politica

Le Comunità Montane e le riforme incompiute

 

Dura nota dei sindacati: Percorso iniziato male dalla Regione, i dipendenti rivendicano con orgoglio i servizi assicurati

 

Anni ed anni di lavoro professionale a tutela dell'ambiente e per lo sviluppo sostenibile del territorio e a cosa dobbiamo assistere oggi? Ad accuse ingiuste contro chi opera nelle comunità montane, rivolte da chi, evidentemente, ha una conoscenza distorta e superficiale della reale situazione legata alla riforma


 endoregionale dell'Umbria, perché non è certo colpa dei lavoratori se la Regione ha scelto un percorso difficile da portare a compimento. Un percorso iniziato male, quando si è permesso ai due soggetti istituzionali previsti dalla riforma in sostituzione delle comunità montane - Agenzia di Forestazione e Unioni (speciali) dei Comuni - di avere tempi di attuazione differenti: tanto che alla fine le Unioni non sono mai decollate, azzoppando dalle fondamenta la riforma stessa.
Gli enti montani, dall'entrata in vigore della legge di riordino ad oggi, senza soluzione di continuità ancorché in liquidazione, hanno mantenuto compiti e funzioni, garantendo con dedizione e professionalità la gestione delle numerose deleghe regionali in materia di gestione dei boschi e dei terreni sottoposti a vincolo idrogeologico, di gestione degli alberi e della flora sottoposta a tutela, ma anche in materia agricola, in materia di funghi e tartufi e in materia di bonifica (nei comuni ove non operano i consorzi di bonifica) e irrigazione. Alcuni esempi tra i tanti possibili: le comunità montane continuano a effettuare il riconoscimento delle tartufaie controllate e coltivate e tengono aggiornati i relativi registri, rilasciano i tesserini di autorizzazione alla raccolta dei tartufi, preparando gli interessati con appositi corsi fino all'esame finale.
Durante questi anni, inoltre, la Regione Umbria, riconoscendo evidentemente professionalità e competenze presenti negli enti montani in liquidazione, ha assegnato nuovi e diversi compiti a supporto anche della stessa attività dell'amministrazione regionale (come ad esempio istruttorie e collaudi per il PSR, gestione degli usi civici, certificazione delle aree boscate per i comuni membri, esami per il patentino per i fitofarmaci...).
Non esiste pertanto, contrariamente a quanto purtroppo erroneamente affermato anche da un'importante esponente della FP-CGIL, alcun tipo di doppione, ma esistono due soggetti ben differenti, sia nei compiti assegnati che nelle funzioni esercitate. Le comunità montane in attesa della ricollocazione inscindibile di funzioni e personale, continuano a svolgere attività pubbliche in ambiti sovracomunali specifici, compiti comunque non assegnabili all'Agenzia di Forestazione in quanto quest'ultima non può svolgere ruoli autorizzativi e di controllo, non avendo il profilo istituzionale necessario.
Tantomeno può essere addossato ai lavoratori quello che è un reale problema ancora irrisolto: l'elevato debito accumulato dalla Comunità Montana del Trasimeno.
Le spese indicate nei vari articoli pubblicati non costituisco sprechi in quanto rappresentano il reale costo del personale che sarebbe comunque inevitabilmente sostenuto.
I dipendenti degli enti montani in liquidazione rivendicano, quindi, con orgoglio i tanti servizi che continuano ad assicurare con competenza, professionalità e assoluta dedizione, prendendosi cura, sempre e nonostante tutto, del Cuore verde d'Italia, come e più del primo giorno di lavoro!

Le Rappresentanze Sindacali Unitarie
delle Comunità Montane

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