politica

Regionali 2019: trionfo dei partiti, scomparsa del civismo

 

L'analisi del voto non lascia spazio ad alibi: su 20 consiglieri soltanto la Agabiti (Tesei Presidente) e Fora (Bianconi per l'Umbria) eletti dalle liste civiche. La nuova composizione dell'emiciclo

 

Il civismo non è a destra. Anzi, il civismo non è più, almeno in Umbria e, per quel che interessa Spoletonline, nella città del Festival, come vedremo sia più avanti che in altro servizio. Partendo dai vincitori, come è giusto che sia, sarà a trazione integrale leghista il nuovo consiglio regionale umbro. Oltre alla presidente Donatella Tesei - eletta senatrice nel 2018 come indipendente nelle fila del Carroccio - l'emiciclo di Palazzo Cesaroni conterà


addirittura otto consiglieri leghisti, e precisamente Valerio Mancini, il più votato con 6636 preferenze, Stefano Pastorelli (5961), Valeria Alessandrini (4942), Francesca Peppucci (4878), Paola Fioroni (4791), Daniele Nicchi (4107), Daniele Carissimi (3719) ed Eugenio Rondini, ultimo dei promossi con 3662 preferenze. Potrebbero entrare in consiglio, con le eventuali ma non obbligatorie - dimissioni in caso di nomine assessorili, Enrico Germini Melasecche (3570 preferenze) e Manuela Puletti (3278). E' andata male, invece, allo spoletino David Militoni, che con 2504 preferenze non va oltre il 14mo posto nell'indice di gradimento dei 20 candidati umbri per il Carroccio. Ancora una volta Spoleto, con 6378 voti per la Lega, resta fuori dal consiglio regionale e dimostra di essere una città piccola piccola, conferendo al suo candidato del territorio appena 1617 preferenze, vale a dire poco più di una ogni quattro voti di lista. Da notare, in questo quadro, il risultato di Paola Fioroni, che con le sue 504 preferenze è la seconda più votata in città, davanti alla nursina Cristina Sensi (17ma di lista con 1758 preferenze, delle quali 337 ottenute a Spoleto), quest'ultima abbinata proprio a Militoni. E' chiara la mano lunga di attriti interni alla Lega locale ma, soprattutto, la scelta compiuta dal gruppo civico che in consiglio comunale fa capo a Maria Elena Bececco e Gianmarco Profili, gruppo che ormai appare sempre più pronto a rientrare nei ranghi del centrodestra tradizionale (nel 2018 non poté farlo per il preciso e fermo veto del sindaco de Augustinis a ogni ipotesi di apparentamento). La Lega umbra fa registrare il più grande incremento in termini di consensi che si ricordi in un così breve intervallo: sia sufficiente ricordare che quattro anni fa, alle regionali del 2015, erano stati 49203 i voti ottenuti in Umbria: oggi sono 154413 (36,95%), vale a dire oltre il triplo. Egemonia totale. Anche la Lega di Spoleto conferma il suo ruolo di primo, anzi primissimo partito della città in termini percentuali ma soprattutto di numeri assoluti. Con 6378 voti reali scava nel solco, confermando il proprio passo regolare e inesorabile: basti pensare che alle europee di maggio scorso erano stati 6362 i voti ottenuti nella città del Festival, il che vuol dire che non un solo consenso è andato perduto malgrado la presenza, alle regionali, di ben due liste civiche una delle quali candidava lo spoletino Dominici. Devastante.

Dalla Lega a Fratelli d'Italia, l'altra forza vincitrice di questa tornata elettorale. Il partito della Meloni raddoppia i voti ricevuti, passando dai 21931 del 2015, pari al 6,24%, agli attuali 42443 consensi, pari al 10,40%. Soprattutto, FdI si attesta saldamente quale seconda forza ella coalizione di centrodestra ed elegge ben due consiglieri regionali, Marco Squarta ed Eleonora Pace, rispettivamente con 6130 e 3916 preferenze. Gli uomini della Meloni hanno tuttavia sottoscritto un patto di dimissioni in caso di nomina di un assessore eletto da parte della Tesei: spera pertanto Michela Sciurpa, terza di lista con le sue 2664 preferenze ottenute, appena 147 in più di Elena Proietti (2517). Sul fronte spoletino il partito del coordinatore Rosario Murro, fresco di dimissioni dal ruolo di consulente del sindaco de Augustinis riguardo le vertenze lavorative, fa il pieno di consensi passando dagli 846 voti delle scorse europee (5,28%) ai 1397 di oggi, che si traducono nell'8,31% di valore percentuale. Peccato che il candidato del territorio, lo spoletino ex bocciano di ferro Pietro Bellini, già sindaco di Preci, non sia andato oltre le 163 preferenze, che sommate alle altre 335 ottenute in giro per l'Umbria lo collocano al 16mo posto di lista con 498 voti personali. Starà ora al partito di Spoleto trovare i capitani per il nuovo, piccolo esercito conquistato.

Per il sovranismo che avanza ecco il centrodestra moderato che si ridimensiona ancora: Forza Italia perde poco meno di un voto su tre, passando dai 30017 consensi del 2015 (8,53%) agli appena 22991 di adesso, pari al 5,50%. Gli azzurri, tuttavia, salvano faccia e scranno in consiglio regionale, confermando un uomo a Palazzo Cesaroni: è il favorito Roberto Morroni, che con 2304 preferenze si piazza davanti a Laura Pernazza (1852). Nel caso di Forza Italia l'accordo dimissionario, per l'eventuale incarico in giunta, è verbale ma non scritto: occorrerà dunque aspettare e vedere l'evolversi degli eventi. A Spoleto gli azzurri si collocano sul trend regionale, con 930 voti pari al 5,53%: in calo rispetto ai 1083 delle europee (6,76%) e di poco superiore agli 883 consensi delle comunali 2018, quando il partito di Berlusconi aveva donato tantissimi candidati alle due liste civiche Rinnovamento e Laboratorio Spoleto, a sostegno di Umberto de Augustinis. Anche in questo caso vanno male i candidati del territorio: Filippo Ugolini non va oltre il 15mo posto di lista con appena 317 preferenze, delle quali 225 conquistate in città. Meglio la nursina Arianna Verucci, più nota per aver già corso alle europee con Tajani: 520 preferenze e 11mo posto di lista per lei, a conferma - però - di una tendenza del partito verso l'estinzione che appare quasi storicamente inesorabile. Da notare, sempre a Spoleto, i 70 voti personali ottenuti dalla coordinatrice provinciale degli azzurri Laura Buco- giunta quarta di lista a livello regionale -, sostenuta dall'ala del partito che fa capo all'assessore Alessandro Cretoni.

E siamo giunti al civismo. Che, come detto, in Umbria segna il passo fin quasi a scomparire, dato che sono appena due i consiglieri regionali eletti in una lista civica - tre se si insiste a considerare "civici" i 5 Stelle. Rimanendo sempre nel centrodestra per ragioni di ordine e metodo, è il sindaco di Scheggino - ormai dimissionario - Paola Agabiti Urbani la mosca bianca della tornata elettorale: la nuora dell'assessore comunale alla Cultura di Spoleto calamita su di sé ben 3110 voti dei complessivi 16424 ottenuti dalla lista Tesei Presidente in tutta la Regione (3,93%). A Spoleto, addirittura, la Agabiti riceve quasi una preferenza ogni due consensi, chiudendo con 405 preferenze sui 1086 voi di lista (6,46%). Dietro di lei il vuoto, con l'albergatore casciano Damocle Magrelli quinto di lista (923 preferenze) e lo spoletino Angelo Dominici addirittura dodicesimo (449). Spera in un ripescaggio, nell'eventualità di dimissioni da consigliere della Agabiti quando sarà chiamata in giunta dalla presidente Tesei, Francesco Vignaroli - secondo con 1241 preferenze davanti a Cristina Casaioli con 1229... In questo caso, visto l'esiguo distacco fra i due, le verifiche dureranno qualche tempo.

Infine, la lista Umbria civica di Nilo Arcudi. Il presidente del consiglio comunale di Perugia ottiene 2251 preferenze su appena 8608 voti di lista (2,06%), che non bastano per eleggere. Dietro di lui Anita Gentile con 694 voti personali e lo spoletino Antonio Di Cintio, capogruppo di Rinnovamento in consiglio comunale, sostenuto da quel che resta del civismo afferente al sindaco di Spoleto de Augustinis, a cominciare da Ranucci e dall'intramontabile Massimo Brunini. 429 preferenze raggranellate a Spoleto da Di Cintio, che si conferma personaggio interessante e spendibile per i prossimi appuntamenti elettorali del centrodestra, anche se ormai farebbe bene a cercarsi una vera casa politica (Fratelli d'Italia?).

Riguardo il centrosinistra, il Partito democratico perde oltre quarto dei consensi (-13,43%) rispetto alle regionali del 2015: 93296 consensi (22,33%) contro i 125777 di quattro anni fa, che valsero il 35,76%. Gli uomini del commissario Verini riescono comunque a limitare i danni, eleggendo 5 dei 7 consiglieri in quota all'opposizione. I democratici più votati dagli umbri sono Tommaso Bori con 6484 preferenze, Simona Meloni (41039), Fabio Paparelli (3846), Donatella Porzi (3837) e Michele Bettarelli (3555). Resta fuori Giacomo Leonelli, sesto con 3232 voti personali. Insomma, della precedente amministrazione rimangono a Palazzo Cesaroni soltanto l'ex presidente dell'assemblea legislativa e il vicepresidente della Giunta uscente, a conferma, comunque, che è ancora lontano dal compiersi il processo di rinnovamento interno al Pd. Riguardo la candidata spoletina Carla Erbaioli, si piazza con onore al decimo posto di lista con 2230 preferenze, davanti a una vecchia volpe della politica come Marco Vinicio Guasticchi, fermo a 2063. Nella città del Festival il partito riceve 3651 voti (dei quali ben 1370 vanno all'ostetrica in lista) che valgono il 21,71% dei consensi: significativa la flessione rispetto alle europee di maggio scorso (4317 voti, pari al 26,96%).

Crolla, come da programma, il Movimento 5 Stelle. Erano stati ben 51203 i voti di lista peri grillini nel 2015, comunque non moltissimi, che erano valsi il 14,56% dei consensi e l'elezione di due consiglieri regionali. Oggi l'Umbria "gialla" conta appena 30953 voti, pari al 7,41% del totale. Una caporetto che è frutto di una serie pressoché infinita di scelte suicide, della totale scomparsa dai territori fino alla consegna del movimento, armi e bagagli, prima all'abbraccio mortale della Lega di Salvini e poi a quello di Renzi, Zingaretti e soci. Riguardo le preferenze, entra a Palazzo Cesaroni il solo Thomas De Luca con 2527 voti personali. Per trovare il candidato spoletino Claudio Patricolo, che quattro anni fa rifiutò la candidatura a presidente dopo aver vinto le "primarie" dei 5 Stelle, occorre scorrere la lista fino al 16mo posto: 98 preferenze, delle quali 55 ottenute in città. E 55 voti è quanto pesa, in realtà, il gruppo dirigente del Movimento 5 Stelle di Spoleto. Game Over.

La passerella elettorale si conclude con la lista civica Bianconi per l'Umbria, che con 16833 voti si colloca al 4.03%, di un soffio sopra alla lista civica della Tesei. Entra a Palazzo Cesaroni il candidato originale del centrosinistra alla presidenza della Regione, quell'Andrea Fora che è stato, nell'ordine, acclamato, scartato e poi recuperato quale capolista civico dalla strana compagine di centrosinistra che oggi esce bastonata dalle urne umbre. Per lui 2139 preferenze e il compito, affatto semplice, di rappresentare il mondo delle cooperative all'interno del consiglio regionale. Il candidato spoletino dei civici pro Bianconi, Giovanni Maria Angelini Paroli, chiude dodicesimo di lista con 268 preferenze, delle quali 175 raccolte a Spoleto, dove la lista si afferma rispetto alla media regionale con 836 voti totali, pari al 4,97%. Tutto sommato non male per un neofita della politica, sceso in campo più per amicizia che per altro.

L'intera analisi, ad ogni modo, non può prescindere da un dato: la polarizzazione del voto. Nel 2015, infatti, la Marini fu eletta presidente con appena 159869 voti validi, contro i 146752 di Ricci: oggi Donatella Tesei trionfa con 266168 voti, mentre Bianconi - pur ottenendo 7mila voti in più rispetto alla Marini nel 2015 (166179) esce sconfitto con addirittura 21 puti percentuali di scarto. Agli altri sei candidati, questa volta, neanche le briciole. E' un segnale importante, indicativo della volontà popolare, da tenere in debita considerazione.

Di seguito l'elenco dei consiglieri regionali eletti:
MAGGIORANZA: Donatella Tesei (Presidente); Valerio Mancini, Stefano Pastorelli, Valeria Alessandrini, Francesca Peppucci, Paola Fioroni, Daniele Nicchi, Daniele Carissimi, Eugenio Rondini (Lega); Marco Squarta, Eleonora Pace (Fratelli d'Italia); Roberto Morroni (Forza Italia); Paola Agabiti Urbani (Tesei Presidente).
OPPOSIZIONE: Claudio Bianconi (candidato presidente sconfitto); Tommaso Bori, Simona Meloni, Fabio Paparelli, Donatella Porzi, Michele Bettarelli (Partito democratico); Thomas De Luca (Movimento 5 Stelle); Andrea Fora (Bianconi per l'Umbria).



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I commenti dei nostri lettori

amico di renzoni

7 anni fa

per Diogene… la distanza valoriale significa che le liste civiche sono la tesi e de Augustinis l'antitesi politica, quindi se le liste civiche sono espressione di gente di destra significa che de Augustinis non li rappresenta.

lucrezia.ro

7 anni fa

SE non ^passera'^---le tracce per vincere i concorsi. come consuetudine sinistra...sara' la mia governatrice!!:-))))

Diogene

7 anni fa

Per " Renzoni " : La prego di comprendere e perdonare la mia ignoranza ma le sarei molto grato se volesse illustrarmi cosa intende per : " l'inconclutenza politica oltre alla distanza valoriale e di ideali " Grazie e buona serata.

spoletino verace

7 anni fa

Una nassa di incompetenti al comune di spoleto ci stanno portando alla rovina non siamo tunuti in considerazione da nessuno,ennesima riprova nessun spoletino in consiglio regionale.

La realtà dei fatti.

7 anni fa

Purtroppo, il politico giusto che andrebbe bene per Spoleto e per gli spoletini deve ancora nascere. È quasi impossibile, per una cittá dalle idee così divise e così individuali, trovare qualcuno che la rappresenti nel modo che gli è più congeniale. Politicamente parlando, è una citta composta da "cani sciolti".

giobatta

7 anni fa

Non è e non sará mai la mia Governatrice ,esprimo i miei complimenti e le auguro buon lavoro per l'interesse dell'Umbria.

Renzoni

7 anni fa

Caro Direttore, forse nel 2018 i civici di centro destra non hanno voluto stringere alcun legame con il sig. De Augustinis perché ne avevano intuito l'inconclutenza politica oltre alla distanza valoriale e di ideali. Essendo loro, praticamente appartenenti alla destra storica cittadina, non potevano svendersi e conoscendo se stessi hanno preferito per il bene di Spoleto accordarsi pubblicamente con l'altra candidata secondo un accordo programmatico volto a concludere i progetti interrotti con la morte del compianto SINDACO. In sintesi , stante la dura opposizione che, tra le altre cose ha smascherato l'inconsistenza politica e mancina dell'amministrazione de Augustinis , è probabile che, per quanto detto, il polo civico di destra non avrebbe mai voluto stringere legami politici con questo soggetto .

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