politica

Vicenda insulti alla Bececco, le anime schizoidi del Pd e l'ombra della strumentalizzazione

 

Le varie posizioni all'interno del partito compongono un puzzle ben poco unitario. La discriminazione è avvenuta a mezzo email inviata ad alcuni consiglieri e al municipio

 

Alla fine la vicenda, per quanto orribile, degli insulti sessisti alla vicesindaco Bececco resterà agli annali per aver fatto emergere ancora una volta, caso mai ce ne fosse stato bisogno, la schizofrenia delle anime del Pd. E se il commissario locale Antonini invia due sentite righe di scuse "per l'epiteto


offensivo" rivolto alla seconda cittadina di Spoleto, ribadendo che "Nessuna contrapposizione politica, nemmeno la più aspra, giustifica la mancanza di rispetto e lesione della dignità umana" e che, soprattutto, "Nel nostro partito non c'è e non ci sarà mai spazio per l'intolleranza, specie di tipo sessista", il gruppo consiliare parla di "mail personale di un privato cittadino" che rappresenta soltanto se stesso, invitando al contempo il sindaco Cardarelli "a non distogliere sempre l'attenzione dai contenuti del suo ‘non governo' che puntualmente denunciamo".

Insomma, dove finisca l'anticultura di tipo sessista e dove cominci invece la strumentalizzazione da parte di un'amministrazione ormai alla canna del gas, è davvero difficile comprenderlo.
Di certo c'è il fatto che dell'avvenuta discriminazione si è venuti a conoscenza tramite il sindaco Cardarelli, che ha parlato di una mail inviata ad alcuni consiglieri comunali e anche al municipio. A mezzo stampa, almeno da quanto Spoletonline ha potuto appurare, non è avvenuto nulla del genere, ovviamente non su queste colonne ma neanche - ci risulta - su altre. Né nulla di simile è mai pervenuto alla posta elettronica del giornale. Pertanto è lecito affermare che la questione è più delicata e complessa di come sia stata dipinta dall'amministrazione e da certa informazione.

Ad ogni modo, la nota del gruppo consiliare del Pd era stata anticipata nel pomeriggio dalla consigliera Laura Zampa, che a Spoletonline aveva dichiarato: "Lontano mille miglia da me l'insulto personale, sia esso rivolto a donne o uomini, specialmente poi mi risulta ancora più odioso se sessista. Prendo le distanze da interventi di questo genere, da ovunque provengano, a maggior ragione se da iscritti del mio partito. Esprimo solidarietà a chi ne è stato o ne viene colpito. Rigetto comunque le accuse strumentali del sindaco Cardarelli che si stupisce del fatto che io non mi sia scusata. Apprendo infatti solo dal suo stesso comunicato stampa di quanto accaduto. In questi giorni sono in vacanza e, desiderando staccare, anche se per pochi giorni, dalle problematiche politiche che assillano la nostra città, non apro le mail se non quelle istituzionali. Questo quanto dovuto. Seguirà un comunicato unitario dei consiglieri del Pd ingiustamente coinvolti".

Di seguito, infine, il comunicato stampa del gruppo consiliare:

"Come consiglieri del PD di Spoleto ci sentiamo in dovere di respingere al mittente, cioè al Sindaco Cardarelli, ogni tentativo di coinvolgerci nella vicenda che vede la mail personale di un privato cittadino scrivere opinioni personali nei confronti della vice Sindaco Bececco, a cui comunque va la nostra incondizionata solidarietà per gli epiteti discriminatori, dal quale ovviamente ci dissociamo e ne prendiamo le distanze. Solidarietà che come PD, per cultura e per storia, abbiamo sempre dato a donne, uomini e giornali che sono stati discriminati in vicende simili e meno pubblicate, il Sindaco forse ha la memoria corta.

Ci teniamo a precisare che il privato cittadino, se pur fosse iscritto a qualsivoglia partito, non ha niente a che vedere con il gruppo consiliare, né risulta essere dirigente del Partito Democratico, come erroneamente scritto dal Sindaco Cardarelli, in quanto lo stesso giornalista rappresenta solo se stesso e le proprie idee e non il nostro partito!
Tutte le comunicazioni ufficiali del gruppo consiliare e del partito democratico di Spoleto vengono inviate, come già comunicato ai vari direttori di giornale, esclusivamente tramite le nostre mail ufficiali di partito o tramite le email personali dei singoli consiglieri. Non capiamo perciò, l'insistente e diffamatoria volontà di far passare una Email privata, come mail rappresentativa del gruppo consiliare o del PD di Spoleto, nessuno dunque ha il diritto di additare al gruppo consiliare parole provenienti da fonti diverse e sarà nostra cura in futuro tutelarci anche legalmente in queste vicende.

Circa poi la pretestuosa polemica sul fatto di non aver risposto da subito ad una mail a cavallo di ferragosto e inviata da un cittadino privato, confermiamo che siamo venuti a conoscenza di questo problema solo dagli organi di stampa in quanto eravamo in ferie e non avevamo neanche aperto le mail personali.
Ciò non toglie che ribadiamo con fermezza la nostra forte critica verso la Giunta Cardarelli, riguardo la mancanza di azione politica e l'assoluta incapacità di governo di questa amministrazione, in particolare sulla questione della sanità confermiamo l'assoluta inadeguatezza della vice Sindaco Bececco sulle vicende sollevate dal PD e Gruppo Misto in tutte le sedi istituzionali, tanto da aver da tempo richiesto il ritiro delle deleghe a lei assegnate.

Invitiamo pertanto il Sindaco Cardarelli a non distogliere sempre l'attenzione dai contenuti del loro "non governo" che puntualmente denunciamo, verso questioni private che nulla hanno a che fare con l'amministrazione pubblica e che servono solo a coprire le proprie incapacità".

Entro le prossime ore, infine, non è escluso che il diretto interessato, collega giornalista, intervenga pubblicamente per spiegare la propria versione dei fatti, da mettere in fila con tutte le altre.

 



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I commenti dei nostri lettori

Lettore incuriosito

10 anni fa

La dotta dissertazione del Signor INSULTI mi ha prima meravigliato, poi incuriosito , infine mi ha lasciato letteralmente ammirato. La ricerca da Lui effettuata sulla storia e sulla metodologia dell’insulto sono di un tale interesse, di una così cospicua rilevanza scientifico-letteraria che , se si trattassi di una tesi di laurea , meriterebbe un bel 110 cum laude, oltre al bacio accademico, confidando nella accertata appartenenza di genere del relatore . Se si trattasse di un articolo pubblicato sulla stampa yankee, aspirerebbe, con molti titoli, al riconoscimento del Premio Pulitzer. Siccome però stiamo a Spoleto, non mi posso esimere da alcune banali considerazioni; mi scuso per il mio drammatico decalage rispetto alla dissertazione di cui tratto. L’impegno profuso nella stesura del breve saggio (del resto giá, in qualche maniera ,anticipato da una allusione del Direttore Editoriale di Sol, se si tratta della stessa persona; altrimenti mi scuso e non s’è fatto apposta) sembra asseverare l’ipotesi che l’estensore sia un fior di giornalista, probabilmente lo stesso, ma non è certo, al quale vengono attribuiti, forse senza molto fondamento, i mal noti insulti sessisti. A questo punto mi domando: • Se concernono lo stesso autore, gli insulti e il forbito articolo, come mai non sente la necessitá , magari come una “passiatina montalbaniana” sul molo, di chiedere un briciolo di scusa? • Come mai il segretario regionale del PD Leonelli, e poi la stessa Gauleiter Marini hanno semplicemente annunciato accertamenti interni, dando per buono il concetto che si trattasse di un esponente-iscritto del PD? • Se, invece, come afferma la Dr.ssa Zampa, l’affaire riguarda un cittadino qualunque, con qualche problema esibizionistico e protagonistico, il PD non dovrebbe nemmeno parlarne, ma passare oltre e denunciare la strumentalizzazione da parte della maggioranza; pare strano però che, in un microcosmo come quello umbro e spoletino in particolare, non si sappia giá da subito se un soggetto sia appartenente al PD o no, se ne abbia fatto parte, se ne sia stato, a qualche titolo, esponente rappresentativo ( tipo addetto stampa o speaker che dir si voglia) In conclusione, la corazzata Potemkin , al confronto di queste avvilenti pinzillacchere, può essere considerato un film divertente, quasi spassoso, mentre la povera Spoleto non può sperare che nell’intervento di un Santo laico, come Don Matteo. Senza offesa né insulto.

cittadino confuso.

10 anni fa

Letto il terzo commento sulla tematica degli insulti, trovo un insulto continuare a parlare di insulti. Non ci capisco più nulla. Temo che se qualcuno mi da seriamente dello stronzo e io lo interpreto nel modo scherzoso sono capace di rispondergli grazie senza nemmeno contraccambiare dandogli del "pirla".

Treccani...tregatti e trepulle

10 anni fa

INSULTI Gli insulti sono parole ed espressioni cui si ricorre entro atti linguistici destinati a colpire e offendere l’interlocutore. Nel conflitto verbale, in cui rappresentano normalmente un punto di massima tensione, dato che mirano non alla causa effettiva del dissidio ma direttamente alla persona dell’avversario, gli insulti si accompagnano in genere ad altri atti aggressivi e ostili (accuse, rimproveri, minacce, imprecazioni, ecc.), rispetto ai quali non è sempre facile stabilire dei precisi confini. Nonostante il loro interesse sul piano socio-, etno- e pragma-linguistico gli insulti sono stati relativamente poco studiati, soprattutto in Italia. In alcuni studi si segnala la duplice componente illocutiva dell’insulto, che esprime sia emozioni negative del parlante (disgusto, sdegno, disprezzo, ecc.) sia una sua valutazione negativa del destinatario (di suoi aspetti fisici o morali, della sua provenienza, di persone o cose a lui collegate). Ma viene anche sottolineato come possa essere lo stesso insultato, con la sua percezione della gravitá dell’insulto, ad attribuire al parlante intenzioni più o meno offensive. Sul piano formale l’atto di insultare si può realizzare con enunciati di struttura e di dimensioni le più diverse. Esso prende spesso la forma di apostrofe e allora l’epiteto insultante è usato con funzione vocativa, per es.: (1) deficiente, piantala! In altri casi può essere inserito in una domanda retorica: (2) ti rendi conto che sei un deficiente? Frequentemente, si trova in frasi marcate: (3) un deficiente, ecco cosa sei! Per definire, almeno nella comunicazione faccia-a-faccia, la forza illocutiva e la carica aggressiva di un insulto non sono di marginale importanza indicatori paralinguistici (quali il tono e il volume della voce), cinesici (gesti, espressione del viso), prossemici (eventuale violazione dello spazio interpersonale). Sebbene gli insulti siano parole di segno negativo (brutto, cattivo, traditore, vigliacco, ecc.), è evidente che qualunque parola o espressione può diventare insultante a seconda della dinamica conversazionale e del contesto culturale. In particolare si è visto che perché un enunciato possa funzionare come insulto deve essere percepito come ingiurioso sia da colui che insulta sia dall’insultato, che devono dunque condividere uno stesso sistema di valori. L’efficacia insultante di un’espressione è perciò necessariamente relativa a usi, credenze, tabu (➔ tabu linguistico), ideologie delle comunitá, e muta in rapporto alle loro trasformazioni culturali. Nella societá contemporanea, ad es., possono risultare più insultanti che nel passato espressioni che si riferiscono alla mancanza di forma fisica, all’etá avanzata, all’indigenza. La natura relativa degli insulti emerge in tutta la sua evidenza da quelli basati su pregiudizi di tipo etnico (in particolare quando essi consistono nella semplice enunciazione di provenienza, come nel caso di siciliano, milanese, marocchino, albanese), o di tipo politico-ideologico (comunista, fascista). Di fatto l’insulto è quasi sempre incentrato su un elemento culturalmente o socialmente interdetto, e il suo potere offensivo è appunto in rapporto con la violazione più o meno esplicita del tabu. La sua efficacia risulterá più immediata con l’impiego di espressioni offensive e gergali (zoccola, culattone, negro di merda, fregnone) ma nondimeno potrá suonare insultante, a seconda dei contesti e delle intenzioni, anche un termine eufemistico o comunque (escort, gay, extracomunitario; ➔ politically correct). I più correnti insulti consistono tuttora in espressioni che fanno riferimento a fatti che nella nostra societá sono colpiti da tabu, quali la sessualitá e le funzioni corporali (coglione, stronzo, puttana, bastardo, cornuto) e l’intelligenza (cretino, imbecille, idiota). E del resto proprio in rapporto a queste aree semantiche il parlante trova un quasi inesauribile repertorio espressivo nei dialetti, dal quale attinge spesso anche nelle sue interazioni in italiano. Proprio la frequenza di un insulto, o addirittura un suo uso routinario, può fargli perdere pregnanza semantica (dunque ogni collegamento con effettive caratteristiche o mende dell’insultato) e usurarlo, facendone alla fine un’arma spuntata nell’aggressione verbale. Tanto che il parlante è portato spesso a tentare di recuperarne l’efficacia con vari procedimenti di rafforzamento. Come è avvenuto, ad es., nel caso del sintagma stronzo di merda, divenuto poi a sua volta così usuale che il parlante, percependolo ormai privo di forza offensiva, può tentare di riattualizzarlo, come nella seguente versione (colta in una interazione reale) che ne moltiplica la tautologia: (4) stronzo di merda e di cacca! A fronte dell’abuso di un repertorio ricorrente di formule ingiuriose, come quello che fu amplificato e strumentalizzato dai media nella stagione di rissosissima comunicazione personale e politica che caratterizzò il Paese negli anni a cavallo del XX e XXI secolo, sono ormai rari i casi in cui la volgaritá e la banalitá lasciano il posto a più raffinati e sottili attacchi verbali degni della tradizione di quella che è stata definita la «nobile arte dell’insulto». Che i rapporti personali, sociali e politici siano interessati da conflitti verbali e risuonino di insulti non è infatti certo cosa recente, e anche solo per l’area italiana sono innumerevoli i testi e i documenti che ne testimoniano la secolare consuetudine e anche il farsi genere testuale, ad es., nelle tenzoni ‘per le rime’ (per l’italiano antico cfr. Dardano, Giovanardi & Palermo, 1992). In particolare non è difficile rilevare come le diverse autoritá civili o religiose si siano dovute fare carico, in ogni epoca in rapporto alle mentalitá e ai costumi correnti, di definire il grado di offensivitá dei diversi insulti, producendo giurisprudenza a riguardo (cfr. Burke 1987: 118-138). Tuttavia anche il giudice mostra spesso come di fronte a questa delicata materia sia dirimente la percezione della gravitá dell’insulto da parte dell’offeso e, più in generale, il contesto. Due sentenze della Corte di Cassazione del 2009 hanno dato esempi convincenti. Nel primo caso fu riconosciuta aggravante per l’insulto stronzo, peraltro definito dall’«intrinseca valenza offensiva/spregiativa», l’essere stato rivolto a una persona anziana, «non adusa certamente a certe disinvolture di linguaggio». Nel secondo caso fu respinta la richiesta di risarcimento di un concorrente di un reality show, definito pedofilo da un altro partecipante, sulla base della considerazione che queste trasmissioni «sollecitano il contrasto verbale tra i partecipanti, che ne sono del tutto consapevoli» e che per valutare la portata offensiva di un’espressione «occorre avere riguardo al contesto nel quale essa è inserita». In realtá la valenza relativa dell’insulto è testimoniata anche dal fatto che può capitare di insultare qualcuno senza rendersene conto e che questo avviene più facilmente quando ci si trovi, privi delle necessarie competenze nei codici di riferimento dell’‘altro da noi’, in contesti interculturali. L’insulto può assumere anche un significato completamente diverso da quello prototipico, che segnala ostilitá e presa di distanza, nelle sue manifestazioni scherzose che testimoniano al contrario solidarietá, confidenza, appartenenza a un gruppo di pari, come nel seguente esempio (reale): (5) ciao vecchio coglione, come va? L’impiego di simili insulti ‘amicali’, che appare molto comune negli scambi conversazionali informali, ma che in alcuni casi può avere aspetti più ritualizzati (Labov 1972) e prendere le forme di duello verbale, ha una tradizione ben documentata e si collega anche con usi propri di contesti culturali molto lontani dal nostro, ad es. nelle cosiddette parentele di scherzo (citate a questo proposito da Cardona 1976: 198-200). L’insulto amicale è oggi componente significativa del cosiddetto flame, cioè delle espressioni aggressive e volgari nella comunicazione mediata dalle tecnologie, in particolare nelle chat lines (Pistolesi 2002) ma anche nei testi delle e-mail e negli sms. Jaccod (2005) riporta numerosi esempi di volgaritá amicale in chat, come il seguente scambio di entrata di utenti in un canale (p.172): [01:40] ‹asmroot› ciao stronzi [01:40] ‹asmroot› (ovviamente il saluto vale solo per i miei stronzoni di fiducia) [01:41] ‹Vekkio› ciao frocio Lo stesso Jaccod nota come nelle chat «la pratica di rivolgersi agli altri con epiteti offensivi sia frequente in qualsiasi momento, senza che questo implichi un’intenzione oltraggiosa».

Pluto

10 anni fa

Max Weber, forse uno dei maggiori studiosi della sociologia applicata alla politica, ha affermato,nel secolo scorso, in un suo saggio fondamentale, che tre sono le qualitá decisive per un politico: • Passione-Senso di responsabilitá-Capacitá di valutazione Per passione intendeva identificazione con un obiettivo, con una “causa”, rifuggendo dalla “sterile eccitazione”. Il senso di responsabilitá lo concepiva come principio ispiratore di ogni azione, allo scopo precipuo di raggiungere l’obiettivo stabilito. Infine, la qualitá decisiva la collocava nella capacitá di lasciar operare su di sé la realtá degli avvenimenti nella calma del raccoglimento interiore, esercitando l’occhio della saggezza e prendendo la giusta distanza verso cose ed uomini. Mi si dirá: che c’entra tutto questo con la querelle di Ferragosto? Secondo me il discorso può essere attinente al caso per i seguenti motivi: - Il Sindaco è un uomo di forti umori, propenso ad accendere i propri sentimenti quando scorge i segnali della doppiezza e della calunnia nei comportamenti di alcuni soggetti ben individuati; sicuramente è passione, forse anche qualcosa di più - Il senso di responsabilitá porta Cardarelli a difendere strenuamente la Vice-Sindaco, sia come rappresentante politico che come donna; certamente lo fa anche per la “causa”, poiché è chiaro che stiamo assistendo ad una manovra demolitoria contro la Giunta studiata a tavolino (forse in una pizzeria), con parti teatrali assegnate e con agnelli sacrificali giá marchiati a fuoco. RESTA DA SCOPRIRE CHI SIA IL “GRANDE VECCHIO” , MA FORSE QUALCHE IDEA POSSIAMO AVERLA. - Sulla calma e sulla distanza da cose e persone avrei qualcosa da osservare, in quanto mi pare che l’occasione scatenante (la famigerata mail) sia di infima rilevanza, soprattutto considerando le coordinate personali dei presunti trasmittenti e degli ipotetici riceventi (se poi l’hanno ricevuta) - Il quadro amministrativo circostante denota chiari segnali di un disegno tattico-strategico ben delineato, con un progressivo riposizionamento di alcune pedine utili , in vista di avvicendamenti nei Comuni e, soprattutto, nella Regione ( vedi le crisi a Norcia , Foligno, e le mine antiuomo disseminate un po’ dappertutto) In sintesi, caro Sindaco, gli insulti sessisti ci saranno pure, sono squallidi, ma sono solo il raglio dell’asino; quello che conta è la carota in mano al padrone (dell’asino).

Il Corvo della rocca

10 anni fa

Non so perché, ma, a Spoleto, più di un altro luogo, governi chi governi, le battaglie politiche, anziché a suon di idee, vengono condotte a suon di ostacoli. Sperando che il "nemico" prima o poi ci inciampi. E avanti così senza nessun ritegno, senza idee e senza alcuna strategia. Tutti uguali! Nessuno di loro però si chiede come mai le altre cittá limitrofe progrediscono o stanno meglio. Collaborare per il bene comune, tra i politici, è un pensiero astratto, quasi impossibile. Di concreto deve esserci solo il predominio politico. Non importa se in tutto questo marasma sprofonda l'economia locale, la sanitá, le industrie, le scuole, il lavoro e altro. No! Deve solo prevalere la sopravvivenza di se stessi subordinata a quella del proprio partito. Chiunque esso sia! E i cittadini, "poveracci", sempre più frastornati e delusi dalle promesse fatte e non mantenute, dai litigi e da questo marasma, sono quelli che devono pagarne le spese. Eppure i così detti politici hanno la realtá sotto gli occhi e la loro faccia davanti allo specchio. Come fanno a piacersi non si sa. Che gusti!!!

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