società

Tessuto adiposo: un organo multifunzionale

 

 

Per molto tempo si è pensato che il tessuto adiposo, oltre a fornire un isolamento termico e meccanico, avesse la sola funzione di immagazzinare l'eccesso di energia sotto forma di trigliceridi ad alta densità calorica, per restituirla, secondo i bisogni, come acidi grassi liberi. Da


poco più di un decennio è in corso una rivoluzione nel modo di intendere le funzioni biologiche del tessuto adiposo. Oggi esso è considerato un organo multifunzionale, dinamico, coinvolto in un'ampia gamma di processi biologici e metabolici; infatti, in aggiunta al ruolo di deposito lipidico, il tessuto adiposo ha la funzione di secernere ormoni e fattori proteici che complessivamente vengono chiamati "adipochine". Tali molecole sono molto differenti dal punto di vista strutturale e funzionale e molte sono collegate al sistema immunitario. Esse includono citochine (mediatori proteici che fungono da segnali di comunicazione), fattori di crescita, proteine coinvolte nella regolazione della pressione sanguigna, nell'emostasi vascolare, nel metabolismo lipidico, nell'omeostasi glucidica e nell'angiogenesi.

L'adipochina che ha ricevuto maggiore attenzione è la leptina (dal greco leptòs, cioè magro), ormone che è stato scoperto nel 1994 come prodotto del gene ob. Essa ha varie funzioni: oltre ad essere implicata nella riproduzione e nell'immunità, la leptina rappresenta un importante segnale che, originando a livello degli adipociti ed arrivando a livello ipotalamico, controlla l'assunzione di cibo ed il bilancio energetico. I topi ob/ob, portatori cioè di una mutazione ereditaria nel gene della leptina, sono fortemente obesi, ma se vengono trattati con iniezioni di leptina riducono l'assunzione di cibo, aumentano il loro metabolismo e perdono peso. Poiché le concentrazioni plasmatiche di leptina sono direttamente correlate con la massa adiposa, l'obesità non è causata da una ridotta presenza di leptina quanto piuttosto da leptino-resistenza, forse dovuta ad alterazioni a carico del sistema di trasporto che permette alla leptina di oltrepassare la barriera emato-encefalica.

Più recentemente l'attenzione si è focalizzata sull'adiponectina, un ormone che sembra essere prodotto esclusivamente dalle cellule del tessuto adiposo (adipociti). L'adiponectina promuove la sensibilità insulinica nel muscolo e nel fegato ed aumenta l'ossidazione degli acidi grassi liberi in vari tessuti, incluse le fibre muscolari. A differenza delle altre adipochine e della leptina in particolare, le concentrazioni plasmatiche di adiponectina si abbassano progressivamente all'aumentare dell'obesità; ciò si correla con insulino-resistenza ed iperinsulinemia.

Il tessuto adiposo viscerale (o addominale), quando incrementa il suo volume, subisce delle alterazioni metaboliche ed ormonali ed è caratterizzato da uno stato infiammatorio cronico, come indicato dagli aumentati livelli di "markers" infiammatori, quali la proteina C reattiva (CRP), il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) e l'interleuchina 6 (IL-6) nella circolazione dei soggetti obesi; diventa dunque un tessuto "disfunzionale". Si è visto che il tessuto adiposo viscerale promuove l'infiammazione producendo una maggiore quantità delle adipochine pro-infiammatorie sopra citate e riducendo la produzione di adiponectina (adipochina anti-infiammatoria). A ciò si aggiunge il fatto che si verifica una massiccia infiltrazione di macrofagi (cellule immunitarie altamente differenziate) nel tessuto adiposo del soggetto obeso; l'arrivo "in massa" di queste cellule comporta una considerevole amplificazione dello stato infiammatorio, mediante ulteriore produzione di citochine pro-infiammatorie (soprattutto TNF-α e IL-6).

Da quanto detto, emerge che è di fondamentale importanza non sottovalutare l'accumulo di tessuto adiposo a livello addominale, poiché esso non è inerte, anzi genera uno stato infiammatorio che a sua volta gioca un ruolo causale nello sviluppo delle complicanze correlate all'obesità addominale, quali diabete, iperlipidemia, ipertensione, aterosclerosi.

(*) Dottore Specialista in Scienze dell'Alimentazione e della Nutrizione Umana - Nutrizionista (cagnazzofrancesco@libero.it, - Pagina Facebook)



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