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Coronavirus, Luca Filipponi scrive al ministro dello Sport Spadafora: 'Sia consentito di tornare a giocare a tennis dal 3 maggio'

 

 

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Luca Filipponi ha inviato al ministro dello sport Vincenzo Spadafora, al presidente del Coni Giovanni Malagò, al presidente della Fit Angelo Binaghi e al presidente Fit Umbria Roberto Carraresi:

"Cari amici,
In un momento così critico e delicato non ho la pretesa di decidere cosa  sia 'strettamente necessario, ma parto da un presupposto: Per me il tennis rappresenta una grande passione e dedico, da sempre, a questa 
affascinante disciplina sportiva diverse ore della mia vita. Sono un tennista agonista di 50 anni del Tennis Club 2 Valli di Spoleto


(Umbria), classifica 3.5, nella stagione 2019 ha preso parte a 27 tornei  Fit, disputando 54 partite. Il mio motto è: 'Questa non si prende'. È chiaro che come tutti gli altri amici tennisti sono fermo da oltre un  mese ma attendo con trepidazione di poter tornare a giocare e solo il buonsenso mi ha spinto a scrivere queste righe: bbbene, in questi giorni è scattata la corsa verso la “ripartenza” e  mentre il Governo studia su come attivare la cosiddetta “fase 2”, dai giornali emergono una serie di ipotesi più o meno veritiere.

Per quanto riguarda l’attività sportiva che qualcuno potrebbe anche inserire nella categoria dell’effimero, i riflettori sono giustamente puntati sul calcio, che in base ai dati Coni 2017 conta oltre un milione di 
praticanti, ma nessuno parla del tennis che, sempre secondo i dati del  Coni del 2017, è il secondo sport italiano con oltre 370mila atleti. Solo gli agonisti censiti dalla Fit nelle classifiche 2020 sono oltre 90mila tra uomini e donne, ma il Presidente della Federazione Angelo Binaghi in questo momento è concentrato sugli Internazionali di Roma e sull’attività dei tennisti Atp e delle tenniste Wta. Leggo che le squadre di calcio potrebbero riprendere gli allenamenti nel mese di maggio, ma nello stesso tempo leggo anche a malincuore che i circoli tennis invece potrebbero riaprire tra giugno e luglio come le palestre e le piscine. E allora, senza prendere in considerazione le questioni legate all’economia (non di certo trascurabili), nascono diversi interrogativi: l’obiettivo è veramente tutelare la salute delle persone?

Le istituzioni hanno il dovere di diffondere ed agevolare quanto più possibile (nei limiti di sicurezza) la pratica sportiva? Quanto vale il diritto di giocare a tennis rispetto ai diritti tv del calcio?  Chi decide prende in considerazione le modalità di contagio del Covid19? A tranquillizzare gli stessi tennisti sul “basso rischio di contagio del tennis” era stata la Fit lo scorso 15 marzo con una intervista al professor Roberto Cauda, direttore del dipartimento malattie infettive e coordinatore dell’emergenza Covid-19 del Policlinico Agostino Gemelli di Roma. Ebbene, ad oltre un mese dall’inizio dell’emergenza in Italia tutti ormai abbiamo in linea di massima compreso che il rischio contagio è superiore per sport di squadra rispetto a quelli individuali e  il tennis è forse lo sport meno pericoloso. È altrettanto evidente però che i circoli saranno comunque costretti a rispettare le misure di sicurezza per evitare il contagio, ma per ovviare a questa problematica  e ridurre al minimo il rischio potrebbero addirittura pensare di chiudere momentaneamente spogliatoi, palestre, bar o ristoranti.

Non credo di essere l’unico ad aver preso in esame questi aspetti, quindi mi ergo a portavoce di tanti amici tennisti come me e pur sapendo che per tornare a disputare i tornei Fit dovrò ancora attendere con pazienza, invito sia il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora sia il Presidente Fit Angelo Binaghi a valutare con attenzione almeno la possibilità di restituirci il sacrosanto diritto di praticare il nostro sport preferito già dal 3 maggio, quando forse anche i ciclisti potranno tornare a pedalare ed i podisti potranno tornare a correre ad oltre 200 metri da casa. Saluto tutti sperando di poter tornare presto a dire: “Questa non si prende…”



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