cronaca

La Procura trasloca a palazzo Martorelli Orsini

 

Primo passo in avanti per la cittadella della giustizia di Spoleto. La Procura finalmente trasloca a palazzo Martorelli Orsini. Le ultime finiture, quelle migliorie che erano state richieste, dalla Procura stessa, per rendere più funzionale lo stabile alle esigenze della magistratura, sono state effettuate.


Ne dà notizia anche una delibera sul sito del Comune. Entro il mese di dicembre dunque avverrà questo tanto atteso trasloco. " Stiamo cercando una ditta di logistica che si occupi del trasferimento dei faldoni e di tutto il materiale - dice il presidente della Camera penale di Spoleto, l'avvocato Salvatore Finocchi - comunque ci siamo". Il Comune concederà il palazzo al ministero della Giustizia in comodato d'uso gratuito. Il progetto, è la risposta dell'ente alla riforma della geografia giudiziaria che ha notevolmente ampliato le competenze del tribunale di Spoleto, estendendole fino ai territori del Folignate e del Tuderte. Da qui la necessità di offrire una migliore logistica agli operatori della giustizia. Per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione del Martorelli-Orsini il cantiere è costato complessivamente 2.5 milioni di euro (Por-Fesr 2007-2013, fondi ministeriali e fondi propri dell'ente). Intanto questa settimana, l'attività giudiziaria del tribunale di Spoleto, è stata caratterizzata, dall'astensione indetta dalla Camera penale. Uno sciopero tenutesi in tutta Italia. "No all'allungamento dei tempi della prescriziine - spiega il presidente Finocchi - vogliamo inoltre una riorganizzazione puntuale degli uffici, per evitare il collasso, anche alla luce della nuova riforma che ha portato a sopprimere alcuni tribunali accorpandoli con altri". Poi si dice no alla diffusione immediata delle immagini degli arrestati, alla diffusione di materiali di indagini, insomma si auspica un nuovo rapporto tra media e Procura. La pienezza di tutte le garanzie per l'imputato, la durata ragionevole dei processi. Inoltre per quanto riguarda l'uso delle nuove tecnologie, che permette a un imputato di colllegarsi in videoconferenza se si trova in un carcere lontano e nin può essere tradotto, le camere penali dicono no, l'imputato deve essere presente in aula. Infine, maggiore chiarezza sulla depenazlizzazione dei reati e no alla limitazione delle impugnazioni. Una riforma del Csm, con separazione delle carriere dalla politica. insomma regole certe e condivise.



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