le interviste di Sol

Covid-19, parla de Augustinis: 'Spoletini un esempio di disciplina, quadro incoraggiante. Al lavoro per il rilancio della città'

 

Il primo cittadino a Spoletonline: 'Ripartiamo dal turismo, dalla cultura e dalla ristorazione. Saremo pronti, con la Regione, per ripartire subito con i cantieri del post-sisma'

 

Spoleto sta fronteggiando in maniera esemplare l'emergenza Covid-19 e potrà ripartire, grazie alla disciplina dei suoi abitanti, agli aiuti dello Stato e a un piano di rilancio complessivo del territorio. Il sindaco Umberto de Augustinis non ha dubbi circa l'esito finale della partita: la città reggerà anche


questo disagio e si riprenderà la propria economia, i propri spazi sullo scenario regionale. E lo farà da protagonista. Spoletonline ha incontrato il primo cittadino di Spoleto, che sin dai primi giorni lavora incessantemente al problema Covid-19, ovviamente sotto l'aspetto economico e sociale. Dal punto di vista sanitario, infatti, il coordinamento è in mano al personale medico e alla dirigenza della Asl. Con riscontri decisamente incoraggianti, almeno nel territorio spoletino.

Sindaco de Augustinis, prima di tutto come sta andando a Spoleto la parabola del Covid-19? "A livello generale possiamo dire che nella nostra zona la situazione è molto meno drammatica rispetto ad altre regioni. Questo ci ha consentito di gestire bene la prima fase, grazie anche al fatto che il nostro ospedale è stato in qualche modo tenuto fuori dalla questione emergenziale continua: il risultato è che disponiamo, oggi, di diversi posti di terapiaintensivanel caso in cui, malauguratamente, la situazione dovesse peggiorare. In particolare, abbiamo sei posti in reparto più due in pronto soccorso. Peraltro, la situazione è stata gestita molto bene alla fonte, con un ottimo filtro che ha preferito la degenza domiciliare limitando il più possibile l'ospedalizzazione. Abbiamo avuto anche diversi casi di persone guarite clinicamente e, dunque, uscite dall'ospedale per proseguire la quarantena a casa. Al momento sul territorio si contano in tutto 17 casi dei quali soltanto tre gravi, gestiti fuori Spoleto. Nessun decesso. Direi che non c'è male, finora".

A cosa si deve questo contagio ridotto, secondo Lei? "Innanzitutto alla disciplina degli spoletini, che rispettano le regole ed evitano il più possibile i contatti con l'esterno. Poi c'è da dire che l'età media della popolazione, piuttosto alta, ha giocato un ruolo importante: il timore incide molto. Inoltre voglio ricordare i molti che si sono dati da fare, organizzandosi in una gara di volontariato. La società civile spoletina ha dato una grande risposta: dalla spesa ai servizi più disparati, al punto che abbiamo aperto il Coc solo quando non se ne poteva fare più a meno. Adesso è in funzione e servirà per la fase successiva, più assistenziale".

Ecco sindaco, parliamo un attimo del Coc. In città più d'una persona si è lamentata per la sua ritardata apertura. "Il discorso è semplice. Inizialmente il Coc non si poteva aprire perché non ce n'erano i presupposti. In pratica occorre avere dei casi di contagio esterni, per i quali non si riesca a risalire all'origine. Invece, fino a pochi giorni fa siamo stati in grado di tracciare ogni singolo caso. Il Coc è la protezione civile, che peraltro si è dovuta attrezzare per questo tipo di situazioni e i rischi che comportano. Ora abbiamo un paio di casi esterni, così abbiamo aperto il Coccon personale formato e operativo, anche con un'ottima predisposizione".

Un cenno crediamo sia doveroso farlo anche alle tante donazioni. "Assolutamente. La mobilitazione di cui parlavo ha coinvolto associazioni, privati cittadini, realtà economiche importanti del territorio, imprese, fondazioni. Davvero, non faccio l'elenco per paura di dimenticare qualcuno. Sono stati offerti contributi in denaro oppure apparecchiature acquistate con risorse private, a volte frutto di raccolte fondi. A dirla tutta non sempre queste apparecchiature sono state assegnate a Spoleto, perché le donazioni sono state gestite a livello centrale. E' successo anche che qualche macchinario sia andato direttamente in Lombardia, dove la situazione è differente rispetto alla nostra... Ma siamo comunque stati vigili anche sotto questo aspetto, al punto che abbiamo tenuto a Spoleto diversi macchinari all'avanguardia per un'eventuale emergenza qualora, malauguratamente, dovesse verificarsi anche nel nostro territorio.

Bene, fin qui il quadro sanitario e la risposta eccellente data dalla popolazione. Ora Le chiedo: che cosa dice il sindaco agli spoletini in quarantena, che non sanno come lavorare e pagare le utenze? "A chi non può lavorare dico che coloro i quali versano in condizioni di indigenza saranno beneficiari dei contributi del decreto del presidente del Consiglio dei ministri, grazie ai quali potranno andare avanti per un altro mese. Dopodiché è chiaro che dovremo predisporre un piano di rilancio economico, sul quale stiamo lavorando da tempo visto che si tratta di un piano importante, che coinvolgerà anche la Regione. L'idea che stiamo sviluppando è quella di individuare le peculiarità del territorio e valorizzarle, dando ovviamente la precedenza agli investimenti che siano in grado di produrre posti di lavoro nell'immediato".

Può dirci uno dei settori che avete già individuato? "Certamente quello turistico-culturale, ma anche enogastronomico. Entro due o tre mesi dovremmo essere già in grado di rilanciare la città sotto questo aspetto".

Come pensate di riuscirci? "Per farlo utilizzeremo una serie di interventi, il primo dei quali sono i soldi che ora ci arriveranno dallo Stato. Può essere un'iniezione di denaro abbastanza importante. Allo stesso tempo, sarebbe anche molto importante se i numerosi crediti che vanta il Comune nei confronti di altri enti venissero onorati. Abbiamo dei crediti abbastanza consistenti, sarebbe un bene poterli incassare e disporne per il rilancio del territorio. Un'altra strada che abbiamo individuato è l'eliminazione, dal bilancio comunale, dei crediti di dubbia esigibilità, il che ci consentirà di liberare numerose risorse che oggi sono bloccate (come noto, infatti, in sede di bilancio l'ente deve accantonare fra gli avanzi di amministrazione, prudenzialmente, il fondo crediti di dubbia esigibilità, pari a una quota consistente del totale dei crediti difficilmente esigibili, ndr). Questa situazione dovrebbe a breve finire grazie all'assegnazione anticipata da parte dello Stato delle intere risorse dell'anno, e anche con il decreto legge che dovrebbe uscire entro la fine di questa settimana nonché, ancora, con la conversione in legge dei decreti precedenti".

A quanto ammonta l'importo complessivo dei crediti che il Comune avanza dagli altri enti?"La somma complessiva comprende moltissime voci e riguarda settori differenti. Sono comunque diversi milioni di euro. Ad ogni modo, se vogliamo puntare su di un rilancio della città dobbiamo, innanzitutto, raggiungere l'integrale ripristino del programma di ricostruzione post terremoto. Ho appena firmato la richiesta per l'assegnazionedei soldi per le scuole, manifestando l'interesse dell'ente che rappresento alla sollecita erogazione delle somme. Ciò, chiaramente, a livello immediatamente lavorativoprivilegia il settore edilizio ma, come è noto, se partono i cantieri si mette in movimento tutto un percorso benefico per la città e il suo tessuto sociale. Alcune voci del terremoto, inoltre, ci permettono di rilanciare il settore culturale: ad esempio penso a Palazzo Ancaiani, Palazzetto Ancaiani e soprattutto al Chiostro di San Nicolò. Sarebbe bellissimo riaverlo per il Festival del 2021. Ci stiamo lavorando e, in tal senso, c'è una positiva interlocuzione conil Commissario".

E sotto l'aspetto culturale e dell'istruzione siamo a posto. Invece, per quanto riguarda gli alberghi, i bar, i ristoranti? Cosa può dire il sindaco alla città? "Dico che su questo piano, per tornare gradualmente alla normalità ci vorrà un po' di tempo. Quindi, per prima cosa è nostra intenzione fare in modo che nessuno licenzi nessuno. In un modo o nell'altro, vogliamo mantenere tutti i livelli occupazionali del settore fino a fine anno. In secondo luogo dovremmo predisporre, e ci sto già lavorando, un piano specifico per consentire nel più breve tempo possibile che riparta il settore, soprattutto quello della ristorazione e dei bar".

Ma questo è un tema di interesse nazionale, non solo locale. "Certamente lo è, ma teniamo conto che ogni regione ha delle sue peculiarità: quindi, visto che si deve arrivare gradualmente alla normalità, dobbiamo considerare ciascuna regione e ciascuna zona, altrimenti alla normalità non ci arriveremo mai. Ciò detto, vorrei aprire una parentesi sul concetto stesso di 'normalità', sia a livello sociale sia sotto l'aspetto amministrativo".

Prego. "Mi sembra evidente che la normalità cui giungeremo, quando sarà trascorso questo periodo, non sarà la stessa normalità che conoscevamo prima. Con un calo del Prodotto interno lordo nazionale stimato intorno al 15%, è chiaro che si tornerà indietro riducendo il proprio stile di vita. Ora, l'ultimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri sostanzialmente viene finanziato con l'Imu; però, per un altro verso si dice che gli enti locali debbono sospendere l'esazione. Per tutti? Io sinceramente me lo chiedo, perché è vero che ci sono attività che non dovrebbero assolutamente pagare l'Imu in questa contingenza, ma esistono anche altre realtà per le quali non ci sarebbe una seria ragione di sospendere l'imposta. Dobbiamo lavorarci sopra per trovare la quadratura, altrimenti non potremo aiutare i più deboli".

L'ultimo decreto sostanzialmente "anticipa" ai Comuni le quote Imu. "Appunto. Le quote dell'Imu ci vengono riconosciute in anticipazione, senza una chiara  copertura. Pertanto, per poterci rientrare dobbiamo immaginare che il gettito Imu del 2020 sia almeno uguale a quello dell'anno scorso, ma io, francamente, non ci scommetterei neanche dieci centesimi...".

Un bel tema, anche questo, che presenterà il suo conto a fine anno. "Ciononostante, anche con queste difficoltà ce la possiamo fare. Ne abbiamo superate tante, siamo un grande popolo e ce la faremo. Spoleto e gli spoletini, sotto questo aspetto, stanno offrendo un bell'esempio di correttezza e ordine, rendendo tutto più semplice da gestire. Li ringrazio".



I commenti dei nostri lettori

Robin Hood

7 mesi fa

Tutti, in questi giorni e sempre più si stanno riempiendo la bocca e la nostra testa di ' cambiamento epocale' ' revisione di tutte le nostre certezze' ' periodo di riflessione' ' rivalutazione delle cose davvero importanti' e ' sobrietá e povertá come valore'. Vogliono prenderci per i fondelli? Abituarci all'idea della misera vita che ci aspetta? Opportunissima la presa di coscienza che il sistema TUTTO, così come concepito finora, non è 'sano', è stato un errore. Riproporre le solite ricette e soluzioni è perseverare, diabolico. Perché non puntare su innovazione e produzioni ecologiche? Sull'agricoltura bio? Turismo si, ma come salvaguardia dell'ambiente e del patrimonio artistico, collegamento e valorizzazione delle realtá extracittadine, di presidi slowfood, cicloturismo...insomma guardiamo un pò più in lá, se vogliamo davvero salvare il salvabile.

Diogene

7 mesi fa

SIAMO UN ESEMPIO DI DISCIPLINA ! ! ! DOBBIAMO CONTINUARE AD ESSERLO, NON ABBASSIAMO LA GUARDIA SOLO SE SAREMO UNITI, DISCIPLINATI, PAZIENTI VINCEREMO LA SFIDA. A N D R A' T U T T O B E NE

Antonio L.

7 mesi fa

Mah dico mah..... A mio avviso, il signore politicamente parlando, è su scala locale ciò che il sig. Conte è su scala nazionale, veda ora la LEGA locale (che solo per citare la fase emergenza COVID ha aspramente criticato le azioni del sindaco) di non fare la fine del M5S su scala nazionale. Spoleto ha necessitá di ripartire, ma non lo può fare con chi ha palesemente dimostrato i suoi limiti concettuali e organizzativi, lasciando la fase esecutiva alla buona volontá dei singoli, delle associazioni, degli imprenditori, dei volontari. Intanto, per scaramanzia, ma anche per rafforzare la dimostrazione dell'incapacitá, vorrei dire che l'onda lunga dell'emergenza non è passata, questo per evitare confusione tra i cittadini e spingerli sd uscire. Ancora è presto per fare bilanci. Veniamo ai fatti: 1) il COC si doveva aprire prima per esercitare (sotto una guida che, avrebbe dovuto essere capace e soprattutto conoscerne l'azione) le linee concettuali necessarie a gestire la crisi, 2) non si può "far capire" alla popolazione che è opportuno andare ai mercati (ultimo aspro scontro con la LEGA) 3) non si può fare un messaggio visivo dove sostanzialmente si dice che una passeggiata o una corsa non sono vietate a norma del DPCM, si deve dire senza se e senza ma che va perseguito il distanziamento sociale, 4) Se l'ospedale non è stato incluso tra i riferimenti COVID, qualcuno si domandi il perché ? 5) Al momento, come cittá, dobbiamo ringraziare di essere una realtá socio-economica depressa, ciò ha limitato i flussi di persone; 6) per rilanciare una cittá occorre che: - ci sua una strategia; - non si litighi con le altre istituzioni; - che gli eletti del territorio siano presenti quando si votano atti regionali - chi di dovere conosca le reali possibilitá e non dia false aspettative, tipo "mi congratulo con il direttore Ferrara per il programma del festival e poi ne metto in dubbio la realizzazione". - bisogna evitare di bloccare tutto, in funzione meramente burocratica, accampando dubbi e illazioni su tutto A mio parere, mancando la capacitá politica generale, vista la incomprensibile gestione COVID (CITTADINI RICORDATEVI che mentre Tutti dicevano di perseguire solo l'isolamento sociale, c'era qualcuno che ringraziava i poveri ambulanti che aprivano, sotto la loro responsabilitá il mercato), è opportuno che qualcuno resti a casa, altrimenti forse tra 3 anni, tutti resteranno a casa! Magari questo è l'unico fine di qualcuno. Se gli spoletini non avessero dimostrato la loro intelligenza e avessero seguito le indicazioni di andare al mercato, probabilmente avremmo potuto rischiare il focolaio cittadino, infatti tutti gli episodi simili sono avvenuti per reiterata attivitá sociale (frequenza circoli, feste, cene, incontri).

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