cronaca

Ospedale unico? Alcune osservazioni al riguardo

 

Continua a tenere banco il futuro dei servizi sanitari a Spoleto e Foligno, specie dopo le recenti dichiarazioni del sindaco Sisti

 

Giorni fa il sindaco Andrea Sisti ha fatto una dichiarazione abbastanza importante e, sotto alcuni aspetti, dirompente. Egli ha detto che, pur essendo opportuno, in questo momento, lavorare sulla massima integrazione fra le strutture ospedaliere di Foligno e Spoleto, pur tuttavia sarebbe il caso di cominciare a ragionare sullo scenario "sanità" dei prossimi 20 anni. E questo scenario contempla, a suo parere, un unico ospedale equidistante dai territori interessati e da configurarsi come Azienda Ospedaliera, ossia anche come Sede Universitaria.

Si torna, quindi, dopo quasi 30 anni, a parlare di un unico Ospedale che serva l'area folignate, quella spoletina e, in aggiunta, quella della valnerina. Conviene infatti  ricordare che, alla fine del secolo scorso, se ne parlò a lungo, arrivando persino ad ipotizzarne la collocazione: Trevi o giù di lì. Però quest’idea non fu mai accettata, né tanto meno gradita  da qualcuno, per cui cominciarono i lavori per il nuovo SanGiovanni Battista di Foligno che venne inaugurato  in pompa magna, alla presenza della folignate Maria Rita Lorenzetti, allora Governatrice della Regione, nel 2006 (ossia 16 anni fa). È, come tutti sanno bene, un Ospedalone di quattro piani  attrezzato di tutto punto (c'è pure l'eliporto) e che è costato, se non vado errato, oltre  90 milioni di euro.

Il sindaco Sisti dice che ha fatto partecipi, di questo suo progetto, i suoi colleghi di Foligno e della Valnerina; non mi sembra, però, di aver letto dichiarazioni, da parte dei suddetti, nel merito (anche perché non conta solo il parere del sindaco folignate, ma anche quello dei suoi colleghi del circondario: penso a Spello, a Bevagna o a Nocera Umbra).

Personalmente ho sempre auspicato una sana collaborazione fra Foligno e Spoleto e per questo ho lavorato per sette mesi, con gli altri “saggi", ad un Progetto di integrazione (che sarebbe ora venisse seriamente attuato). Dico ciò perché ragionare su un Ospedale unico, che verrebbe realizzato, presumibilmente, entro la fine degli anni 40 (di questo secolo) significa aver costruito ed utilizzato un super Ospedale, com'è il SanGiovanni Battista, per poche decine di anni. 

Anni che, considerando la vita di quasi tutti gli Ospedali della Regione , non sono in definitiva  tanti, non ammortizzerebbero come si deve la spesa sostenuta e neppure giustificherebbero   quella futura. Si lascia intendere  che il problema economico non sussiste, ma siamo davvero    sicuri che sia facile trovare non meno di  250 -  300 milioni di euro (tanti , se non più, ne costerebbe un Presidio  di almeno 500 posti letto) e  che sia altrettanto facile  trovare il modo di riconvertire le strutture già esistenti? 

Insisto quindi e continuerò ad insistere su quello che, per me, resta il piano A, ovvero l'integrazione fra i due Presidi, lavorando anche per dare risposte dignitose alla Valnerina.  

Se davvero, però, si vuole pensare ad un piano B (perché costretti dall'insuccesso di quello  A) ,  io, al contrario del Sindaco Sisti, non lo vedo nella costruzione di un mega Ospedale unico, ma in una revisione dei confini delle due Provincie umbre, ovvero delle sfere di azione della sanità: io (opinione del tutto personale) vorrei che Foligno gravitasse nell'area di Perugia, con Spoleto invece (grazie ad  un'ormai  improrogabile ristrutturazione della rete stradale) inserita in quella ternana. Semmai, poi, ci fossero anche altri a condividere questa mia idea, non credo di  bestemmiare se ritengo si possa aprire, una buona volta, una sensata discussione politica su questo scenario.



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I commenti dei nostri lettori

OPEN YOUR EYES

4 anni fa

20 anni fa se dicevi ad uno spoletino di andare sotto la provincia di Terni, gli sarebbero venuti i brividi... Adesso è l'unica speranza di essere considerati alla stregua di Amelia Narni o Orvieto che almeno hanno gli ospedali, pensa come siamo finiti. La sanità non può rimanere in mano ai capetti e alle logiche politiche delle regioni.

Francesco Grechi

4 anni fa

Personalmente vedo tramontata purtroppo la possibilità che il nostro nosocomio riesca a mantenere la propria autonomia… Tutti lo sanno da tempo ma nessuno vuole ammetterlo ancora si specula tanto per racimolare qualche voto? Credo che sia giunta l ora di quadrare alla provincia di Terni abbandonando Perugia

Bernardo Conti

4 anni fa

Posso condividere ampiamente il suo ragionamento, ma vorrei aggiungere una piccola considerazione: Le sembra possibile che Perugia MA sopratutto FOLIGNO, che ormai sono a pochi metri dal loro obiettivo,si lascino sfilare dalle fauci voraci una preda che già, per colpa degli spoletini, hanno già addentato e aspettano il momento opportuno, anche grazie ai nostri selezionatori di capello in quattro, per sbranarsi la preda e lasciare in terra le frattaglie per gli spoletini. Dove sono i politici votati dagli spoletini in Consiglio Regionale ! E i Deputati e Senatori? Contentiamoci di quel poco che ci lasceranno.

antonio bellezza

4 anni fa

Caro dr Ercolani,leggo sempre con interesse i suoi interventi che apprezzo in quanto ispirati da esperienza e buon senso.Mi permetto di fare tuttavia alcune osservazioni su quanto lei ora afferma. 1) Per quanto riportato dalla stampa e da questo giornale dovrebbe essere programmata la ricostruzione di un ospedale a Cascia e di un ospedale a Norcia. Mi sembra che la gestione dell'assistenza sanitaria in Valnerina sia a questo punto un po'inflazionata (almeno nelle idee)considerando che lei attribuisce a Spoleto anche tale gestione e a maggior ragione se ci mettiamo anche il progetto del megaospedale unico. 2)La gestione regionale delle attività dei servizi e delle visite specialistiche non avviene su base territoriale intraregionale ma su base regionale pertanto l'utenza di Spoleto non è lo spoletino ma tutta la regione e anche le zone limitrofe di altre regioni e non sempre su libera scelta legittima del cittadino (agende CUP e liste di attesa). Pertanto parlare di ospedale di Cascia o di Spoleto o di Foligno non ha al momento alcun senso. Ne ha significato il cambio di provincia se la asl di competenza resta sempre la stessa e la asl è definita dalla regione. 3)Non è possibile far crescere un sistema "per gemmazione",cioè per idee improvvisate ma è necessario un serio programma ed un serio progetto che preveda prima di tutto la definizione di "territorio sanitario" in senso moderno, attuale, non più basato su un regionalismo zoppicante che ha come base delimitazioni territoriali ottocentesche basate sui compartimenti statistici di Pietro Maestri, anche se riportati come tali nella Costituzione.Un abito tagliato e cucito più di un secolo fa oggi è fuori moda, fuori servizio, perche sono cambiate le esigenze, le attività,i bisogni della collettività e le risposte che è necessario fornire.In altre parole sono cambiati i territori che in quanto estensioni del'agire umano e delle mutate sensibilità culturali (nel senso più ampio del termine) non possono più essere compresi nei confini regionali o meglio regionalisti attuali. I confini vanno ridotti e ridisegnati per evitare rallentamenti burocratici, sprechi, raddoppiamenti, disservizi ed infine diseguaglianze. Tutte cose che portano in breve tempo al dissolvimento di un Sistema sanitario che è per tutti noi prezioso. 4)La crisi Covid ha messo in luce, se mai ce ne fosse bisogno, l'inadeguatezza de regionalismo nella gestione sanitaria, addirittura in fase iniziale di descrizione epidemiologica. Come dire che la (se pure abbastanza fantomatica) Europa tende ad allargarsi e l'Italia a restringersi, a ritagliarsi piccoli spazi di azione i più delle volte dovuti ad interessi partitici ai quali la sanità non dovrebbe rispondere. Scuola,ambiente e sanità devono essere tolti dalle grinfie delle regioni così come sono oggi definite in senso geografico e giuridico. E questo non è centralismo, ma presa d'atto obiettiva di un fallimento:il regionalismo. 5) Senza un serio dibattito con conclusioni rapide su questi temi qualsiasi proposta porterà a realizzazioni incongrue e di breve portata. Visto l'andazzo della politica nazionale tuttavia chi ha la mia età (66) non vedrà concretizzarsi nessuna delle mie e forse nemmeno delle sue proposte. Non resta che sperare nei giovani e fornire loro spunti di riflessione su tali temi ed affidarsi nel frattempo alle sue proposte a breve termine di integrazione ospedaliera rinunciando a faraoniche e irrealizzabili idee che cadranno comunque nel dimenticatoio a breve termine.Per far fruttare una vigna le viti vanno sapute potare ma anche sapute piantare e coltivare. Un caro saluto con i complimenti per il suo impegno pari a quello che ha sempre messo nella sua attività professionale. Antonio Bellezza. Norcia.

Questa volta ci sto.

4 anni fa

Geograficamente e anatomicamente, Spoleto rappresenta la coda della provincia di Perugia e, come spesso accade, gli animali che hanno questa appendice la usano per scacciarsi le mosche di dosso, alleggerirsi il prurito o arieggiarsi qualche parte del corpo. Tale e quale succede a Spoleto con la sanità, le vie di comunicazioni, l'interesse per il settore industriale e per altro. Se si passasse sotto Terni, almeno ci troveremmo più vicino alla testa di un altro "animale" e, sia geograficamente e anatomicamente, sia per dimensioni, sia per l'importanza che il territorio spoletino riveste, saremmo più considerati e molto più apprezzati. E guardandoci allo specchio, quando andremmo a votare per qualcosa che ci interessa, non vedremmo la solita faccia da pirla. Quindi, condivido totalmente l'idea di Enzo Ercolani.

gianni angelini

4 anni fa

Personalmente sceglierei di andare con TERNI

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