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Moda italiana tra ripresa “digitale” ed effetti del dollaro sull’export
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Moda italiana tra ripresa “digitale” ed effetti del dollaro sull’export
La filiera del tessile e della moda si attrezza con le innovazioni tecnologiche per sopperire all'assenza di sfilate dal vivo
Per meglio affrontare l’attuale situazione che costringe gli atelier della moda italiana a saltare i viaggi di lavoro e con le sfilate quasi completamente azzerate o ridotte al minimo, la filiera del tessile-moda-abbigliamento si attrezza con le innovazioni digitali per attrarre i clienti. In questa direzione è andato il progetto dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane (ICE), che ha dato vita ad una piattaforma digitale, EXTRAITASTYLE, con l’obiettivo di collegare grandi e piccole imprese del sistema moda italiano con clienti consolidati o nuovi clienti degli Stati Uniti d’America.
Come ha riferito il direttore esecutivo di ICE negli Stati Uniti, Antonino Laspina, la vetrina vuole permettere alle imprese del fashion di raggiungere nuove città statunitensi quali Washington, Philadelphia e Boston, per ampliare quello scambio commerciale quantificato ogni anno in nove miliardi di euro. Con un export extra-UE che vale il 51% del totale, secondo i dati del Sistema Moda Italia (SMI), si comprende l’importanza di mantenere i collegamenti con i clienti situati nelle regioni geografiche più lontane, in attesa di poter riprendere a viaggiare. Tuttavia, la riapertura dei confini non è l’unico cruccio della moda, in particolare chi in queste società deve occuparsi dei numeri valuta costantemente l’effetto del cambio euro/dollaro sulle esportazioni, un aspetto non di poco conto.
La crisi economica scatenata dalla pandemia si è infatti ripercossa anche sul cambio euro/dollaro e, dopo una prima fase in cui la coppia di valute fiat si era avvicinata alla parità, l’euro si è rafforzato contro il dollaro sopra 1,20 USD. Gli operatori dell’FX trading, ovvero coloro che effettuano giornalmente scambi valutari nel mercato delle valute straniere, hanno assistito a questo rimbalzo che potrebbe ora causare perdite economiche alle società sbilanciate nelle esportazioni di beni verso gli Stati Uniti d’America o verso quei Paesi in cui si utilizza il dollaro come valuta di acquisto delle merci da importare. Ciò potrebbe verificarsi perché un euro forte fa lievitare il costo dei tessuti e dei capi di abbigliamento prodotti in Italia, limitandoci al settore della moda, scoraggiando i clienti statunitensi che devono acquistarli spendendo di più. L’effetto del cambio EUR/USD viene quindi costantemente monitorato dalle imprese la cui attività dipende dalle esportazioni, poiché anche dal prezzo delle valute dipendono vendite maggiori o minori.
Foto: Pixabay.com
Se le oscillazioni valutarie accompagnano da sempre l’economia, in tempi particolari come durante la pandemia lo sono ancor di più per un settore duramente provato come testimonia lo studio di EY di luglio 2020 dedicato alla moda italiana: nel solo mese di aprile 2020 il calo si è attestato all’81%. L’Italia conta 58 mila imprese e impiega 515 mila persone, scrive Il Sole 24 Ore raccontando ad inizio 2020 come la moda donna traini l’export italiano con otto miliardi di euro. Va aggiunto che il 12,5% dell’occupazione dell’industria manifatturiera, scrive ancora EY, è impiegata nel comparto che fattura 80 miliardi di euro annui.
Da questi dati si comprende come il settore sia d’importanza strategica per l’Italia; ben vengano quindi iniziative digitali volte a promuovere lo stile italiano, ma servirà tenere d’occhio anche il mercato di scambio delle valute straniere per valutare le opportune strategie di contrasto ad un eventuale euro troppo forte sul dollaro.
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