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Vallo di Nera, il 3 aprile di 75 anni fa l’eccidio di Pianarotte

 

 

Cade quest’anno il settantacinquesimo anniversario dell’eccidio di Pianarotte, avvenuto il 3 aprile del 1944 lungo la Valnerina, quando otto giovanissimi furono fucilati dall’esercito tedesco in ritirata. L’Amministrazione comunale ricorda con commozione il tragico evento. Il 3 aprile era di lunedì, inizio della settimana Santa di Pasqua. A Villa Carmine, frazione della vicina Leonessa (RI), poche ore prima i


nazifascisti avevano ucciso sei civili. Wehrmacht e S.S., coadiuvate da reparti fascisti, nei giorni successivi ne avrebbero trucidati complessivamente più di cinquanta compreso il parroco don Concezio Chiaretti. L’obiettivo era quello di sgominare la Brigata partigiana "Gramsci" operante nella zona tra Norcia, Cascia e la provincia di Rieti. Il primo territorio dell'Italia centrale liberato dalla Resistenza.

La mattina del 3 aprile 1944  in località Pianarotte, nei pressi di Piedipaterno nel Comune di Vallo di Nera, otto ragazzi furono catturati e fucilati dai nazifascisti: Edoardo Finetti di Massa Fiscaglia (Fe) 19 anni, Raoul Bolognesi di Campolungo di Ostellato (Fe) anni 18, Virgilio Cremonini di Codigoro (Fe) 19 anni, Sandro Murasecchi (l'unico originario della zona, di Castel San Felice) 18 anni non ancora compiuti, Galliano Chiaroni e Italo Brunelli di Massa Fiscaglia non ancora ventenni, Elio Menichelli e Orazio Risi di Roma di professione elettricista con in tasca la tessera dell'Unione Patrioti "Filippo". 

Cinque di loro erano soldati che, dopo l'armistizio del settembre 1943, stavano tentando di tornare a casa sfuggendo al richiamo della Repubblica di Salò. Li chiamavano sbandati ed erano considerati bersagli. Erano stati ospitati per giorni da una famiglia nel casale di montagna in una stanza segreta.

I nomi e le foto dei loro volti compaiono, oggi, in una stele eretta dal Comune sul luogo dell'eccidio, per ricordare quelle giovani vite spezzate dalla ferocia della guerra. Le foto furono spedite dalla mamma di Italo Brunelli, Lina, ad Angela Nicolai di Paterno la cui figlia Elisa aveva tenuti nascosti i ragazzi nella sua casa. Furono conservate per anni dal figlio Genesio Rosati, insieme a lettere e biglietti d'auguri.

“I ragazzi furono catturati nei pressi del Monte Coscerno –dice Genesio-  sulle Fosse di Beregni, e portati nella piazza di Piedipaterno. Qui una maestra del posto chiese di perdonarli vista la giovane età e di non giustiziarli nel paese.  Due di loro al momento dell'esecuzione tentarono di scappare verso il fiume ma trovarono la strada sbarrata dai rovi e furono ripresi. Io stesso, che abitavo a Paterno ed ero un ragazzetto, mi affacciai da uno scoglio e andai a vedere quei corpi riversi a terra tra gli alberi”.

Sul monumento, eretto alla loro memoria tra gli alberi, c'è una lunga iscrizione: "Qui all’alba del 3 aprile 1944 venne compiuta l’orrenda strage di otto giovani partigiani dell’onore la libertà la civiltà ad opera delle barbariche orde alemanne che infestarono queste contrade durante la sanguinosa agonia della tirannide fascista. Queste pietre sulle quali discende con le lacrime di otto madri il pianto della madre comune dicano al viandante la memore riconoscenza il tributo d'amore e di fede che son dovuti al martirio dei credenti al sacrificio degli eroi. Comune e popolo di Vallo di Nera".



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