cronaca
Inchiesta Bps sgonfiata, finalmente arrivano le richieste della Procura
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Inchiesta Bps sgonfiata, finalmente arrivano le richieste della Procura
A due anni e mezzo dalla chiusura delle indagini, degli iniziali 34 indagati chiesti soltanto 14 rinvii a giudizio. Decadute tutte le ipotesi di reato più gravi. Udienza preliminare il prossimo 19 gennaio. Si profila lo spettro della prescrizione ma alcuni indagati potrebbero rinunciarvi
Ci sono voluti due anni e mezzo dall'avviso di conclusione delle indagini, ma alla fine l'inchiesta della Procura di Spoleto nei confronti di 34 tra imprenditori, dirigenti ed ex amministratori della Banca Popolare si è chiusa con 14 richieste di rinvio a giudizio e 20 archiviazioni. Che si ricordi, si tratta di
una delle decisioni più "ponderate" mai prese dagli inquirenti, che hanno atteso addirittura 30 mesi dalla chiusura delle indagini prima di presentare la richiesta di rinvio a giudizio. Questa lungaggine, solo apparentemente inutile, era stata oggetto persino di un'interrogazione parlamentare, tanta era la sua singolarità. In effetti, però, il mistero non è così arcano: occorre infatti ricordare che i titolari dell'inchiesta sono nel frattempo cambiati. I nuovi responsabili della Procura, il procuratore capo Alessandro Giuseppe Cannevale ed il pm titolare dell'inchiesta, Gennaro Iannarone, all'esito di un accurato riesame del quadro accusatorio hanno derubricato tutte le ipotesi di reato più gravi - come la presunta associazione a delinquere, ostacolo alla vigilanza o l'intermediazione usuraria, inizialmente posta a carico dell'ex presidente Giovannino Antonini. L'udienza preliminare davanti al gup, chiamato a decidere sulle richieste della Procura, è stata fissata per il 19 gennaio 2016.
Da aggiungere, per completezza di informazione, che i fatti contestati agli imputati rimasti iscritti nel registro degli indagati riguardano, in alcuni casi, finanziamenti concessi dalla Banca risalenti addirittura al 2007, finanziamenti le cui modalità di concessione avrebbero violato alcune norme creditizie. Facile immaginare la conclusione di questi stralci: a otto anni di distanza dai fatti contestati, con un'udienza preliminare ancora da svolgersi e con i tre gradi di giudizio tutti da affrontare, la prescrizione sembra l'unica conclusione logica, "grazie" anche al lavoro complicato di cesellatura cui sono dovuti incorrere i nuovi procuratori rispetto all'inchiesta originale. Ma da quanto trapela dai rappresentanti di alcuni indagati, pare ci sarebbe la loro intenzione di rinunciare alla prescrizione e, in caso di rinvio a giudizio, subire per intero il processo penale onde dimostrare la propria estraneità ai fatti. Dichiarazioni di circostanza o reale volontà di uscire dalla storia con la propria reputazione completamente ripulita? Difficile formulare ipotesi concrete con le bocce ancora ferme. Ma di certo c'è il fatto che quella che era partita come una maxi inchiesta per associazione a delinquere nei confronti di dirigenti e amministratori di un istituto di credito nel frattempo commissariato, si è ridotta ad un processo incentrato sulle modalità di concessione di tre finanziamenti, dunque di competenza quasi interamente tecnica (non a caso due ex direttori generali della Bps risulterebbero ancora fra gli indagati).
Un epilogo, questo, ampiamente previsto dai legali degli indagati nel corso della conferenza stampa tenutasi all'hotel Albornoz nell'ormai lontano 8 giugno 2013, poco dopo l'avviso di chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica, all'epoca ancora sotto la responsabilità di Gianfranco Riggio. Nel frattempo, tuttavia, l'intero scenario è cambiato: la Banca Popolare di Spoleto è divenuta del Banco Desio - nonostante due pronunciamenti del Consiglio di Stato in merito all'illegittimità dei commissariamenti di Bps ed Scs - e i riflettori sull'intera vicenda di Antonini e company si sono spenti da tempo. O forse no.
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I commenti dei nostri lettori
Diogene
11 anni fa
Condivido il commento del Sig. Sergio Grifoni. Dice che forse sono stati adottati due pesi e due misure ? Che forse non abbiamo saputo gestire la situazione ? Qualcun altro dice che non abbiamo persone valide ? UNA DELLE QUATTRO BANCHE SALVATE AVEVA PERSONE VALIDE !!!!!! PER BANCA DELL'ETRURIA (l’istituto popolare di cui il ministro Maria Elena Boschi è azionista e il padre Pier Luigi ormai ex vice presidente), C'ERANO PERSONE VALIDE !
Piazza Pianciani
11 anni fa
Qualcuno incomincia a dire giustamente che chi pagherá questo scempio saranno solo i soci della SCS e la comunitá tutta; perché giá si intravvedono i segnali che l’inchiesta può apparire sgonfiata, che alcune imputazioni sono state annullate o declassate, poi si rischia la prescrizione con tutti i cavilli che gli studi legali coinvolti metteranno in campo. Ma alla fine il danno c’è stato i soldi si sono volatilizzati, come pure il patrimonio dei Soci, non parliamo poi delle professionalitá perdute ed i posti di lavoro ( mirabilmente descritti dall’artista Patella nella scultura posta in Piazza Pianciani proprio davanti alla sede centrale della Banca ma molto vicina all’immobile ancora accatastato a nome della SCS.)
Il Corvo della rocca
11 anni fa
Condivido quanto detto dal Sig. Grifoni. Lo stesso ragionamento me lo sono posto anch'io. Evidentemente Spoleto non ha persone giuste per farsi valere.
Abate Luigi
11 anni fa
X Sergio Grifoni. Condivido in toto quello che afferma Sergio Grifoni, che considero, e non da oggi, uno dei rappresentanti politici più acuti e penetranti. Cerco di spiegare brevemente il perché: • Dato per acquisito (a proposito, parlano in viva voce le risultanze di tre ispezioni della Bankit) il fatto che la situazione della BPS fosse giunta ad un “punto di non ritorno” , con sofferenze creditizie montanti come un blob , vale a dire come un fluido gelatinoso e mortale che fuoriusciva da ogni pertugio, invadendo Piazza Pianciani, via Fontesecca,e l’intera rete agenziale, non c’è dubbio che poco, direi nulla, è stato compiuto per sanare tale stato di cose. • Cambiare la governance , e la struttura appendicolare e subalterna (mi ricorda stranamente il contesto del Comune di Roma, e di Mafia Capitale, vedi il caso),sarebbe stato assolutamente necessario, ma andava fatto molto prima. • La Bankit, pur in possesso di ogni elemento di giudizio, ha atteso a lungo, forse troppo, in attesa di valutare, soppesare, esaminare, nel frattempo tollerando, sopendo, troncando…. poco (quando necessario); tutt’altro atteggiamento è ora adottato da Renzi e da Bankit, per la Banca dell’Etruria e le altre. Ma, come dice giustamente Grifoni, a Spoleto non c’erano Santi (nel senso di patrocinatori, non di soggetti bancari) , mentre ad Arezzo sì! Anni fa, a Spoleto dimorava e finanziariamente lavorava il nonno della ministra aretina, ma si vede che nel frattempo non è più in grado di incidere in alcun modo. • Il risultato, sconfortante, è che, dopo un commissariamento “pilotato” , la BPS non è più né carne né pesce , con un dominus bancario extra-territoriale, che non capisce la realtá umbra e non vede l’ora di uscirsene, limitando i danni. Contemporaneamente, la Direzione Generale è stata evacuata, con tutte le funzioni strategiche trasferite in Padania, e la povera Cooperativa SCS lasciata colpevolmente a scolare gli gnocchi delle malefatte e del malaffare altrui, nel disinteresse di tutti: Regione in primis, poi Comune.1- Benedetti e Comune.2 -Cardarelli. Alla fine, le vere vittime sono i soci della SCS,in quanto senza colpa, mentre tutti gli altri artefici (Vecchio Consiglio, Vecchia Dirigenza, Gestione Commissariale, Nuova Gestione Bancaria) siamo certi che “qualcosa” hanno ricoverato in cascina. • Infine: apprezzamento a Sergio Grifoni per l’originalitá delle idee, ma una domanda mi coglie , quasi involontariamente: perché, nel precedente Consiglio Comunale, la Sua voce raramente si è alzata per denunciare una situazione che, volendo, era giá chiara per chi volesse leggere ed intendere?
Lettore incuriosito
11 anni fa
“inchiesta sgonfiata” , afferma l’articolo, ed effettivamente così pare, anche senza voler minimizzare. Però, mentre non può non far piacere che siano cadute le pesanti accuse come “associazione a delinquere” e “intermediazione usuraria”, per cui ce ne rallegriamo con i personaggi coinvolti , non possiamo, per onestá , non rilevare una serie di elementi: • “bancarotta fraudolenta” ed “appropriazione indebita”, a mio parere rappresentano un addebito piuttosto grave, soprattutto per ex-banchieri, per ex-dirigenti bancari (due direttori generali ed un vice-direttore-tra l’altro in quota Monte dei Paschi) e per tuttora attuali dirigenti e funzionari di banca . Considerando la materia specifica (finanziamenti concessi impropriamente , anche a soggetti in stato fallimentare), la faccenda somiglia alla circostanza di un teologo che bestemmia o di un professore di letteratura che compie errori di ortografia • Non sussiste l’associazione a delinquere, ma allora come si spiega che tanti soggetti (almeno sette su quattordici) avevano le mani nella pasta creditizia, commettendo un ipotizzato dolo in reiterate occasioni? Se non c’era un collegamento organico tra loro , ci doveva essere comunque una forte sintonia di vedute , una consonanza di opinioni personali veramente sorprendente. Può anche darsi che si trattasse di soci del Circolo della caccia, che si scambiavano idee ed indicazioni la sera a cena, ed allora tutto sarebbe più chiaro • Le accuse risultano effettivamente ridimensionate, ma la sensazione di essere in presenza di un modo di gestire la Banca molto approssimativo e rischioso resta tutta, almeno sino alla sentenza finale; d’altronde, la situazione dei conti della BPS, purtroppo perdurante, e la impetuosa crescita delle sofferenze bancarie , dimostrano la pesantezza del fardello lasciato in ereditá dalla vecchia governance e dal precedente management. NON BISOGNA MAI DIMENTICARE CHE IL VALORE DELLA BPS ERA PRATICAMENTE AZZERATO, PER CUI IL BANCO DI DESIO SI E’ LIMITATO , PER ACQUISIRNE LA GRANDE MAGGIORANZA, A SOTTOSCRIVERE “SOLO” DUE AUMENTI DI CAPITALE. • Se interverrá la prescrizione, ne saremo lieti per gli imputati, ma resteremmo sconcertati dall’andamento della Giustizia che impiega troppi anni per dirimere questioni di enorme delicatezza
Sergio Grifoni
11 anni fa
Non voglio entrare nel merito dell'inchiesta, perche' e' solo compito della magistratura. Voglio solo fare una semplice considerazione: ieri e' stato approvato il salvataggio di CariFerrara, Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti, attraverso l'intervento sussidiario del sistema bancario. La Banca Popolare di Spoleto, senza colpo ferire, per potersi salvare, a detta di chi doveva decidere, e' dovuta transitare attraverso una incorporazione, ovvero la cencellazione della sua autonomia, peculiarita' e governance. Senza colpo ferire, significa che, al di la' di proclami opportunistici, non vi e' stato alcun intervento autorevole per evitare cio' e, magari, adottare lo stesso sistema praticato con i suddetti Istituti bancari. Non mi interessa adesso chi aveva ragione o chi aveva torto, sta di fatto che, mentre i "polli di Renzo" si beccavano, (e tutti hanno mangiato nello stesso pollaio), qualcuno ha fatto sparire decenni di storia e di prestigio di una banca che poteva restare il fiore all'occhiello del territorio e, soprattutto, di Spoleto.
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