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Insediata la commissione per la ricostruzione della basilica di San Benedetto a Norcia
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Insediata la commissione per la ricostruzione della basilica di San Benedetto a Norcia
Il presidente Paolucci: 'Intervento più complicato rispetto a quello eseguito nel 1997 ad Assisi ma ce la faremo'
Si è insediata ufficialmente ieri la commissione ministeriale, presieduta dal professor Antonio Paolucci, che si occuperà di seguire il bando di concorso internazionale per la ricostruzione della basilica di San Benedetto.
“Se tornerà così come era in passato? Ancora è difficile dirlo, ci sono tanti aspetti da valutare. Di certo tornerà alla popolazione e potrà essere riutilizzata per usi liturgici e religiosi”. Paolucci era stato chiamato a guidare anche il recupero della Basilica di Assisi dopo il sisma del 1997, un intervento definito “molto più semplice”: “Si trattava infatti di consolidare e recuperare - ha spiegato - gli strappi provocati dal terremoto ma con obiettivi già delineati”. Più lungo e complesso si annuncia invece il percorso per San Benedetto. “È stata la riunione zero, la prima di una serie di che saranno determinanti per stabilire i confini e i paletti per l’incarico da affidare ai progettisti che a concorso forniranno le ipotesi di intervento. Ancora è complicato capire quali materiali impiegare e cosa chiedere ai progettisti”.
Elementi che verranno approfonditi dalla commissione, riunitasi ieri per la prima volta proprio in città in modo tale da lanciare un “messaggio di vicinanza” al territorio. “Ci rincontreremo l’11 settembre a Roma - ha detto Paolucci, in passato ministro dei beni culturali e direttore dei musei vaticani - poi torneremo a Norcia ogni volta che si renderà necessario al fine di continuare il nostro lavoro, che consiste nel fornire ed indicare ai soggetti che si occuperanno degli interventi le linee guida da seguire, i confini da non superare e quello che noi ci aspettiamo da loro. Ci attende un compito duro ma sono sicuro che riusciremo a raggiungere il nostro obiettivo. A Natale probabilmente saremo nelle condizioni di avere il quadro completo”.
A fornire ulteriori rassicurazioni ai cittadini circa l’iter procedurale del concorso è stato il sindaco Nicola Alemanno. “Si tratta di un percorso trasparente e partecipato, con la commissione che ascolterà tutte le proposte della comunità”. Nel frattempo andrà avanti la messa in sicurezza della chiesa. “Sono stati due anni intensi - ha affermato il Soprintendente Marica Mercalli - durante i quali abbiamo cercato di salvare le opere lesionate e le pietre vive. Le macerie non andranno perse, visto che ogni pietra ha il proprio codice identificativo. Siamo sostenuti dai migliori specialisti, ora serve un po’ di pazienza”.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente della Regione Catiuscia Marini. “La basilica di San Benedetto di Norcia è uno straordinario bene storico-artistico, ma è anche il simbolo della spiritualità di questa comunità e dell’Umbria tutta, così come San Benedetto è il simbolo dell’Europa. Per questo, sulla sua ricostruzione c’è una attenzione molto particolare sia della città, sia da parte di tutti gli osservatori. Ed in questo senso assume grande importanza l’iniziativa di oggi a Norcia, con la partecipazione del professor Antonio Paolucci che il Ministero ha nominato come presidente della commissione tecnico-scientifica che dovrà gestire tutto il percorso di progettazione e di ricostruzione. La modalità che sarà seguita per la definizione del progetto e successivamente della fase di ricostruzione – ha detto - darà vita ad un ‘cantiere’ di notevole interesse per il recupero e per la messa in sicurezza di questo monumento, così come di tutto il patrimonio storico-artistico danneggiato dal sisma. Un patrimonio che ho sempre definito come il ‘grande ferito’ del terremoto del 2016”.
“L’esperienza di ricostruzione di questo patrimonio – ha aggiunto - potrà rappresentare per noi una esperienza di buone pratiche, di come si dovrà intervenire, con quali tecniche ricostruttive e quali materiali usare, al fine di recuperare e tutelare per le prossime generazioni beni che hanno secoli di storia e che sono stati pensati, progettati e realizzati in lontane epoche storiche e che ora dobbiamo restituire, più sicuri di prima, all’uso pubblico”.
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