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Sei Nazioni, Italia sveglia: si riparte da Smith
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Sei Nazioni, Italia sveglia: si riparte da Smith
Un'ultima esperienza imbarazzante, tanto da mettere in dubbio secondo alcuni la legittimità della nostra presenza nel prestigioso Sei Nazioni
L'Italia c'è, ancora una volta, avrà come sempren ell'Olimpico lo Stadio di casa, che andrà però onorato in maniera decisamente più decorosa rispetto alle ultime apparizioni. Anni bui, in cui non
solo non si sono raccolte delle vittorie, ma anche reperire prestazioni all'altezza del prestigioso torneo è cosa rara e complicata. Anche per questo si è deciso di optare per un cambio di guida tecnica, col sudafricano Smith ma dall'italianissimo nome di battesimo, Franco. Siamo a circa cinquanta giorni dall'inizio della competizione in partenza il prossimo 2 di febbraio, certo il calendario non ci aiuta visto che il primo appuntamento sarà a cospetto dei campioni in carica.
Il nuovo staff capitanato da Franco Smith, nominato ad interim visto che Connor O'Shea aveva un contratto sino a giugno 2020, sarà composto in occasione del Sei nazioni da Giampiero De Carli per gli avanti e Marius Goosen per quanto concerne la difesa: Pete Atkinson coordinerà con Giovanni Sanguin la parte relativa alla preparazione atletica.
Il ruolo di capo coach sarà dunque vuoto per il quadriennio a venire, occorrerà ricercare il giusto profilo per poter aprire un nuovo capitolo del rugby azzurro, possibilmente più felice di quelli precedenti. Ad incarico da head coach scaduto, appena terminerà il Sei Nazioni quindi, Franco Smith si dovrebbe poi occupare del reparto offensivo oltre che della trequarti, ruolo fino ad oggi ricoperto da Mike Catt, campione del mondo 2003 con l'Inghilterra. Sarà anche assistant coach dell'Italia sino alla Rugby World Cup ed allenerà l'Irlanda al fianco di Andy Farrell.
Dunque debutto durissimo, contro quel Galles che con la vittoria dello scorso anno stacca l'Inghilterra a quota 38, portandosi a 39: per l'Italia, inutile ribadirlo, nessuna vittoria nella storia del Sei Nazioni. Non è questo che si chiede agli azzurri, bensì un torneo che possa essere onorato con prestazioni all'altezza che raramente si sono viste nel corso degli ultimi anni.
Le quote scommesse sul principale torneo di Rugby a livello europeo vedono comunque favorita assoluta per la vittoria finale l'Inghilterra, desiderosa di rivalsa dopo la scorsa edizione, quotata a 1.83. Pari merito per i campioni in carica del Galles e l'Irlanda, date a 4.50: a 9 la Francia outsider numero uno della manifestazione, più arretrata la Scozia pagata 21 volte la posta e mai vincitrice del torneo da quando nel 1999 è passato a Sei Nazioni. Incalcolabile la quota italiana, la cui vittoria della manifestazione è data a 1001.
Franco Smith è atteso al varco, apre il nuovo corso della storia italiana nel rugby: a febbraio il primo e importante responso sulla crescita e resurrezione di questo sport nel Belpaese. Dopo di che si capirà il futuro di un'Italia, che potrebbe (difficile) continuare con lui o scegliere un nuovo head coach con cui iniziare un nuovo ciclo.
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