cronaca
L'ospedale torna tale ma senza prospettive certe
cronaca
L'ospedale torna tale ma senza prospettive certe
Termina l'era del covid hospital, ma sul futuro del San Matteo un immenso punto interrogativo. Niente adeguamento sismico, stanziati pochi fondi per opere e progetti vecchi di anni
Da domani, 21 maggio, il San Matteo degli Infermi non è più covid hospital. E poi basta. E’ questa, infatti, l’unica certezza degna di tal nome ad emergere dalla conferenza stampa della presidente Tesei tenutasi oggi pomeriggio alla palazzina Micheli, nel corso della quale – al di là dei ringraziamenti di rito e degli annunci trionfalistici sull’imminente fine della pandemia – la giunta regionale non è stata in grado di fornire tempistiche e futuro certi per l’ospedale di Spoleto. “Ritornerà come e meglio di prima”, questo il jingle che si sente da fine ottobre 2020 a proposito del San Matteo. Ma, di fatto, tutto è demandato al redigendo Piano sanitario regionale, un tavolo al quale Spoleto non potrà essere presente con la propria amministrazione comunale.
Di più. Al momento, conti della serva alla mano, per il nosocomio spoletino sono stati stanziati circa 3 milioni e 700 mila euro, un milione e 600 mila dei quali serviranno per il rinnovo dell’impiantistica antincendio dell’ospedale, scaduta nel 2016 e mai rinnovata, covid o non covid. E, sempre covid o non covid, il nuovo acceleratore lineare era da acquistarsi – o da noleggiare, non è ancora ben chiaro – già dal 2019: il fatto che ciò avverrà “quanto prima”, anche se non si sa ancora bene quando, non rappresenta certamente un investimento da parte della Regione Umbria, semmai un adempimento a un impegno già preso anni fa.
Di fatto, sempre con i conti della serva alla mano, per Spoleto sono stati stanziato 2 milioni e mezzo in meno rispetto a Norcia e addirittura 46 milioni e mezzo in meno rispetto ad Assisi, per di più senza attivare nuovi progetti ma semplicemente finanziando quanto previsto dalla precedente giunta Marini. In pratica, al momento, sulla città e il suo ospedale incombe un gigantesco punto interrogativo.
Per esempio il punto nascite: la Tesei ne annuncia trionfalmente l’imminente ripristino, ma di fatto al momento non ci sono neanche i pediatri se non due che verranno assunti a tempo determinato più i pensionati a gettone. Nessuno troverebbe di che stupirsi se, nel giro di qualche mese dopo il suo ripristino, lo stesso punto nascite venisse di nuovo dismesso per carenza di personale o utenza insufficiente. Stesso discorso, vale a dire stesso punto interrogativo, vale per l’integrazione fra i due nosocomi di Foligno e Spoleto: la presidente parla di “terzo Hub della sanità umbra”, ma non dice ancora come, con quali eccellenze da una parte e quali dall’altra. Si limita ad affermare che non ci saranno doppioni tra Foligno e Spoleto, il che dovrebbe far tremare la città del Festival, in questo momento… E in effetti la città tremerebbe eccome, di paura prima e di rabbia poi: se solo non fosse troppo presa dalla sua straordinaria, proverbiale apatia, dalle rivalità individuali e dai personalismi, allora sì che tremerebbe.
Di buono c’è l’imminente acquisto di una nuova colonnina per le videolaparoscopie, che si andrà ad aggiungere a quella già in dotazione a Spoleto, che proprio in queste ore sta rientrando dall’ospedale di Orvieto – trasferita durante la riconversione covid – dove peraltro non è stata utilizzata. Buoni segnali anche per il Robot per la chirurgia mininvasiva, che presto – in teoria – dovrebbe tornare ad operare. Lo stesso dicasi per l’Rsa, servizio territoriale attualmente dismesso e delocalizzato che però, a detta del direttore De Fino, verrà ripristinato prima e potenziato poi, probabilmente fuori dall’ospedale ma sempre sul territorio di Spoleto.
Per il resto, i 12 milioni di euro necessari per l’adeguamento antisismico dell’ospedale non verranno stanziati, il che equivale a un’immensa sottolineatura del punto interrogativo di cui sopra, relativo al futuro del nosocomio cittadino.
Tra la platea della conferenza stampa, oggi, c’era anche personale medico e amministrativo del nosocomio. Molte le teste viste scuotersi: c’è già chi teme di conoscere dove porti questa pista.
Fai una donazione a Spoletonline per aiutare il nostro progetto
I commenti dei nostri lettori
Mauro Felici
5 anni fa
Al di là dell incensarsi,e dei conti della serva come riporta bene il dirttore ,e come si è riusciti a capire dalla diretta dove il Signor De Fino,arranpicandosi sugli specchi riproponeva sempre gli stessi numeri,non riuscendo con questo a dissipare le nostre paure per la chiusura.Dunque per la riapertura dei vari reparti,dovremmo sperare che qualche buon samaritano(quando e se ci saranno le future assunzioni di terapisti,pedriati ed infermieri) accetti Spoleto.Ma soprattutto io,come migliaia di pazienti riusciremo a fare ,radiologie esami e visite nel nostro ospedale,invece di peregrinare nel tour dell Umbria(o pagando quando si può farli in privato).Dovendo fare varie visite specialistiche di volta in volta mi sono state proposte,pneumatologia Orvieto,elettromiografia Citta di Castello radiografie Assisi.Chi non ha le possibilità sia economiche o di non potersi spostare come deve fare?Questo vorrei chiedere alla Tesei,riusciremo oltre l ospedale TUTTI I NOSTRI SERVIZI???????????
Pietro Paluello
5 anni fa
E' la solita filosofia del centro destra in Italia, intervenire e tagliare sulla sanità pubblica a vantaggio delle strutture private salvo poi trovarsi come la Lombardia e anche il Veneto in piena pandemia. Rinnovo tutto il mio scetticismo nel confronti di un assessore alla sanità umbra che proviene dall'esperienza veneta che se avesse fatto già bene lì, di certo non sarebbe stato "congedato" da uno come Zaia. In definitiva, in un momento in cui tutte le principali istituzioni nazionali ed europee a cominciare dal governo italiano, spingono per recuperare il gap della sanità pubblica con tanto di importanti finanziamenti che già da luglio dovrebbero anche cominciare ad arrivare, la visione della Giunta Regionale si impronta al piccolo cabotaggio e alle sperequazioni territoriali. Può essere anche giusto dare 46 milioni per l'ospedale di Assisi a fronte dei neanche 2 a quello di Spoleto... comunque più grande e molto più distante da Perugia e Foligno, ma andrebbe anche spiegato perchè... perchè lo squilibrio senza dichiarate e plausibili giustificazioni è anti-sociale e, come sempre tipico storicamente nella destra, più divisivo. Sul piano poi meramente "pratico-politico", c'è purtroppo e amaramente da sottolineare l'assoluta assenza di peso specifico di quella destra e/o centro destra spoletina. Politica è saper prevedere ogni volta le conseguenze. I colpi di testa personali non servono ad una comunità che, non va mai dimenticato, è fatta degli uni e degli altri e l'interesse e il non interesse della comunità ricade inevitabilmente su tutti indistintamente. L'invito mio, da spoletino non residente (e mi spiace), è quello di "riflettere" su gli errori fatti. Perchè è fuor di dubbio che errori, gli spoletini, ne hanno fatti. Riconoscerli sarebbe già un cambiamento in meglio.
Roberto Ranucci
5 anni fa
Hanno portato solo aria fritta. Nessuna certezza, nessuna data per le riaperture dei vari reparti e del pronto soccorso, nessun finanziamento degno di questo nome, acquisto acceleratore lineare , previsto da anni, annullato con la scusa di prenderlo in affitto. Andiamo avanti ancora con la diplomazia?
Dì la tua! Inserisci un commento.