cronaca

Maran, 80 licenziamenti tra precari e indeterminati

 

Da Roma i sindacati denunciano il licenziamento collettivo senza preavviso né condivisione. L'azienda: 'Decisione dolorosa ma inevitabile'

 

Maran licenzia. Anzi, Maran ha licenziato. E non uno o due collaboratori, ma l'intera forza lavoro della sede di Roma. Una decisione che, da quanto denunciano i sindacati, sarebbe stata presa senza alcuna condivisione con le organizzazioni dei lavoratori. "Il 27 gennaio scorso - scrivono i rappresentanti di


Cgil, Cisl e Uil - più di 80 lavoratori hanno ricevuto la comunicazione di licenziamento collettivo con contestuale apertura della procedura di mobilità, senza previa consultazione con i sindacati presenti in sede. Il tutto mentre solo una settimana prima esponenti della proprietà si prodigavano in rassicurazioni entusiastiche circa il radioso futuro della società".

Eppure Maran ha intrapreso, negli anni e a più tappe, un processo meritorio di stabilizzazione della propria forza lavoro. O almeno questo è ciò che si è sempre saputo. "Il processo di stabilizzazione - proseguono i rappresentanti sindacali Annis, Cipresso, Bracceschi e Panti - tanto vantato dalla proprietà su testate giornalistiche riconosciute a livello nazionale, ha in realtà comportato pesantissime decurtazioni salariali: 25% in meno rispetto ai minimi garantiti dalla contrattazione collettiva di settore. Il risultato è stato stipendi di poco superiori ai 500 euro al mese. Il concetto di sacrificio ha riguardato tutti, quindi anche i già assunti a tempo indeterminato, ai fini della stabilizzazione dell'organico ancora precario. Ripetuti accordi tra sindacati ed azienda garantivano l'assunzione a tempo indeterminato, in capo ad un periodo massimo di 36 mesi (era il 2013), di una percentuale superiore al 90% dei collaboratori fino a quel momento inquadrati a progetto".

E a cosa ha portato tutto ciò? Da quanto si apprende nella nota dei confederali, tra la sera del 26 gennaio e il mattino del 27 oltre venti precari (24 per l'esattezza) "ricevono a sorpresa un telegramma di mancato rinnovo e 57 tempi indeterminati sono per strada, senza possibilità di replica. Nessuna proposta alternativa o di ‘salvataggio' è stata avanzata dall'azienda, unico fine la chiusura della sede di Roma per bilancio in perdita presunta".
Una perdita, quella della sede romana, sulla quale i sindacati hanno più di qualcosa da dire. "Si legge - prosegue la nota - nel comunicato di licenziamento collettivo: ‘Maran Credit Solution SpA opera sul territorio italiano attraverso 4 autonomi centri operativi [...] localizzati al centro e al sud. Ciascun centro operativo ha un'autonoma struttura organizzativa e rappresenta un centro di costo autonomo e funzionale su cui insistono linee di attività specifiche". Da qui la scelta, singolare, di chiudere la sola sede di Roma senza alcuna dichiarazione di "crisi aziendale". Oltretutto la sede in questione altro non è, come ricordano i sindacati, una delle "tre sedi nazionali della stessa Spa, avente partita Iva unica".
Tornando ai licenziamenti collettivi, la motivazione addotta dalla proprietà sarebbe quella che i bilanci di Roma avrebbero assunto un andamento talmente negativo da giustificare il cosiddetto "fallimento ad sedem". Tuttavia, dichiarano i responsabili delle sigle sindacali, "caso vuole che proprio la sede di Roma, presunta ‘bad company' della gioiosa macchina da profitti Maran, abbia negli anni subito una singolare imposizione strategica dalla proprietà spoletina: il dover lavorare cioè delle commesse (spesso plurimilionarie) i cui ricavi venivano, per insindacabile scelta aziendale, imputati al bilancio della sede di Spoleto. Dunque gli esborsi per gli stipendi di decine di risorse più i costi fissi come le utenze, l'affitto della sede, i software gestionali a sei zeri eccetera, venivano iscritti a bilancio - ovviamente in negativo - alla sede Roma; laddove i profitti derivanti dall'opera di questa stessa sede figuravano, nella gran parte dei casi, come attivo della sede di famiglia".

Insomma, il quadro per i sindacati appare chiaro e desolante: una sede è stata sfruttata finché ce n'è stato bisogno, i suoi dipendenti costretti a ridursi lo stipendio per agevolare l'inserimento dei precari salvo poi, allo scadere dell'accordo triennale, mandare tutti a casa con la scusa di un bilancio reso negativo in maniera artificiale. "Amministratore delegato - chiedono i quattro rappresentanti dei lavoratori - dov'è finita la tanto decantata ‘formazione e crescente professionalizzazione di questa forza lavoro dentro la Maran', se adesso ci mandi tutti a casa con incentivi all'esodo mortificanti sia dal profilo personale che professionale, sollecitando anche una decisione tempestiva pena ulteriore decurtazione economica? Dove è finita la professionalità che tanto decantavi, e quanto vale?".

Alla dura e sofferta presa di posizione dei sindacati replica l'amministratore delegato Maran, Fabio D'Atanasio. "La decisione di chiudere la sede di Roma è stata sofferta e dolorosa - confessa a Spoletonline -, ma va anche detto che proprio questa sede, da qualche anno, incide negativamente sui nostri bilanci, che sono pubblici e certificati. Abbiamo un socio esterno alla famiglia D'Atanasio, con il quale - insieme ai nostri legali - stiamo valutando la possibilità di tutelarci rispetto alle affermazioni diffamanti dei rappresentanti dei lavoratori. Siamo una Spa, sul bilancio non si scherza. Tornando alla questione, come si ricorderà, siamo l'unica realtà del settore recupero crediti ad aver stabilizzato circa 600 lavoratori, grazie a soluzioni specifiche concertate con i sindacati e i lavoratori stessi. Questo accordo ci ha consentito, negli ultimi tre anni, di stabilizzare tutti i dipendenti senza che i costi fissi lievitassero, a tutto vantaggio degli incentivi di produzione. Eravamo convinti di essere gli apripista verso la stabilizzazione dell'intero settore: invece le nuove riforme sul lavoro hanno definitivamente sdoganato il precariato".

"Il risultato, di conseguenza - dichiara Danilo Trapasso, responsabile comunicazioni Maran - è stato perdere competitività nelle gare per gli incarichi". "La sede di Roma - prosegue l'Ad -, autonoma nella gestione delle commesse, da qualche anno incide sul bilancio in maniera pesante. A tal proposito, a mero titolo esemplificativo, quest'anno rileviamo un'incidenza del 30% sui costi e solo del 10% sul fatturato. Non potevamo rimandare ulteriormente: abbiamo affrontato il problema, siamo risaliti indietro nel tempo e abbiamo visto che questo passivo si genera da almeno tre anni. A ciò si aggiunga la contrazione dei volumi, dovuta a minori finanziamenti erogati dalle banche e una contestuale diminuzione delle provvigioni da parte dei nostri clienti. Perciò, per evitare un'escalation negativa che si sarebbe ripercossa sulle altre sedi, abbiamo dovuto prendere una decisione inevitabile. Ma tengo a precisare che non è vero che abbiamo assolutamente voluto evitare la concertazione, tant'è che è in fase di svolgimento. Abbiamo invece scelto di evitare l'apertura della crisi aziendale perché è solo un'unità produttiva che è in crisi. Abbiamo anche provato a vendere questo ramo, ma non è stato possibile. Ad ogni modo - conclude - ci stiamo impegnando a ricollocare i lavoratori presso aziende nostre concorrenti, ma con le quali abbiamo buoni rapporti. Qualche manifestazione di interesse c'è stata. Certo a nessuno fa piacere questa situazione".



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I commenti dei nostri lettori

LAURA

10 anni fa

vorrei dire a Incazzato Nero che se è un dipendente e si sente solidale può licenziarsi anche lui tanto è convinto che prima poi accadrá a tutti. oppure visto che è tanto bravo a fare pronostici potrebbe dare una soluzione al problema che vada bene a tutti. Purtroppo quando bisogna prendere provvedimenti così radicali qualcuno ci rimette sempre impossibile non fare vittime, ma queste sono necessarie e per evitare che le vittime siano troppo Incazzato nero perche non dici il tuo vero nome? hai paura che questi capi cosi cattivi caccino via anche te?

Diogene

10 anni fa

Per " Incazzato nero " : " non eravamo una famiglia? " dal tono del Suo commento non mi sembra !!! Stia sereno.............sono sicuro che non chiuderanno tutte le sedi. Per quanto riguarda le commesse; ai posteri l'ardua sentenza !!! Vedremo se i " nuovi improvvisati scalatori " sapranno fare meglio !?!?!?!

Incazzato Nero

10 anni fa

Quindi il concetto che passa a Spoleto è meglio a loro che a noi per salvare l'azienda! Ma non eravamo una famiglia? Cmq tranquilli, chiuderanno tutte le sedi perchè con questo schifo, hanno perso credibilitá con le commesse! In bocca al lupo!

Diogene

10 anni fa

Annis, Cipresso, Bracceschi e ...... Panti ???? CHI E' SENZA COLPA .............. SCAGLI LA PRIMA PIETRA ! ! !

laura

10 anni fa

se il bilancio è negativo da almeno 3 anni forse anche il compianto nazzareno avrebbe preso la stessa decisione perchè era un imprenditore . troppo facile ora dare tutta la colpa a chi ha dovuto raccogliere un ereditá scomoda e che sta facendo l impossibile per continuare ad andare avanti nel migliore dei modi in modo che i licenziati non aumentino. Rimbocchiamoci le mani e facciamo ognuno il proprio dovere forse nazzareno, al quale ora vi appellate, questo lo avrebbe preteso .

Dispiaciuto e indignato

10 anni fa

Mi sembra grave che prima si sia detto ai lavoratori: rinunciate ad un po' di soldi e vi assumiamo a tempo indeterminato. E poi...i licenziamenti!!! E' grave per l'aziende ed è grave per i sindacati, che ormai accettano le peggiori schifezze. Mi dispiace umanamente, ma quello che sta facendo la Maran è una porcheria

Marco

10 anni fa

Cara/o ex collega non abbiamo bisogno di tutelarci. Io come tanti altri abbiamo piena fiducia. Vediamo quanto ogni giorno si impegnano tutti per risollevarsi. .Oggi ognuno di noi sa che deve fare di più. Lo deve fare per se per le proprie famiglie e per Spoleto....

Nicole Viola

10 anni fa

Sicuramente per l'azienda non è stato facile, il nuovo presidente sta facendo un grande lavoro data la giovane etá e l'enorme responsabilitá lasciata dal papá . La mia grande speranza, vivendo indirettamente (ma assai vicino!) la precarietá del lavoro in Maran, è che l'amato, amico, fratello, capo, compagno Nazzareno anche da lassù possa proteggerci e guidarci per la giusta strada... Confido in 2016 migliore in azienda e (con più lavoro!)

maros

10 anni fa

ci tengo commentare questo articolo perchè vorrei ricordare che i primi tagli ci sono stati a luglio con il mancato rinnovo di 12 contratti a termine uno di questi era il mio . gli ultimi due anni in Maran sono stati difficili dal punto di vista economico, abbiamo accettato il minimo salariale con accordo sindacale per poter stabilizzare il 90% della forza lavoro ,insomma a pagare siamo stati noi e non certo l'azienda . Vorrei sapere se gli sgravi fiscali per la stabilizzazione ci sono stati e a chi hanno fatto comodo. Insomma siamo tutti con il culo per terra .fortunatamente vivo a Roma dove forse trovare lavoro è meno complicato ,colleghi Umbri tutelatevi .................................... Un saluto al compianto Nazzareno ,il tuo lavoro la tu dedizione ecco come sono finiti ,un telegramma e tutto finisce

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