società

GAMBLING, LA PASSIONE CHE SPOPOLA IN ITALIA

 

Il gioco d'azzardo è la nuova scoperta degli italiani, attratti da un mondo in continua evoluzione

 

C'erano una volta i casinò, unici punti caldi in cui si concentrava l'intero volume del gioco d'azzardo italiano. Poi sono nate le scommesse sportive, e le ricevitorie autorizzate dallo Stato a essere centri di puntate legali. Ora il gambling è a portata di mano, basta accedere il proprio cellulare e connettersi a


internet, grazie al lavoro di sviluppo compiuto da Lottomatica, William Hill, 32Red e tutti gli altri operatori che hanno investito sul mercato italiano. Il mondo del gioco d'azzardo è cambiato in tutto, o quasi. Perché la passione e l'interesse con cui gli italiani si dedicano alle scommesse sono rimasti invariati, novità dopo novità. E, se possibile, aumentati.

Non è niente di impensabile, se si considera che l'appassionato di roulette può evitare di farsi decine (se non centinaia) di chilometri per veder girare la pallina attendendo che si fermi sul numero fortunato. Ora la rivoluzione dell'online ha portato un casinò in ogni abitazione, accogliendo tra i propri clienti anche gli italiani del meridione, da sempre isolati dal gioco d'azzardo delle sale da gioco per la lunga distanza con i quattro centri italiani.

La trasformazione dei giochi più popolari dei casinò in videogame 2.0 con eleganti ambienti 3D, come può riscontrare ad esempio chi generalmente gioca alla roulette online di 32Red, è senza dubbio una delle chiavi che ha spinto i giocatori a tuffarsi nella corrispondente versione digitale.
Grazie alle piattaforme online delle migliori aziende di gambling, quasi tre milioni di italiani sono ormai consapevole di avere a disposizione un'ampia gamma di scelte. Lo stesso discorso vale ovviamente anche per il blackjack, relegato nei tempi passati a qualche bettola e ora tra i giochi preferiti degli utenti della rete.

Una posizione privilegiata nel cuore degli italiani è occupata da slot machine e scommesse sportive. Il binomio slot & betting è in effetti il più frequente nelle mini-sale made in Italy, dove il reparto delle macchinette affianca quello in cui è possibile scommettere su eventi sportivi. Poco importa se per effettuare la puntata vengono visionate le statistiche degli ultimi incontri (altra novità delle migliori aziende) o ci si affida solo al proprio istinto, l'amore per il betting rimane secondo forse soltanto a quello per il calcio. Niente di strano, considerando lo stretto legame tra i due. Tanto più che con il live betting le scommesse si sono avvicinate anche a coloro che vogliono vedere l'andamento della partita prima di decidere su chi giocare. Per quanto riguarda le slot invece il successo delle versioni in rete è dovuto al numero di varianti, molto più ampio di quanto si possa trovare in giro. Si va da macchinette con jackpot altissimo e più combinazioni vincenti ma con meno probabilità di fare cassa a quelle con meno rulli ma più chance di successo. Tutto spetta al giocatore, ora più che mai. Se l'evoluzione del gambling non si arresterà, sarà impossibile spostare gli italiani dalla loro passione numero uno. In fondo finché le scommesse continueranno a divertire, non c'è motivo di preoccuparsi di come vengono effettuate. Anche con qualche leggero tocco su un cellulare, comodamente seduto sul proprio divano. La tecnologia ha fatto passi da gigante, in ogni campo. Non sfruttarla anche per i passatempo sarebbe un vero peccato.



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I commenti dei nostri lettori

Elisabetta Proietti

10 anni fa

Caro Daniele, qui non si tratta di placare gli animi, ma di fare informazione corretta e responsabile e del diritto dei cittadini, tutti, di riceverla corretta e responsabile. Riguardo al “dunque” che tu sintetizzi in 3 punti, ognuno di questi 3 punti è più che discutibile: 1) Non è così, Daniele. E’ importante conoscere la Carta dei doveri del giornalista, pilastro della regolamentazione della professione, che parla chiaro: “I cittadini hanno il diritto di ricevere un'informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario e non lesiva degli interessi dei singoli. I messaggi pubblicitari devono essere sempre e comunque distinguibili dai testi giornalistici attraverso chiare indicazioni. Il giornalista è tenuto all'osservanza dei principi fissati dal Protocollo d'intesa sulla trasparenza dell'informazione e dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico; deve sempre rendere riconoscibile l'informazione pubblicitaria e deve comunque porre il pubblico in grado di riconoscere il lavoro giornalistico dal messaggio promozionale”. (qui il testo integrale della Carta: http://www.fnsi.it/Archivio/Carte_Deonto/LA%20CARTA%20DEI%20DOVERI%20DEL%20GIORNALISTA.pdf). Peraltro, la norma dettata dalla Carta dei doveri è la diretta conseguenza di quanto stabilito dal D.Lgs. n. 74 del 25 gennaio 1992, attuativo delle direttive europee in materia. In particolare, l’art. 1, comma 2°, stabilisce che “La pubblicitá deve essere palese, veritiera e corretta”; e l’art. 4, comma 1°, la vuole “chiaramente riconoscibile come tale” e, con specifico riferimento alla pubblicitá a mezzo stampa, “distinguibile dalle altre forme di comunicazione al pubblico, con modalitá grafiche di evidente percezione”. In pratica va scongiurato il rischio di commistione tra pubblicitá e informazione. 2) Che il link di carattere commerciale che tu citi nel tuo testo (non so se è tuo il testo non essendo firmato, quel che è senza dubbio è che è un testo pubblicitario) sia autorizzato dall’Amms non cambia la sostanza del punto 1. 3 L’azzardopatia (quando c’è dipendenza non si è più nella sfera del gioco e dell’aspetto ludico,e perciò è più corretto cominciare ad usare altri termini) è un problema serio, hai proprio ragione: esiste per molte cause e nella tua risposta (molto superficiale, a dire il vero) chiami in causa diversi corresponsabili e settori coinvolti, tutti reali: tuttavia dimentichi la responsabilitá - enorme - dell’informazione e della comunicazione pubblicitaria. Sì, Daniele, il problema della dipendenza può esistere anche per articoli del tenore di quello da te pubblicato. Basta parlare, per informarsi in maniera più approfondita, con chi vive il problema e con chi si occupa del trattamento di questo tipo di dipendenza o con chi studia il problema nei suoi aspetti sociali ed economici. Tra l’altro mi rispondi dicendo che “parlare di ludopatia vuol dire parlare di Stato (…)”: lo Stato, sì, lo Stato, ma nessuno di noi deve dimenticare che lo Stato siamo noi, e ciascuno di noi ha ogni giorno la responsabilitá della sua costruzione. Anche chi scrive o sceglie di pubblicare articoli che hanno un qualsiasi numero di lettori. Infine, nella tua risposta dichiari “concluso l’argomento” (non è per non pubblicare questa risposta, vero?) e usi facilmente parole come “so”, “sicuramente” e dici di avere “certezza”: io ti auguro il dono del dubbio sui problemi di cui scrivi, dubbio utile a livello personale ma necessario e obbligatorio per chi svolge una professione giornalistica.

Roberto Quirino

10 anni fa

Cos'è l'AMMS? comunque, ammiro i gestori di quei locali pubblici che hanno abolito le slot machine: mi dá una vera e propria stretta al cuore veder armeggiare con le slot o con i fogli dei vari tipi di lotterie signore, anziani, ragazzi, giovani, operai, muratori... No, non è un passatempo, né un gioco, né passione personale, è qualcos'altro ...

Elisabetta Proietti

10 anni fa

Caro Daniele e caro direttore responsabile di Spoletonline, è molto grave e irresponsabile che l'articolo in questione, chiaramente uno strumento pubblicitario, non sia segnalato appunto come pubblicitá ma risulti, ai lettori, un articolo di informazione come gli altri, cosa che non è. Ho giá avuto modo di parlare, tempo fa, con Daniele in merito ai danni che il gambling sta facendo nel nostro Paese: anche se può costituire passione personale per qualcuno o anche se le aziende del settore finanziano il sito, ciò non giustifica il non rispetto delle regole di un'informazione corretta da parte di una testata giornalistica. Vi chiedo di pubblicare questo commento. RISPOSTA: Cara Elisabetta e cari commentatori che ti hanno preceduto, So che questa mia risposta non sará sufficiente né a placare gli animi né ad esaurire l’argomento e, sicuramente, nessuno di voi avvertirá quella reciproca soddisfazione che dovrebbe contraddistinguere ogni rapporto di fiducia, come è appunto quello tra una testata ed i propri lettori. Venendo al dunque, brevemente: 1. non è obbligatorio apporre alcuna dicitura su articoli del genere, che forniscono notizie non false pur contenendo link a carattere commerciale; 2. Il sito linkato nell’articolo è autorizzato dall’AMMS; 3. La ludopatia è un problema serio che affronteremo a breve, ma non esiste certo per colpa di articoli di questo tenore, almeno a mio modesto avviso. Parlare di ludopatia vuol dire parlare di Stato, di criminalitá organizzata, di strutture sanitarie e sociali ma, in primis, di valori e di famiglia. Con questo considero concluso l’argomento, ovviamente nella certezza - come giá detto – che le mie riflessioni non incontreranno l’approvazione unanime. Un caro saluto Daniele Ubaldi – direttore editoriale

L\'americano

10 anni fa

Se è un articolo è vergognoso, se invece come credo è un publiredazionale manca la dicitura per indicarlo. E comunque questo schifo manda in bancarotta le famiglie. Hai voglia a farlo passare per un elegante passatempo.

no slot

10 anni fa

ma di cosa parliamo ? passione per il gambling ? è un articolo o un pubblicitá (ennesima) a qualche sito di azzardo ? Con le macchinette, casinò on-line , scommesse la gente si rovina e con loro tutte le famiglie intorno. E' ora di finirla d'illudere la gente con il guadagno facile, perchè il guadagno ce l'ha solo lo stato in questi giochi. Si dovrebbe fare prevenzione , no induzione al gioco d'azzardo.

Alessandro Cera

10 anni fa

Bellissimo articolo (o marchetta?). Ma ne vogliamo parlare del dramma della ludopatia? Carissimo (e stimatissimo) Daniele, a parte l'opportunitá di pubblicare uno "spot pubblicitario" del genere a favore del gioco online (non voglio entrare nel merito, perché ogni azienda che non sia pubblica ha il diritto di cercare degli introiti dove meglio ritiene), non sarebbe stato opportuno premettere che si trattasse di un contributo pubblicitario di qualche azienda? Oppure, spero proprio di no, si tratta veramente di un redazionale che fomenta il gioco online senza prendere in considerazione minimamente il crescente problema della ludopatia?

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