Che poi diciamocelo...

La privacy, questa sconosciuta!

 

 

Che poi diciamocelo: un segreto è mio e lo custodisco io!

Alias: Fatte l'affari tua!!!

Esiste dai tempi dei tempi: segreti, intimità, cose per pochi, dati sensibili. La modernità la chiama Privacy. La privacy è diventata un po' il prezzemolo per ogni minestra, la mutanda per tutti i culi. Quando non sai a cosa appellarti nel dubbio dì privacy che tutti ti lasceranno perdere. Eh si perché violare la privacy di un


 soggetto più o meno vicino è una cosa seria ed potenzialmente semplicissimo perché la linea rossa che delimita il terreno del "lecito" e non è seriamente sottilissima. Cosa significa privacy? La privacy è "L'ambito gelosamente circoscritto della vita personale e privata" (cit.) cioè sostanzialmente tutto seppur niente di specifico e se in origine, soprattutto prima dell'abuso di internet, il termine era riferito alla sfera della vita privata delle persone, negli ultimi anni ha esteso le sue connotazioni fino a preservare il diritto al controllo sui propri dati personali, affinché vengano utilizzati, o semplicemente guardati, da altri soggetti, solo in caso di necessità e solo se autorizzati. Quindi questo presuppone un esplicito consenso a trattare tutto quello che ci riguarda. Il problema subentra quando quel consenso dovrebbe essere richiesto anche dalle persone che per ruolo o vicinanza danno del tutto per scontato di avere illimitate autorizzazioni. Esiste privacy tra genitori e figli? E tra mogli e mariti? Cosa significa nella quasi totalità dei casi non autorizzare tua moglie (ma è una faccenda bipartisan intendiamoci) a prendere e spaziare nel tuo telefono o nel tuo pc? In primis sei un maledetto fedifrago perché il motivo principe per cui non mi permetti di mettere il naso nei fatti tuoi è perché hai qualcosa da nascondere e di solito si chiama Jessicah e nel mio immaginario è una figa spaziale (non potendo verificare com'è perché non mi dai il telefono non ho altro che le mie malate supposizioni). Laddove non fosse questa la peste che ti coglie abbiamo subito pronto un bel ricamone sul fatto che se non mi fai guardare nel tuo telefono significa che non ti fidi di me o peggio che io non so tutto tutto tutto di te mentre tu invece sai tutto tutto tutto di me e la faccenda in qualche modo mi rasserenerebbe, perché mi tranquillizza pensare che se posso sapere tutto tutto tutto di te ho la nostra vita sotto controllo e sto in una botte di ferro e se invece questo controllo non ce l'ho vado in palla. Naturalmente e razionalmente sappiamo che entrambe le ipotesi sono malsane e malposte e spesse volte un po' sciocche ma non possiamo fare a meno di crederle vere fino all'osso perchè di base siamo creature appiccicose, controllatrici, malpensanti e non abbiamo la minima idea di cosa sia la libertà dunque, non sapendo di cosa si tratta per noi stessi, non possiamo certo contemplarla per gli altri tantomeno se parliamo di familiari, figli, mariti e mogli e in qualche caso anche soci e colleghi. E allora giù a password improbabili: la data di nascita del prozio emigrato in America; nome del compagno sfigato delle elementari scritto al contrario; mix di parole e numeri con 4 maiuscole, caratteri speciali, un'equazione di primo grado e 3 radici quadrate che solo per sbloccare il telefono e mandare un messaggio ci vuole un'ora di permesso in ufficio. E poi la suddetta password se rimane segreta rischi comunque il linciaggio quindi che fai? Sezioni private, cartelle che si aprono solo con il riconoscimento dell'iride, impronta digitale dell'alluce del piede sinistro tutto per illudere chi ti sta vicino di conoscere tutti i tuoi meandri più nascosti e invece di cose che vuoi tenere per te ne hai a bizzeffe... ma anche così fosse ci sarebbe per forza da pensare male? Dei tizi folli hanno addirittura lanciato un nuovo esilarante modello di password: la dick-ometrics. Ora anche per coloro che con le lingue se la cavano male è facile intuire in cosa consista questo nuovo metodo ma andiamo a spiegare: prima di tutto dobbiamo dire che è un sistema di protezione per soli uomini in quanto gli unici dotati (almeno in senso fisico) del "fulcro" o forse dovrei dire "membro" in questione. Ebbene si, si può usare come password il proprio pene con una piccola specifica relativa all'assetto, nel senso che per andare bene deve essere abbastanza pimpante per così dire, in senso stretto quasi in erezione. Quindi se proprio volete mettere sotto chiave informazioni veramente scottanti, conti correnti, chat con o senza malizia si intenda, amici uomini, abbandonate l'ormai obsoleta impronta digitale e piuttosto optate per il vostro fedele, almeno si spera, compagno di avventure. Chiaramente non potrete utilizzare questa opzione per funzioni basiche tipo sbloccare il telefono perché, insomma, in ufficio, in treno, in palestra.. rischiereste di essere arrestati per atti osceni! In realtà, a voler essere pignoli, anche in questo caso la vostra privacy non sarebbe completamente al sicuro soprattutto dalle vostre mogli/fidanzate le quali, si suppone, abbiano la possibilità di reperire immagini rappresentative del "Vostro". Dunque, se nemmeno il proprio fallo può essere oggetto sicuro di intimità di contenuti allora dobbiamo dedurre che la questione della privacy è veramente annosa e di difficile interpretazione e ancor più difficile applicazione nelle relazioni private. Quando più semplicemente basterebbe marcare alcuni confini della propria esperienza personale e in questo modo essere liberi di ritagliarsi quel piccolo orticello solo per noi, che nulla toglie agli altri, ma in qualche modo ci restituisce un'intimità per evitare di diventare perfetti sconosciuti di noi stessi a discapito anche di chi ci vive intorno. Perché è anche bello, se ci pensiamo bene, lasciare qualcosa solo per noi e non è un modo per tagliare fuori gli altri, piuttosto è il modo per coltivare noi stessi.. ma possiamo vivere circondati da cancelli?!?! No dico tu ci vivresti circondato da cancelli che ti proteggono, è vero, ma ti levano anche aria, vista, possibilità? Io personalmente no, farei tanta, troppa fatica e probabilmente non ne varrebbe la pena. Accetto la privacy nella nuova accezione "legale" che la vede a tutela dei miei dati per tutti coloro che li vogliono sbirciare o se ne vogliano appropriare senza il mio permesso. Per il resto, amici, famiglia, figli, marito, capi... accontentatevi di quello che condividerò con voi perché sarà gran parte di quella che sono e se non è tutto è perché quel tutto in fondo è solo per me ma questo non significa certo che siete meno importanti! Saprete un sacco di cose, le cose che amo, quelle che odio e anche i miei segreti, e per il resto, per tutto quello che non avrò voglia di dirvi, inutile buttare a indovinare le password, per tutto ciò che non ho voglia di dirvi... una forchettata di fatti vostri?

 


 



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