cronaca

Ims-Isotta Fraschini, operai allo stremo: 'Con la fabbrica muore un pezzo consistente del tessuto sociale di questo territorio'

 

'Senza stipendio da sei mesi e abbandonati dalle istituzioni'. Logorante rimpallo tra palazzi. Il silenzio del tribunale, delle istituzioni e della politica

 

"Vorremmo soltanto lavorare. Non vogliamo vivere di cassa integrazione ma, tra le altre cose, neanche la percepiamo più; alcuni di noi da due mesi, altri addirittura da sei". Sono al limite della disperazione gli operai della Ims-Isotta Fraschini, vittime di giochi più grandi di loro che vanno avanti


ormai da tre anni e mezzo, "da quando - ricordano a Spoletonline - ci hanno fatto spegnere le macchine e hanno chiuso le nostre fabbriche mentre avevamo ancora ordinazioni per quattro mesi di lavoro".

La situazione sarebbe kafkiana, se non fosse che lo strano destino qui sembra entrarci davvero in maniera marginale. "Non si capisce perché hanno voluto far morire il nostro sito produttivo - proseguono gli operai, sette in tutto, che hanno chiesto di parlare con Spoletonline -, la più grande azienda ancora esistente a Spoleto è stata abbandonata dalle istituzioni. Ma se moriamo noi muore un pezzo consistente del tessuto sociale di questo territorio".

Circa 400 famiglie sono coinvolte nella vertenza, che pare sia incagliata tra il palazzo di giustizia e il Ministero senza ministro. Risultato: niente ammortizzatori sociali ma, soprattutto, nessuna prospettiva concreta per il futuro della fabbrica. "Ci dicono che la cassa integrazione ci verrà rinnovata a breve, e prenderemo anche le mensilità arretrate - proseguono - ma, al di là del fatto che i soldi ci servono, non è questo il punto principale. I commissari sono entrati alla Ims nel 2013, quando l'azienda aveva lavoro: progressivamente è stata spenta, ancora dobbiamo capirne il perché".

"Ci costringono ad andare via - dice un giovane padre di famiglia - dopo averci tenuti a bagnomaria per tre anni e mezzo: nel frattempo anche altre aziende hanno chiuso, perciò per ricominciare dovremo seguire le orme dei nostri bisnonni. Andare altrove".

E i sindacati cosa dicono? "L'ultima assemblea risale a metà ottobre", raccontano gli operai. "In quell'occasione ci dissero che dopo il 31 ottobre sarebbe terminata la cassa integrazione per i lavoratori del settore alluminio, mentre per la ghisa sarebbe proseguita fino al 2 marzo 2018. E così è stato. I rappresentanti sindacali aggiunsero che senza una fideiussione, senza una firma vincolante, non avrebbero rinnovato questi istituti per entrambi i settori".

Sono seguiti mesi di silenzi più o meno ininterrotti, alternati da telefonate a denti stretti, contatti spezzettati con i commissari o con i sindacati, qualche iniziativa da parte di alcuni esponenti politici ma, in sostanza, elettrocardiogramma piatto dal mondo delle istituzioni. "Ogni volta che abbiamo cercato contatti in tribunale o con i commissari, sempre utilizzando metodi molto civili, abbiamo ricevuto forti resistenze e contrarietà: non appena manifestiamo il nostro parere ci dicono che possiamo chiedere la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l'impiego, la vecchia disoccupazione per intenderci), il che significa licenziarsi percependo il tfr (evaso dalla precedente proprietà ma rimborsato dall'Inps, ndr), ma anche perdere ogni diritto a rientrare in azienda nel caso in cui un nuovo imprenditore ne rilevi la proprietà. Noi questo non lo vogliamo: chiediamo il nostro diritto al lavoro".

Anche sul fronte politico-istituzionale la situazione non è delle migliori: "Dalla morte del sindaco Cardarelli si è fermato ogni progresso relativo alla nostra situazione. L'attuale facente funzioni (Maria Elena Bececco, ndr) non sembra essere al corrente delle questioni, il che è inspiegabile. Eppure questa è stata anche la sua azienda", ricordano con amarezza i lavoratori. Che ne hanno anche per gli altri aspiranti sindaco: "L'azienda più importante di Spoleto sta chiudendo e i candidati sindaco parlano di tutto fuorché di noi. Ci sentiamo abbandonati da Regione e Comune, fuori dall'area di crisi complessa: una vergogna. E tutti zitti".

Nel frattempo, come detto in apertura, gli operai sono senza stipendio anche da sei mesi: c'è chi lavora in nero, chi vende quel poco che ha, chi si arrangia, chi va alla Caritas. "Ci stanno rubando la nostra dignità. Tra l'altro è un problema grave anche per cercare un nuovo lavoro: dato che non siamo né in cassa integrazione né in Naspi, possiamo soltanto lavorare in nero".

E mentre i ladri sono già entrati più volte in fabbrica, portandosi via attrezzi, grossi quantitativi di rame e materiali vari, agli operai rimane anche la beffa dei 730 sbagliati per due anni di fila. "Sbagliano la compilazione dei nostri 730. E' tutto un rimpallo di responsabilità tra l'Inps e l'azienda".

"Da una parte - concludono - vien voglia di sperare che questa storia si chiuda prima possibile. Se c'è un imprenditore serio si faccia avanti, altrimenti chiudiamola e basta. Dal punto di vista psicologico è logorante. Siamo tenuti all'oscuro di tutto".

Nota di servizio: il tribunale di Spoleto non ha ancora risposto alla richiesta di incontro di Spoletonline, richiesta che cogliamo l'occasione di rinnovare.



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I commenti dei nostri lettori

MARINAIO

8 anni fa

Ultima cosa e poi vi lascio nel vostro brodo, spiegatemi perché avete perso le commesse Fiat, così capisco grazie

MARINAIO

8 anni fa

Io sarò anche un orso di mare magari anche insolente comunque noi del sito di produzione di Dongo abbiamo comunque continuato a lavorare perdendo tre stipendi, con paghe in ritardo, ma mai fermato la produzione, ed essere derisi da chi di cuccava la cassa integrazione. E nessuno di quelli che erano in cassa integrazione hanno mai manifestato per noi che lavoravamo senza stipendio per salvare quel poco che rimaneva da salvare...

Qualche parola per il \"Marinaio\"

8 anni fa

Caro marinaio, giá in passato da altri tuoi commenti si era capito che non sei un marinaio bensì un ORSO di MARE. Infatti, gli orsi di mare non riescono a dimostrare un minimo di sensibilitá nemmeno verso i loro simili che si trovano in difficoltá. Cosa che non sanno altrettanto fare i lavoratori spoletini perché sono troppo abituati ad essere solidali verso tutte le categorie di lavoratori che si trovano in difficoltá, specialmente se appartenenti alla stessa azienda . Infatti, essi non si divertirebbero nemmeno se qualcuno riuscisse a pescarti e a farti pagare la tua insolenza. Al contrario di te, anche in questo caso essi ti esprimerebbero il loro dispiacere. E lo farebbero possibilmente in silenzio. Senza proferire parole. Parole che se dette fuori luogo potrebbero ferire di più.

MARINAIO

8 anni fa

.... E PER IL SITO PRODUTTIVO DI DONGO CHE COMUNQUE VI HA FATTO INCASSARE LA CASSA INTEGRAZIONE LAVORANDO E TACENDO..... NEANCHE UNA PAROLA?

Nibiru

8 anni fa

Non credo ci sia molta gente tra noi della Spoleto operaia che andrá a votare ma probabilmente ai politici questo non interessa. Bene, continuate a parlare solo di turismo e cultura poi vedrete tra qualche anno quando saranno rimasti solo pensionati che splendida cittá avrete. l azienda storica della cittá che andava benissimo ( questo va sempre ricordato) che nel 2011 contava 400 dipendenti!!!!! destinata a finire nel dimenticatoio e costringendo molti Spoletini a trasferirsi anche fuori regione....ebbene..questo non ve lo perdoneremo mai!!!!

Rosso Nera

8 anni fa

E poi vogliono il nostro voto? Io alle prossime elezioni resto a casa

All\'ombra di una duna.

8 anni fa

Donatella ha ragione. L'unico sforzo che fanno i politici, una volta che vengono eletti, è rivolto solo ai loro interessi, a quelli dei loro parenti e a quelli di qualche loro stretta amicizia. Il sudore lo sprecano solo spremendosi le meningi per farsi eleggere, raccontando un sacco di balle ai cittadini. Dopodiché esauriscono le loro energie fisiche, morali e intellettuali e passano il loro tempo a dormire sugli allori. Per tutto il resto del mandato. Fregandosene altamente di tutto quello che gli succede attorno e lasciando che la cittá e i cittadini affoghino nei loro problemi di sopravvivenza. Mentre loro, sapendo di avere le chiappe al sicuro per un certo periodo, non perdono occasione per banchettare. E fin quando i cittadini gli crederanno la storia si ripeterá all'infinito. Intanto il panorama della povertá e della desolazione attorno a loro si fa sempre più sconfinato fino ad assomigliare al deserto del Sahara. Senza intravvedere un oasi all'orizzonte dove potersi riparare. Dove la presenza della vita viene annunciata solo da qualche flebile voce portata dal vento, che annuncia nei dintorni l'esistenza di qualche carovana. Sono i Beduini del luogo che abituati a quella vita non vogliono mollare. Come sta accadendo alle poche maestranze che si aggirano ancora per le industrie di Spoleto.

Donatella

8 anni fa

Ragazzi,voi dovete fare solo una cosa come tutti noi cittadini di Spoleto dovremmo fare!nn andare a votare x il sindaco nn bisogna andare perché fanno 1000 promesse e l'unico che veramente secondo me fece x Spoleto era solo Brunini solo lui anche se io ho idee politiche diverse l'unico è stato lui.... quindi ragazzi nn credete più a tutti questi che ora inizieranno a dire votate me nn votate lui xchè tanto non sono in grado nessuno ci sono troppe fabbriche chiuse da noi!!io comunque vi faccio tantissimi auguri ragazzi

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