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Presidio Covid a Spoleto, Bececco furiosa: 'Giù le mani dal nostro ospedale'
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Presidio Covid a Spoleto, Bececco furiosa: 'Giù le mani dal nostro ospedale'
Il capogruppo di Spoleto Popolare attraverso un post (molto condiviso ed apprezzato) su Facebook: 'La nostra città non può diventare il lazzaretto dell'Umbria'
Prende posizione Maria Elena Bececco. Il capogruppo di Spoleto Popolare, attraverso un post pubblicato sabato sulla propria pagina ufficiale in grado di registrare numeri importanti tra “like” e “condivisioni”, contesta a gran voce il progetto riguardante la trasformazione del “San Matteo degli Infermi” in un ospedale Covid. Una decisione, che se attuata, renderebbe “la nostra città da sempre a vocazione turistica, in un lazzaretto, con disastrose conseguenze sotto il profilo dell'immagine e con le inevitabili ricadute economiche su tutto il comparto”.
Con il rischio, poi, di perdere definitivamente il nosocomio cittadino. “Senza essere stata anticipata da alcuna partecipazione con la Città, è giunta quasi di nascosto la notizia che l'Ospedale di Spoleto sta per divenire la struttura Covid di riferimento dell'Umbria. Questo vuol dire che il nostro Ospedale è destinato a scomparire! Una volta portati via tutti i reparti per trasformare la struttura in ospedale Covid, ben difficilmente questi saranno poi ripristinati. È facile, infatti, immaginare che questa sia la strada migliore per riuscire in quello che - a livello regionale - si sta provando a fare da tanto tempo e contro cui ci siamo sempre battuti con tutte le nostre forze: smantellare il San Matteo e renderlo satellite dell'Ospedale di Foligno”.
Il resto dell’intervento è disponibile qui.
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I commenti dei nostri lettori
Maria Elena Bececco
6 anni fa
Caro cittadino spoletino, Ricordo bene quel convegno. Su espresso mandato dell'allora sindaco Fabrizio Cardarelli, con il quale l'intera giunta si trovava in accordo in merito all'argomento, presi la parola per significare l'importanza dell'auspicabile collaborazione fra i due ospedali di Spoleto e di Foligno, con l'obiettivo di abbandonare alcune posizioni che reputavamo rigide e superate e che avrebbero portato, alla lunga, al progressivo smantellamento del San Matteo degli Infermi. Meglio, allora, a nostro avviso, puntare su alcune specializzazioni di livello eccellente, come ad esempio la chirurgia robotica, attraverso una politica sanitaria di mantenimento e progettazione. Tutti, in città - certamente anche Lei, anonimo cittadino spoletino - ricordano i famosi "tre saggi", chiamati proprio dalla nostra giunta a predisporre un piano tecnico di integrazione tra i due ospedali che non svilisse il ruolo di Spoleto ma, al contrario, lo valorizzasse. Del resto, di fronte alla volontà politica della Regione, palesatasi attraverso gli anni tramite continui attacchi e "blitz" ai danni della nostra sanità locale, ritenevamo - e ritengo tuttora - indispensabile distinguersi, eccellere rispetto all'offerta sanitaria dei vari territori, pur continuando a garantire tutti i servizi essenziali. Era ed è tuttora questo l'unico modo per non soccombere. Nell'occasione da Lei citata sono certa di non aver mancato di rispetto tanto al City Forum quanto, a maggior ragione, ad alcuna delle associazioni che lo compongono. Ciò detto, sono abituata a rispondere con i fatti e sono pronta, come allora, a combattere qualsiasi battaglia per evitare che il nostro San Matteo venga ulteriormente depauperato. Maria Elena Bececco
cittadino spoletino
6 anni fa
Rispetto all'evolversi di queste continue spoliazioni che da anni vengono perpetrate a danno della nostra città, c'è chi ora ci vuole fare credere di essere stata sempre in prima linea in difesa del nostro ospedale! Forse alla signora Bececco sfugge quello che è successo a Trevi il 20 maggio 2016 in occasione del convegno organizzato dalla CISL MEDICI dell'Umbria, dove all'ordine del giorno c'era il Nuovo Piano Sanitario. Il convegno finalizzato ad approfondire alcuni aspetti organizzativi e gestionali fu in qualche modo ridimensionato dopo l'intervento della signora Bececco che, in qualità di vicesindaco, non solo prese le distanze dal City Forum che da anni con numerose iniziative portava a conoscenza degli spoletini le preoccupanti e dannose conseguenze delle direttive della ASL, ma tacciava di professionisti dell'allarmismo sia il portavoce che le associazione collegate.
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