società

Un altro Festival se ne va lasciando il nulla dietro di sé...

 

 

E anche questo Festival Dei 2 Mondi sta arrivando al suo traguardo. Spoleto in questo periodo è piena di cipria, truccata, scivolosamente fru fru, un po' sudaticcia, leggermente affannata ma sempre sul pezzo, un po' circo, un po' fiera. Non lasciatevi ingannare dai notabili, presenziare è il loro ruolo,


neanche dagli attori illustrissimi reduci dai successi del circolo degli eletti, dove l'unico faro esistente illumina una scritta "io so io e voi non siete un cazzo", posto all'ingresso di ogni spettacolo per noi comuni mortali dubbiosi.

La città è sonnolenta, un po' svogliata per vocazione, lascia fare, tra un volteggio, una spaccata e vagoni di piccole meraviglie musicali. Basta scendere dal centro storico, c'è il deserto, la magia è scomparsa. Il gotha è in alto, arrampicato, avvitato su se stesso, barricato nei palazzi per autocelebrasi nelle cene post-spettacolo, dimenticando che il teatro è del e per il popolo, dove molti miracolati sociali sono attigui al fardello artistico e lo sopportano a fatica, diffidandone.

L'intuizione geniale del maestro Menotti con la partecipazione di grandi attori, scrittori, ballerini, cantanti, strumentisti, teatranti, direttori d'orchestra, personaggi della cultura internazionale, è stato un colpo di frusta, interrompendo una desolante pigrizia. Nacquero maestranze formidabili, attrezzisti, tecnici, con la città animata e partecipe. L'arte, al contrario di quel che disse un politico portatore di insensatezza, dà lavoro e dunque da mangiare.

Tutta la mia stima a chi oggi è riuscito a tenersi il piatto stretto, mettendo i gomiti sul tavolo per difenderlo. Ma un dubbio mi assale: come vivranno gli spoletini questa febbre festivaliera? Bene, credo, per alcuni spettacoli hanno addirittura lo sconto del 30% sul prezzo dei biglietti. Se non capite la rappresentazione, nessun problema, non lo dite, anche perché neanche i vostri vicini di posto lo hanno compreso, non siete soli, ma se all'uscita vi intervistano, sorridete soddisfatti annuendo, farete un figurone. Come ogni anno, alla chiusura, fuochi d'artificio, come le brioches di Maria Antonietta, per la felicità del popolo.



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I commenti dei nostri lettori

Sant\'Ambrogio

7 anni fa

vorrei tornare a Spoleto ogni tanto e trovare una cittá felice, che peccato!

Pietro Biondi

7 anni fa

Egregio sig. Civica. Questo è e non c'è niente da fare, credo. Il Festival fu un'idea geniale. E, per fortuna, fu lasciato fare. Spoleto era molto diversa, quando arrivò Menotti Io ho ormai ottant'anni e ho vissuto gli entusiasmanti anni di splendore, il lento declino e la stasi attuale. Come potevo e per quanto potevo, ho cercato di far capire che occorreva trovare al più presto qualcosa che lo potesse...sostituire. Sempre tutto andato a monte. Gli Assessori alla Cultura di Spoleto sono sempre stati di una qualitá bassissima (tranne un paio di eccezioni che, però, poco hanno potuto fare. Per fare le cose ci vogliono il talento e i soldi. Il talento...è una parola! I soldi, dove li vai a prendere? Dalla politica, in genere... Ora il Festival è...istituzionalizzato. Amministra (più o meno bene, bisognerebbe saperlo, qualche milione ereditato da quello che il Festival ERA. E le assicuro che, sembrano tanti, ma in realtá sono una miseria...Basterebbero solo a fare uno spettacolo, se si producesse in esclusiva. Ormai il Festival è entrato nel sonno della cittá. E meno male che ancora c'è. Ed è inevitabile che si facciano cene e banchetti autoreferenziali. Mi limito a questo. Ci dovrei scrivere un libro. A Spoleto si vaneggia, si parla e si sparla come passatempo. E tutto è fermo. Almeno ci fosse stato sviluppo industriale (orrendo) sarebbe qualcosa...Manie di grandezza...e corse dei vaporetti. La saluto.

Lu lamentu

7 anni fa

"Il Festival non è più quello di una volta" is the new "Non ci sono più le mezze stagioni" A forza di indugiare nello sfoggio di questa nostalgia passatista senza sforzarsi di indicare le ragioni del decadimento (non sempre e non solo attribuibili all'attuale gestione), si finirá per buttare il bambino con tutta l'acqua sporca. Poi ci sará da ridere.

Diogene

7 anni fa

"cappello o non cappello in mano " LA MORALE DELLA FAVOLA E' CHE SPOLETO IN QUESTI GIORNI E' STRAPIENA DI GENTE CHE SPENDE DIREI CHE BASTA CON RIMPIANTI, PESSIMISMO E STERILI CRITICHE. VALORIZZIAMO IL PASSATO E FACCIAMO SPAZIO A VALIDI GIOVANI ! ! !

Cari spoletini, se non vi va il Festival che vi piace fatevelo voi!

7 anni fa

Per ciò che concerne gli articoli, i commenti e le critiche dei cittadini sul declino del Festival, il colmo sarebbe se un domani qualcuno di loro rimpiangesse anche "il nulla dietro di se......".Ogni anno la solita solfa! Senza tener conto che i tempi, i gusti e le persone cambiano! E che ciò che è stato non ritorna più!

Giuliano Maria Mastroforti

7 anni fa

Non conosco l' estensore, dalla barba ben curata, di questo stringato, ironico ed iconico.... necrologio. Lo condivido, purtroppo, poichè quando io, ventenne, venivo a Spoleto in 500 (auto) con altri tre amici -immaginatevi il comfort- da Perugia, ci sentivamo come se andassimo in un posto in cui, forse, avremmo incontrato Mastroioanni, Bardot, Nureyev, insomma, come si dice "venivamo con il cappello in mano", con qualche soggezione, e pensando che, ad un'ora da casa, attingevamo all' Universo Artistico del Mondo... e noi pensavamo : che culo! Purtroppo, adesso, c'è rimasta solo l'ultima parola, perdipiù assai inflazionata e non più oggetto di desiderio artistico.... con vivo rimpianto......

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