime e non sembravano offrire vantaggi scientifici tali da giustificare un ritorno. La Luna, all’epoca, era più un simbolo che una risorsa concreta.
Oggi il contesto è completamente diverso. La nuova fase dell’esplorazione spaziale è stata chiamata “Artemis” come la dea della caccia della mitologia greca, sorella di Apollo. La scelta non è casuale: Apollo portò l’uomo sulla Luna, Artemis gli permetterà di stabilircisi.
Oltre l’orbita bassa: un ritorno storico
Con la missione Artemis I, completata nel 2022 senza equipaggio, la NASA ha già testato il razzo Space Launch System (SLS) e la capsula Orion, spingendosi oltre l’orbita terrestre bassa per la prima volta dopo cinquant’anni.
La prossima missione, Artemis II, prevista per il prossimo 6 febbraio, porterà un equipaggio a orbitare intorno al nostro satellite. Gli astronauti non atterreranno sul suolo lunare, ma si spingeranno oltre la Luna, ad una distanza dalla Terra che ancora nessuna uomo ha mai raggiunto. Il volo servirà a verificare sistemi vitali e procedure in vista di Artemis III, la missione che riporterà effettivamente gli astronauti sulla superficie lunare e nel cui equipaggio sarà presente, per la prima volta, una donna.
Le aziende private e la nuova corsa alla Luna
A differenza del programma Apollo, oggi non è solo la NASA a guidare questa sfida. Accanto alle agenzie spaziali internazionali — come ESA, JAXA e CSA — si muovono numerose aziende private.
SpaceX, ad esempio, fornirà il lander lunare che porterà gli astronauti sulla superficie, mentre altre compagnie come Blue Origin, Astrobotic e Intuitive Machines stanno sviluppando sistemi per trasportare esperimenti, strumenti o moduli di supporto.
Questo ingresso dei privati cambia del tutto lo scenario: lo spazio non sarà più solo un territorio di esplorazione, ma anche di economia. La Luna diventerà un nuovo mercato, un suolo su cui costruire infrastrutture, testare tecnologie e forse, un giorno, estrarre risorse minerarie.
Perché tornare sulla Luna
Ci sono diverse ragioni dietro il desiderio di tornare sul nostro satellite.
Da un lato, la Luna è un laboratorio scientifico ideale: senza atmosfera, con risorse come l’acqua ghiacciata nei crateri polari e un terreno ricco di elementi rari, è il luogo perfetto per esperimenti sull’energia solare, sull’uso di materiali locali e sulla preparazione di future missioni verso Marte e oltre.
Dall’altro, non è da escludere un interesse industriale. Alcuni studi suggeriscono che sul suolo lunare si trovi elio-3, un isotopo potenzialmente utile per future tecnologie di fusione nucleare pulita, cioè senza scorie radioattive.
L’estrazione mineraria lunare è ancora un sogno lontano, ma rappresenta una prospettiva concreta per una nuova economia spaziale che potrebbe alleggerire la pressione sulle risorse terrestri.
La missione Artemis non è solo il ritorno sulla Luna, ma rappresenta il passo successivo dell’umanità: non soltanto esplorare, ma abitare lo spazio, facendo della Luna il primo avamposto umano tra le stelle.
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I commenti dei nostri lettori
Roberta Privitera
3 mesi fa
Ah ah ah...splendida barzelletta! 'L'uomo tornerà sulla luna'e non c'è mai stato! Ma basta! Ormai i più conoscono le inchieste e docufilm di giornalisti indipendenti e sanno che non si può e che gli U.S.A. ci hanno raccontato solo una bella favoletta.
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