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Deserto il bando per la gestione dello stadio

 

Le società chiedono un intervento strutturale del Comune. Ma forse è di visione politica che lo stadio ha ancor più bisogno

 

Chissà se quel temporeggiare, quell’amore per i tempi lunghi, quel “frattanto” non possano spiegare questo bando andato a vuoto per l’assegnazione dello stadio comunale. D’altra parte, dopo tre giorni dalla data ultima di pubblicazione all’albo pretorio del Municipio, nessuno ha bussato alla porta dell’ufficio protocollo. Eppure, una manifestazione d’interesse seria c’era stata. Ed era quella della Bm8. Sino alla scorsa settimana, la società del presidente Roberto Fagotto Fiorentini ci aveva fatto più d’un pensiero sullo storico impianto comunale. Ma, dopo aver studiato il bando anche con Ylenia Montesi legale di fiducia nonché figlia del direttore generale della società, Vittorio Montesi, i dirigenti blucerchiati hanno fatto un passo indietro.

Il punto è chiaro: per riportare in condizioni decenti il Comunale occorrono almeno 20 mila euro. Che non possono essere spalmati sui quattro anni della durata della convenzione, perché il manto erboso, nelle condizioni in cui si trova ora, può essere affittato a un coltivatore di patate che ne ricaverebbe sicuramente di più dei 5 mila euro annui di canone. Per non parlare degli spogliatoi, che vanno ritinteggiati ex novo visto che la Bm8 non è il Delfino Pescara, e della tribuna: ci sono almeno duecento seggiolini che vanno sostituiti. E sin qui siamo alla manutenzione straordinaria. Per quella ordinaria? La società che si aggiudicherà la gestione dovrà coprire le spese per un custode, il cui costo non è inferiore a 6 mila euro.

Insomma, pur volendo fare il conto della serva, a queste condizioni nessuno si accollerebbe l’onere della gestione dell’impianto. Figuriamoci una società come la Bm8 che, per l’intero campionato, ha un budget di poco superiore ai 20 mila euro. E allora ci vuole necessariamente l’intervento dell’amministrazione comunale. Che, pur tra mille difficoltà di bilancio, non può permettersi di lasciare aperto questo “vulnus”.

Lo stadio, del resto, deve essere considerato patrimonio architettonico della città perché ubicato in pieno centro storico e, con un progetto ad hoc redatto da architetti e naturalisti, potrebbe diventare, seppur parzialmente, un giardino botanico collegato con l’adiacente parco Chico Mendez. Insomma, lo stadio può tornare ad essere quello che era ai tempi dell’indimenticato professor Germano Cilento: un luogo per attività sportiva ed educazione fisica dal mattino presto alle prime ore del pomeriggio, e un impianto di allenamento per le squadre calcistiche dalle 15.30 sino a tarda sera. Ma c’è di più: il Comune potrebbe anche pubblicare un bando per redigere un progetto architettonico e naturalistico per la ristrutturazione dell’area, facendovi partecipare giovani professionisti spoletini, che potrebbero dare il loro contributo di idee e conoscenze. Insomma, la carne al fuoco è tanta. Ma va cotta con la fiamma giusta. Altrimenti rischia di bruciarsi.



I commenti dei nostri lettori

Fioretti Guerrino

7 mesi fa

Io una idea l avrei, ci si mette un bel gregge di pecore il delegato allo sport le pascola, mentre la giunta dopo la mungitura farà delle belle ricotte e dell ottimo pecorino, mentre il primo cittadino si impegnerà per la vendita dei prodotti finali, così considerando che per voi tutto deve avere una rendita, in questo modo l avrete. Visto che nelle condizioni in cui versa l impianto e alle condizioni che mettete solo un pazzo può pensare di prenderlo.

L'altro commento

7 mesi fa

Qui si parla di cuocere delle cotolette estrapolate da un'animale vecchio almeno di trent'anni. Più che cuocerle alla fiamma vanno marinate per un po' di tempo e poi cotte in salmì. Ed è tutt'altra cosa che improvvisare una grigliata estiva!

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