cronaca
'Festival più Spadoni Urbani uguale... Casellati': l'affondo de Il Fatto Quotidiano sulle 'strane coincidenze spoletine'
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'Festival più Spadoni Urbani uguale... Casellati': l'affondo de Il Fatto Quotidiano sulle 'strane coincidenze spoletine'
Dopo la notizia di ieri dell'ex assessore comunale nello staff della Veaute, ecco emergere i legami tra l'ex senatrice azzurra e la famiglia del prossimo direttore d'orchestra in Piazza Duomo. Che è figlio della Presidente del Senato
Ma chi l’avrebbe mai detto? Una notiziola innocente data da un piccolo quotidiano online (con appena 14 mila accessi unici al giorno, ndr) ripresa e amplificata nientemeno che da Il Fatto Quotidiano. E’ di oggi il pezzo di spalla a firma di Tommaso Rodano, che si interessa di Festival dei Due Mondi e delle “singolari coincidenze”, tra le quali la collaborazione con la kermesse dell’ex assessore alla Cultura Ada Spadoni in Urbani, consigliera della presidente del Senato Casellati il cui rampollo Alvise, già avvocato d’affari con il pallino della musica, dirigerà proprio il concerto finale del Festival.
“Cuore di mamma batte sempre più forte”, attacca Rodano nell’incipit del suo articolo, notando come il figlio della seconda carica dello Stato abbia “bruciato molte tappe, sotto l’occhio solerte e materno della presidente del Senato”. Il collante che unisce la famiglia Casellati a Spoleto è per Il Fatto fin troppo evidente, e si palesa nello “strapuntino”, come lo chiama Rodano, ottenuto dalla Spadoni all’interno dello staff della direzione artistica del Festival, notizia data proprio ieri da Spoletonline. E come mai sarebbe proprio l’ex assessore comunale alla Cultura il collante con la Signora di Palazzo Madama? Presto detto: un’amicizia di vecchia data, la lunga militanza in Forza Italia ai tempi d’oro del Cavaliere, cinque anni insieme al Senato nel gruppo degli azzurri fino ad arrivare ai giorni nostri, con l’elezione della Casellati alla Presidenza del Senato e la nomina della Spadoni a proprio consigliere politico. Incarico, quest’ultimo, ricoperto fino all’arrivo di Draghi, dopodiché la Spadoni è passata al Ministero della Pubblica amministrazione di Renato Brunetta.
Tornando a bomba: Alvise Casellati era già stato proposto dalla madre Elisabetta nel 2016, e caldeggiato dal compianto sindaco di allora, Fabrizio Cardarelli: ma Giorgio Ferrara, forse in un lampo di orgoglio, si era opposto all’iniziativa giacché il giovane direttore d’orchestra non era evidentemente ancora all’altezza di Piazza Duomo. Oggi i tempi sono cambiati e, senza dubbio, anche gli equilibri politici.
E così Ada Spadoni, come nota giustamente Rodano, è “rientrata dalla finestra” dopo essere stata cacciata dalla porta dalla politica spoletina, lo scorso 11 marzo, insieme alla giunta de Augustinis, sfiduciata proprio da coloro che più avevano contribuito a farla eleggere, vale a dire Lega, Fratelli d’Italia e addirittura una parte di Forza Italia, di cui la stessa Spadoni è in qualche modo tuttora espressione. Se a ciò si aggiunge che la nuora dell’ex assessore siede in Giunta Regionale con la delega al Bilancio – la Regione fa parte della Fondazione Festival, come noto – allora il quadro di famiglia si fa completo e, facile immaginare, imbarazzante. Ancora Rodano mette in fila le “felici coincidenze” nella carriera del maestro Alvise Casellati, l’ultima delle quali è quella che lo vede, appunto, debuttare al Festival proprio nell’anno in cui “una carissima amica di mamma approda alla direzione artistica”.
Insomma, se per i primi 50 anni di vita il Festival dei Due Mondi era riuscito, secondo il volere del Maestro Gian Carlo Menotti, a tenere la politica fuori dalle decisioni artistiche, dall’avvento di Ferrara fino ai giorni nostri si è assistito all’usurpazione della creatura menottiana da parte proprio della politica, per di più di quella spicciola, altezzosa e autoreferenziale, che ragiona solo “a prendere” e mai “a dare”. Un modo degenere di fare politica, che non solo si rivela impopolare sotto ogni aspetto, ma che trasmette la propria impopolarità anche alle figure che vi si accostano. Anche per questo motivo, ma non solo per questo, sarebbe auspicabile che la nuova direttrice artistica Monique Vaute si circondasse principalmente di persone che furono davvero amiche del Festival di Gian Carlo Menotti, preziosi collaboratori riconosciuti e apprezzati dal Maestro. Solo così, dopo gli anni bui in cui Ferrara tentò – vanamente – di oscurare la stella di Menotti dal cielo del Festival, sarà possibile restituire dignità a questa manifestazione, diventata per quasi tre lustri l’acquasantiera della politica meschina di cui sopra.
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I commenti dei nostri lettori
Curiosa
5 anni fa
A sora Lella, direbbe che figura de li.... . Loro, ponno?
GIANNI ANGELINI
5 anni fa
E' una cosa più vecchia del mondo,i soldi mandano l'acqua all'insù
Quando l' altruismo viene frainteso
5 anni fa
Non c'è che dire! Alcuni nostri politici non si lasciano sfuggire nessuna occasione per dare alle future generazioni il buon esempio. E poi hanno ancora il coraggio di indignarsi per i commenti fatti dai cittadini anonimi che, secondo il loro parere, danneggiano le loro buone intenzioni rivolte al benessere della società.
Moreno Angeli
5 anni fa
Alla fine degli anni 70,il grande Rino Gaetano scrisse "Nun te reggae piu'",brano ancora purtroppo associabile al momento attuale della politica italiana.La merda si dice da noi"più la mistichi più puzza",purtroppo la collusione politica/interessi economici non è più cambiata da quei anni.E poi senti in TV giornalisti e politici additare verso i giovani di mancanza di interesse verso la politica .Che faccia di culo che hanno!!!!!!!!!!!!!!
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