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Il dribbling: Veneroso e Kola adorabili ribelli d'Eccellenza

I due attaccanti di Spoleto e Ducato sanno come stupire

 

Puntare l'uomo e saltarlo. L'abc del calcio. La più naturale delle giocate, la magia che abbiamo imparato a chiamare dribbling, è spettacolo sempre più raro sui campi dell'Eccellenza. Ecco perché in un campionato in cui il livello tecnico é calato vorticosamente, chi dribbla è un distruttore dell'ordine costituito: passare, passare, passare. Tra i più eretici e sfrontati di tutti ci sono


Kola della Ducato e Veneroso dello Spoleto. Veneroso è un ragazzo timido, detto il Messi del Cilento. Un giocatore baciato sulla fronte dalla dea "Eupalla", che ha dovuto mangiare sudore e panchina prima di convincere il tecnico dello Spoleto, Gagliarducci. Domenica scorsa, al Luzzi di Gualdo, ha segnato uno di quei gol che fanno molto Pulce.

A chi dribblava troppo, un tempo allo stadio si gridava di passarla. Ora a quelli che la passano di continuo bisogna urlare di dribblare. L`obiettivo resta sempre lo stesso. Crearsi una superiorità. Attaccare con un uomo in più. La finta, lo scatto, l'arresto. Un dribbling è fatto di istinto e incoscienza. Può spalancarti il
prato verso la porta, può portarti in dono una punizione dal limite, un rigore. Ecco perché è diventato lentamente un azzardo per pochi intimi. Tra questi, appunto, ci sono Veneroso e Kola.

Il primo, per esempio, è uno dei giocatori sui quali si è costretti più spesso al fallo in tutto il campionato. Dalle punizioni che si è guadagnato, lo Spoleto ha spesso tratto un grande profitto. Jorge Valdano dice che "uno specialista del dribbling è un giocatore di poker che bluffa con tutto il corpo". Inganna con una certa eleganza. Dà al difensore informazioni sbagliate e quando quello se la beve, lui è già dall'altra parte. A Gualdo Tadino si è bevuto due avversari con una delle sue piroette da giocoliere. Prima di scaricare un tiro imparabile che si è insaccato alle spalle del portiere avversario. Giù il cappello. Con tanto di applausi dei tifosi di casa. Eppure, sino a qualche domenica fa, Gagliarducci lo aveva messo in "naftalina" definendolo un giocatore da venti minuti. Il ragazzo di Vallo della Lucania si è sentito punto nell'orgoglio. Ed ha risposto sul campo. Alla sua maniera.

Kola, invece, è stato limitato da un infortunio. Ma quando prende il pallone e salta gli avversari è come vedere Leclerc impegnato in un sorpasso. Avrebbe potuto guadagnare un rigore solare contro la Trasimeno, se l'arbitro non glielo avesse incredibilmente negato. Forse, a volte pecca di egoismo non
alzando lo sguardo per vedere il compagno più vicino meglio piazzato. Ma, uno come lui, può andare in doppia cifra in fatto di gol segnati. Abbinando la quantità alla qualità. Eccedere nel dribbling, però, non sempre porta ai risultati sperati. Chi vi eccedeva, un tempo veniva chiamato "veneziano". Il linguista
Manlio Cortellazzo riteneva che dipendesse dall'atteggiamento dei ragazzini per le strade di Venezia. Tenevano sempre il pallone tra i piedi per impedire che finisse in laguna. I dribblomani erano i veneziani.

Va a finire che dopo Veneroso e Kola li chiameremo Cilentani o Albanesi. Visto che, alla stessa scuola, appartiene anche il "Peter Pan" della Clitunno: Kerjota.



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