Opinioni

'Magazzino d'arte' di S. Chiodo: un appello 'a chi ama la cultura'

 

Le considerazioni di un lettore sull'articolo di Panorama

 

Caro Sol, ti si deve dare atto che grazie all'articolo di Alfonso Marchese di qualche settimana fa sei stato il primo giornale a far conoscere l'esistenza di quei tesori d'arte custoditi con tanta cura dal buon Luigi Fortunati nel


 deposito di Santo Chiodo. La notizia si è diffusa subito e oltre alla cronaca locale è apparsa anche sull'ultimo numero della rivista Panorama. E' davvero paradossale che le istituzioni da anni e anni siano state così indifferenti e inerti di fronte a questa storia di ordinaria incuria del patrimonio artistico della nostra città che, nonostante le sue piccole dimensioni, può vantare una vera e propria "riserva aurea" di opere d'arte che non solo erano state dimenticate, ma rischiavano il degrado e l'abbandono. Eppure il Comune di Spoleto dispone di molti spazi inutilizzati In cui potrebbero essere allestite interessanti mostre fruibili sia dai turisti che da quei cittadini di Spoleto che non conoscono il loro patrimonio.
Ma lo splendido Palazzo Collicola, già adibito a Galleria d'arte moderna grazie al compianto Carandente, non dovrebbe farsi carico di tali iniziative culturali? Possibile tenere sacrificate in un capannone opere di celebri artisti oltre a quelle del "Gruppo Spoleto"che tanto successo ha avuto nel corso della storia dell'Arte moderna? Nell'intervista su Panorama i nomi degli autori sono di altissimo rilievo, e Spoleto si permette di snobbarli così?
C'è da sperare che finalmente in un modo o nell'altro si provveda a tirare fuori dal loro nascondiglio tanto ben di Dio e si spera pure che si trovi il modo, basta volerlo, perché il bravissimo Luigi possa continuare a vigilare sul suo irripetibile e prezioso lavoro, un lavoro che forse anche titolati storici dell'arte non avrebbero saputo svolgere con lo stesso zelo, ma soprattutto con lo stesso amore per la città.
Questo è un appello destinato a chi ama la cultura e che voglia il qualche modo collaborare dando la propria disponibilità di idee e di volontariato per recuperare e valorizzare il patrimonio nascosto restituendogli la dignità che gli è dovuta.

 


 



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I commenti dei nostri lettori

Roberto Quirino

10 anni fa

E' senz'altro opportuno che le opere del Gruppo spoletino tornino a Palazzo Collicola e che venga rispettato quanto più a lungo possibile l'allestimento di Carandente e che trovino giusta collocazione tutte le altre opere depositate. Comunque, non si potrebbero prevedere delle aperture periodiche del Magazzino di S. Chiodo?

Alessandro

10 anni fa

Certamente i quadri del Gruppo Spoleto vanno collocati a Palazzo Collicola. È la loro destinazione più idonea, anzi, la sola che abbia senso. Per le altre opere si dovrebbe invece procedere con la collocazione nella Rocca e negli altri musei cittadini. L'importante è che si sia da gestire il tutto a persone capaci di fare uscire queste opere dall'oscuritá, e Spoleto dal tunnel della notorietá da Don Matteo...

una cittadina

10 anni fa

Questo è ciò che si legge nel portale del Comune di Spoleto a proposito dei Musei cittadini: "Museo Carandente, Palazzo Collicola – Arti Visive Intitolato alla memoria di Giovanni Carandente, si trova nel centro storico di Spoleto, all’interno di palazzo Collicola che occupa l’intero lato occidentale dell’omonima piazza. Inaugurato nel 2000 è stato poi riallestito e ampliato nel 2010. Insieme alla Collezione Burri di Cittá di Castello è il più importante museo d’arte contemporanea dell’Umbria. Composto da 15 stanze, il museo ospita una collezione di arte moderna e contemporanea che comprende opere realizzate da artisti appartenenti alla corrente del naturalismo informale, acquisite dal Comune attraverso le edizioni del Premio Spoleto, svoltosi tra il 1953 e il 1968. In alcune stanze sono esposte le opere del Gruppo di Spoleto o Gruppo dei sei composto da Giuseppe De Gregorio, Filippo Marignoli, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Piero Raspi, Bruno Toscano. A queste nel 2000 si sono aggiunte le opere della ricca collezione donata da Giovanni Carandente che comprende artisti italiani e stranieri di fama internazionale." E' evidente che le opere contemporanee non possono essere ubicate altrove se non a Palazzo Collicola mentre tutto ciò che giace nell'ormai famoso capannone, può essere ben distribuito negli altri musei dove dipinti, sculture , e tanto altro, avrebbero la giusta collocazione e arricchirebbero le varie raccolte. E non si prenda la scusa dei restauri perché il luogo in cui oggi sono conservati non è migliore di altri mentre le opere attendono di essere risanate. Rendere il tutto più visibile magari potrebbe anche incentivare gesti di mecenatismo.

CITTADINO CURIOSO

10 anni fa

ormai le opere d'arte che sono conservate al magazzino comunale scottano al Sindaco come fossero dei ferri ardenti : Marziani non le vuole nel "suo" museo perchè non ne riconosce la significativitá di esse nel percorso che ha inteso dare al suo allestimento e siccome il direttore responsabile del Museo Arti Visive Palazzo Collicola ha dei numi tutelari evidentemente molto importanti e quindi è un "intoccabile ", ecco la soluzione migliore: sbolognare il tutto nel salone d'onore della Rocca tanto è abbastanza grande per contenere tutto , così salviamo capra e cavoli !!

daniela de gregorio

10 anni fa

Ovviamente faccio mio questo appello. E ricordo che all'indomani dell'arrivo del nuovo direttore della Galleria d'arte Moderna e della "marchiatura" con bollini rossi di numerose opere di grande valore destinate al seppellimento nel deposito di S. Chiodo, firmai insieme a Piero Raspi, Bruno Toscano, Duccio Marignoli e al compianto Afranio Metelli, una lettera all'allora sindaco Benedetti. Lettera che chiedeva proprio quello che l'estensore dell'articolo che sto commentando, chiede. Il sindaco Benedetti non si degnò di rispondere, come qualcuno poi mi disse era suo costume. L'attuale sindaco conosce bene il problema e conosce lo spirito dell'istanza (che con grande piacere vedo non solo mia) che chiede di "medicare" questo vulnus culturale. Se la memoria non mi fa difetto, lo ricordo sensibile e favorevole. Certo, allora non era il sindaco. Ma da cittadina che lo ha votato, spero che le persone siano "galantuomini" anche dopo essere stati eletti.

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