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Ducato, andata e ritorno dall'Inferno passando per una finale conquistata da uomini

 

In dieci giorni Brevi ha dato consapevolezza e morale ai gialloverdi

 

Non potevano lasciare ogni speranza in quello spogliatoio di Pontevalleceppi. C'era silenzio, i giocatori erano quasi frastornati dopo il primo gol dei perugini. Non ha risparmiato la sua voce il capitano Piantoni, aveva gli occhi del capobranco. Ha parlato Brevi per chiedere più "aggressività", ma era scontato che lo


facesse. La rimonta era roba da uomini veri, non solo da giocatori forti. Nessuno guardava per aria, tutti si sono guardati allo specchio, senza riconoscersi, senza perdonarsi.

"Se dobbiamo essere eliminati, facciamolo da uomini. E mettiamoci a giocare al calcio", è stato il senso dei discorsi incrociati fatti dal capitano, da Cavitolo e, soprattutto, da Brevi. Da uomini sono rientrati in campo i gialloverdi. Era l'unico modo per riuscire a scalare la montagna. Inizialmente hanno pensato di poter salvare la faccia, piano piano hanno capito di poter centrare l'impresa.

E'stato un confronto in stile "Ogni maledetta domenica", ricordate il discorso motivazionale di Tony D'Amato (il coach degli Sharks interpretato da Al Pacino)? "Questo è essere una squadra, ragazzi miei. Perciò, o noi risorgiamo adesso, come collettivo, o saremo annientati individualmente. E' il football ragazzi, è tutto qui. Allora, cosa volete fare?".

Hanno voluto la rimonta. Si sono rimessi a giocare, hanno riacciuffato il Pontevalleceppi, imbruttendolo, annientandolo nel secondo tempo, rimpicciolendolo. La Ducato è uscita dal buio in cui s'era ritrovata facendo leva sull'orgoglio, trovando il modo di farcela.

L'ANALISI - Erano alla deriva, i gialloverdi. Sapevano di non doverci tornare, si sono ritrovati lì e non è detto che non succeda anche in futuro. La Ducato di oggi è tutta in quella capacità di resistere, di resuscitare, di saper cambiare il destino, di capire che il calcio è fatto di "noi" e non di "io". Ma nella Ducato che vuole i play-off e, se possibile, anche la Coppa Italia, non può esserci solo questo: deve riuscire ad essere molto di più. Non si capisce perché, che cosa la bloccava, non c'entra solo il rettangolo di gioco. Si chiama consapevolezza, è quella cosa che ti spinge a risalire. Si chiama nullaggine, è quella cosa che inspiegabilmente annientava la Ducato all'improvviso. Non ha a che fare con il talento, ma con la sua accettazione. Per la Ducato, non conta mai solo lo stato fisico, ma anche lo stato mentale.

Ed è su questo che è riuscito a far breccia Brevi. Con dieci giorni di lavoro. L'allenatore vincente si vede anche da questo.



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